Francesco Vincenzi (Anbi): «la Direttiva quadro sulle acque deve essere cambiata»

consorzi bonifica
Francesco Vincenzi Presidente Anbi (Associazione nazionale Consorzi gestione tutela territorio e acque irrigue)
Un tavolo tecnico per modificare una normativa che da 18 anni si basa su un malinteso che sovrastima i consumi irrigui agricoli. La propone il presidente di Anbi, che aggiunge: «l’Europa è un’opportunità per il nostro Paese, ma negli ultimi tempi ha diviso più che unito». E l'Acqua Campus Med rappresenta una risposta al paradosso europeo. L'Anbi ha incontrato oggi il ministro Gian Marco Centinaio in occasione dell’annuale assemblea di Roma

«In Europa bisogna aprire la trattativa per riformare la Direttiva Acque, per farlo serve un accordo strategico con il Governo per affermare i valori collettivi dell’irrigazione».

Ad affermarlo il presidente dell’Anbi Francesco Vincenzi, che ha poi aggiunto che il cibo italiano dipende fortemente dalla disponibilità idrica, «ma la Direttiva europea penalizza lo sviluppo dell’irrigazione e sta portando l’agricoltura irrigua al limite della sostenibilità economica. Bisogna impegnarsi per riformarla».

Da sinistra: Giuseppe Blasi del Mipaaf, Filippo Gallinella, Commissione agricoltura alla Camera, il moderatore Andrea Gavazzoli, Francesco Vincenzi, presidente Anbi, Josè Nuncio, presidente Irrigants d'Europe, Massimo Gargano direttore Anbi

La riforma della Direttiva quadro e il contributo dell’irrigazione per la competitività delle imprese agricole nel contesto della Pac 2014–2020 sono stati i due temi centrali dell’assemblea dell'associazione nazionale che rappresenta i Consorzi di bonifica, di irrigazione e di miglioramento fondiario che si è tenuta a Roma.

A 18 anni dalla sua pubblicazione, la Dir. 2000/60/Ce è infatti diventata maggiorenne ma non ha smesso di limitare fortemente l'attività agricola dei Paesi del Sud Europa.

«è stata calibrata su sistemi produttivi - fanno sapere dall'Anbi - che non hanno bisogno di irrigazione come quelli del Nord Europa e si basa su un grave malinteso: l'acqua irrigua utilizzata in agricoltura non è "consumata", rimane nel suo ciclo naturale senza bisogno di depurazione ed assolve un importante ruolo produttivo e climatizzante».

Per riformare la normativa comunitaria Vincenzi ha recentemente lanciato la richiesta di costituire un Tavolo tecnico europeo per affrontare concretamente e in modo coordinato il tema dell’acqua e dei suoi usi.

«l’Europa - commenta il presidente - è un’opportunità per il nostro Paese, ma negli ultimi tempi ha diviso più che unito. Serve un cambio di rotta. Va meglio frequentata nei momenti decisionali per affermare una diversa cultura dell’acqua».

Acqua Campus Med in partnership con Edagricole

Il presidente ricorda che a Metaponto è nato “Acqua Campus Med” in collaborazione con Edagricole, per la sperimentazione irrigua nel Sud Italia. «Acqua Campus è un’ulteriore risposta al paradosso europeo che non riconosce i benefici dell’irrigazione e accusa gli agricoltori di danno ambientale. E’ un esempio virtuoso che fa delle nuove tecnologie la sua forza. L’utilizzo sostenibile della risorsa idrica è nel DNA dell’agricoltore, Acqua Campus lo dimostra. Dobbiamo continuare a costruire percorsi di futuro sostenibili perché il futuro del cibo è irriguo».

Vincenzi racconta poi di un altro progetto realizzato dall’Anbi, insieme alle organizzazioni omologhe di Francia, Spagna e Portogallo, l’associazione “Irrigants d’Europe”. «Questa associazione – incalza Vincenzi sta dando una sola voce all’agricoltura irrigua presso le istituzioni europee,  affinché vengano riconosciute le esternalità positive dell’irrigazione».

Centinaio: «Agricoltura sotto attacco dalla Ue, contrattacchiamo!»

