Xylella, la Ricerca va avanti, ma anche il batterio killer degli olivi non si ferma

Dal 30° Forum di medicina vegetale organizzato da Arptra

2. Esempio di resistenza a Xylella. Sulla stessa pianta, cv Leccino vs Ogliarola salentina. L’olivo di circa 80 anni è stato sovrainnestato con Leccino oltre 50 anni fa. Una concreta speranza per tentare di salvare il patrimonio di olivi secolari e monumentali (fonte: www.infoxylella.it).
La notizia più positiva del 2018 è l'autorizzazione all'impianto di varietà resistenti FS17 e Leccino. Arrivano nuove acquisizioni sul fronte dei vettori e sul rilevamento tramite remote-sensing. Intanto però l'epidemia fa un ulteriore balzo verso Nord entrando di prepotenza nella Piana degli Ulivi monumentali

Nell’aggiornamento dell’evoluzione della vicenda Xylella in Puglia, il 2018, a 5 anni dalla prima identificazione del più temuto batterio fitopatogeno da quarantena sul continente europeo, va a chiudersi con un bilancio fortemente contraddittorio.

Violata la Piana degli Ulivi

È in gran parte negativo per l’ennesimo avanzamento fisico dell’epidemia, testimoniato con i focolai più settentrionali che, dai rilievi del terzo monitoraggio Arif i cui risultati sono stati diffusi a inizio dicembre, si sono spinti fino a Fasano, nel bel mezzo della Piana degli Ulivi monumentali. Un balzo di 8 chilometri rispetto ai precedenti ritrovamenti di Cisternino e  Ostuni, che lo scorso marzo avevano reso necessaria la ridelimitazione della zona cuscinetto sconfinata per la prima volta a Locorotondo in provincia di Bari. I risultati finali del monitoraggio 2017/2018, rispetto a quello della precedente annata nelle medesime zone contenimento e cuscinetto, segnano un +429%, oltre 3.800 nuove piante infette, prevalentemente olivi, da abbattere.

La battaglia giudiziaria innescata dalle fake news

Sebbene fake news, disinformazione organizzata e teorie complottiste continuino a ostacolare, attraverso nuove istanze ai Tar ed esposti di sindaci, l’applicazione efficace delle misure di contenimento, questa volta nel nord brindisino e in Valle d’Itria, proseguono i respingimenti e sentenze avverse a tutti i ricorsi nonché iniziano a migliorare la comunicazione (operata anche dai carabinieri forestali) e corretta informazione sulla stampa e sul territorio. Il Consorzio nazionale olivicoltori seguito dall’Associazione nazionale vivaisti esportatori, rompendo gli indugi e per fermare la dannosissima disinformazione, presentano esposti/denuncia a ben quattro Procure della Repubblica (Bari, Brindisi, Lecce e Taranto) per avviare indagini e accertamenti di natura penale contro chi divulga notizie false e infondate tali da turbare l’ordine pubblico e la sicurezza (art. 656 CPP), e contro chi con il proprio comportamento, anche colposo e omissivo, è responsabile della diffusione di malattia (art.  500 CPP).

Il clima sembra cambiare, va aumentando la consapevolezza dell’opinione pubblica e delle Istituzioni circa l’immane danno subito dal Salento, l’enorme rischio e la responsabilità potenziale di diffusione in Italia e nel Mediterraneo, la necessità e l’urgenza di intervenire “seriamente” per bloccare l’avanzata dell’epidemia.

Il deferimento dell’Italian e il blocco per i vivai

Ciò non impedisce però l’ennesima doccia fredda sia per l’Italia, con l’infrazione e il deferimento alla Corte di Giustizia europea per non aver applicato tempestivamente le misure di contenimento, ma soprattutto per olivicoltori, frantoiani e vivaisti pugliesi con un nuovo ampliamento delle aree demarcate deciso a tavolino e votato dal Comitato fitosanitario Ue. Ora oltre 750.000 ettari, pari a circa il 40% del territorio pugliese, è soggetto a drastiche misure di contenimento compreso il blocco di commercializzazione e movimentazione delle produzioni vivaistiche per tutte le 563 piante specificate (fonte database EFSA) ovvero le specie ospiti di tutti i genotipi noti del batterio.

