Melo e pero, quadro critico tra clima e fitopatie emergenti

    Il Bilancio fitosanitario pomacee 2024–2025 organizzato da Aipp e Giornate Fitopatologiche

    melo
    Le due colture stanno affrontando anomalie climatiche, riduzione dei mezzi tecnici disponibili, nuove avversità in espansione, fitofagi favoriti da inverni miti e una crescente difficoltà, nel caso del pero, a mantenere livelli produttivi economicamente sostenibili

    La melicoltura italiana conserva una presenza solida, con circa 55mila ettari concentrati per l’80% nelle regioni settentrionali, tra Trentino-Alto Adige (50%), Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Unica regione meridionale con superfici rilevanti di melo è la Campania che, con circa 3mila ettari prevalentemente della varietà locale Annurca, contribuisce al 5% della melicoltura nazionale.

    La superficie è però in lieve ma costante riduzione. Ben più grave è la situazione del pero, la cui superficie si è drasticamente contratta negli ultimi anni: in Emilia-Romagna e Lombardia si stima una perdita superiore al 40% in cinque anni, con numerosi espianti e un tasso di rinnovo minimo. Alla crisi strutturale e di mercato del pero, si sommano la crescente difficoltà nel contenere la Maculatura bruna (Stemphylium vesicarium) e la pressione esercitata da colpo di fuoco, fitoplasmi, cancri del legno e cimice asiatica.

    Caldo persistente e piogge irregolari

    Il 2024 è stato uno degli anni più caldi dell’ultimo trentennio, con un’anomalia media di +1,2 °C. L’inverno straordinariamente mite – febbraio in particolare – ha anticipato la ripresa vegetativa di entrambe le colture, esponendole a gelate tardive e attacchi precoci di patogeni primaverili. La piovosità del 2024, elevatissima nei mesi di febbraio, marzo e maggio, ha favorito lo sviluppo di malattie fungine e batteriche. Il 2025, meno piovoso ma molto più irregolare nelle diverse regioni settentrionali, ha visto precipitazioni concentrate in pochi eventi intensi, con dilavamenti frequenti e difficoltà di accesso ai campi.

    L’aumento delle temperature ha inoltre favorito la diffusione verso Nord di fitofagi tipicamente mediterranei, come la mosca mediterranea della frutta (Ceratitis capitata), che nel 2024–2025 è stata rilevata non solo in Emilia-Romagna e Trentino, ma anche per la prima volta in Veneto. Gli inverni miti hanno permesso anche lo svernamento in chioma dell’afide lanigero (Eriosoma lanigerum), anticipando le infestazioni primaverili e riducendo l’efficacia dei trattamenti invernali.

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    Melo e pero, quadro critico tra clima e fitopatie emergenti - Ultima modifica: 2026-01-12T10:35:47+01:00 da Roberta Ponci

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