La Ricerca non si ferma

La maggior parte delle notizie positive arrivano invece dalla ricerca che continua a fornire nuovi dati e informazioni, spesso utili a migliorare le misure di controllo del vettore e anche attenuare le dure misure di contenimento previste dalla normativa fitosanitaria. Solo a titolo di esempio: nel 2018 sono identificati due nuovi vettori (Philaenus italosignus e Neophilaenus campestris) e la 31° specie ospite (Hebe sp.) del genotipo Pauca ST53 presente in Salento; si dimostra sperimentalmente che Leccino è un pessimo serbatoio d’inoculo per il vettore potendo così fungere da barriera naturale all’avanzata del batterio; uno studio di remote-sensing con rilevamento aereo (realizzato nell’ambito dei Progetti europei POnTE e XF-ACTORS e pubblicato sulla prestigiosissima rivista Nature Plants), consentendo l’identificazione preventiva del disseccamento rapido degli olivi, lascia intravedere possibili innovazioni nel monitoraggio su grandi superfici. Il traguardo più concreto della ricerca è però certamente, a maggio, l’autorizzazione regionale all’impianto di varietà resistenti (al momento Leccino e FS17), primo barlume di luce per la convivenza con batterio e malattia in zona infetta.

Il controllo chimico del vettore

Grazie agli studi sul vettore, le prove di efficacia di insetticidi e l’autorizzazione di due principi attivi per il controllo degli adulti di Philaenus, il cosiddetto Decreto “Martina” (DM 4999 del 13/02/2018), sancisce per la prima volta l’obbligo del controllo chimico degli adulti nelle aree demarcate. Il tanto atteso cambiamento di passo si spera potersi leggere, magari entro la fine del 2018, nella tempestiva visita del neo-Ministro Centinaio in Salento a luglio, nel suo impegno a definire in pochi mesi un efficiente Piano di intervento nazionale, nelle conclusioni della lunga ”Indagine conoscitiva sull’emergenza legata alla diffusione della Xylella fastidiosa nella regione Puglia" avviata lo scorso settembre nella XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati e ora in fase conclusiva.

In prospettiva futura, l’analisi e la maggiore consapevolezza delle molteplici criticità nella trascorsa gestione dell’emergenza, dovrebbe poter migliorare sensibilmente alcuni essenziali aspetti della strategia di contrasto dell’epidemia.

Servono misure di sostegno

Per la zona infetta penso a consistenti misure di sostegno per far ripartire l’economia di aziende olivicole, frantoi, vivai ormai in ginocchio nonché azioni volte alla ricostituzione di paesaggi sconvolti o, laddove ancora possibile, il tentativo di salvaguardare quelli in pericolo o solo parzialmente danneggiati. Per le zone dichiarate infette senza ancora malattia e quelle indenni penso all’informazione istituzionale, a una comunicazione capillare ed efficiente, al potenziamento dei Servizi fitosanitari per gestire l’applicazione delle misure di contenimento, al coordinamento tra Istituzioni e poteri dello Stato/Amministrazioni locali/ Associazioni e Organizzazioni varie, all’organizzazione di comitati spontanei per il contrasto alla Xylella, all’adeguata preparazione dei territori nell’attuare azioni di sorveglianza e, parola magica, PREVENZIONE. Prendendo in prestito le parole del Commissario europeo Andriukaitis su Xylella: "Together we can win this battle”.

Federico Lanotte

di Federico La Notte, Istituto per la protezione sostenibile delle piante Cnr Bari

Xylella, la Ricerca va avanti, ma anche il batterio killer degli olivi non si ferma - Ultima modifica: 2018-12-06T08:44:45+00:00 da Lorenzo Tosi

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