Il ministro Gian Marco Centinaio e il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo

Favorevole alla creazione di una sinergica e attiva collaborazione con i Consorzi di bonifica, il ministro Gian Marco Centinaio ha risposto che «Dobbiamo fare lobby con tutti quei paesi che come noi stanno vivendo le scelte della Pac con molta preoccupazione. Se non proviamo a cambiare qualcosa, vuol dire che avremo ceduto ancora una volta a una Europa non equa. L’agricoltura italiana è sotto scacco. I Paesi dell’area del mediterraneo hanno le medesime esigenze sul tema dell’acqua. Dobbiamo stringere alleanze con i Paesi che hanno modelli agricoli simili al nostro. L’Acqua deve diventare questione di interesse nazionale».

Serve un'azione coordinata

D’accordo anche Filippo Gallinella, Presidente Commissione Agricoltura Camera Deputati, che ha ribadito che serve «Un’azione di coordinamento centrale. Sulla Pac è bene fare squadra».

Giuseppe Blasi, Capo Dipartimento DIPEISR-Mipaaf, sottolineando che il sistema dei consorzi di bonifica è un capitale nazionale, anche se purtroppo non distribuito in maniera uniforme sul territorio, ha annunciato che il 23 luglio verranno pubblicate le graduatorie del piano irriguo nazionale.

A conclusione dei lavori Vincenzi ha rafforzato il concetto che l’Anbi sarà a fianco di questo governo per lavorare sul tema dell’acqua in modo diverso rispetto al passato «Le emergenze non ci sono mai piaciute e non ci piaceranno mai».

DIRETTIVA EUROPEA ACQUE 2000/60/CE: PERCHÉ BISOGNA CAMBIARLA

Anbi ha lanciato lo scorso marzo, insieme alle organizzazioni omologhe di Francia, Spagna e Portogallo che fanno parte dell’associazione “Irrigants d’Europe” una controffensiva contro la normativa europea, chiedendo l'istituzione di uno specifico tavolo tecnico. Questi i rilievi alla normativa messi in rilievo dall'Associazione:

La Direttiva  Europea Acque persegue l’obiettivo di istituire un quadro per la protezione delle acque superficiali, di transizione, costiere e sotterranee, impedendone un ulteriore deterioramento, proteggendo e migliorando lo stato degli ecosistemi, agevolando un utilizzo idrico sostenibile, mirando al miglioramento dell’ambiente acquatico anche attraverso misure per la riduzione degli scarichi, assicurando la riduzione degli inquinamenti, contribuendo a mitigare gli effetti  delle inondazioni e della siccità. Viene specificatamente disposto il recupero dei costi dei servizi idrici, compresi i costi ambientali (anche se gli Stati membri possono non applicare tale disposizione per determinati impieghi delle acque), secondo il principio “chi inquina paga”.

Negli ultimi anni l’agricoltura irrigua dell’Europa mediterranea ha progressivamente ridotto il prelievo idrico, pur continuando ad aumentare produttività ed efficienza ma, per raggiungere  gli ambiziosi obbiettivi imposti dalla Direttiva, sono stati necessari grandi sforzi ed investimenti significativi, che stanno portando  l’agricoltura irrigua al limite della sostenibilità economica.

Si ritiene ormai necessaria l’attuazione di misure alternative (riduzione dei carichi inquinanti, limitazioni al loro uso, trattamenti per rimuoverli dalle acque reflue, urbane ed industriali, in modo da ridurre il fabbisogno di diluizione e consentire l’utilizzo della risorsa per fini produttivi); risulta opportuno inoltre utilizzare criteri più flessibili per la valutazione qualitativa delle acque, che siano più realistici, riconoscendo i miglioramenti e considerando gli aspetti economici, le condizioni naturali, i diversi usi, gli effetti dei cambiamenti climatici.

Vanno evitate valutazioni costi/benefici squilibrate e vanno considerati gli impatti della disponibilità idrica sul mondo rurale, sul settore agroalimentare, sulla sicurezza alimentare: al riguardo occorre rivedere l’allegato III alla Direttiva.

L’agricoltura irrigua ha compiuto investimenti significativi per conformarsi alle norme ambientali in materia di protezione delle acque con costi e perdite di reddito da parte delle imprese agricole, ma l’irrigazione genera anche numerose esternalità positive, che ad oggi non vengono adeguatamente considerate.

Occorre indagare le fonti di inquinamento non agricole e rilevare gli inquinanti emergenti, che attualmente gli impianti di trattamento delle acque reflue non sono in grado di eliminare, evitando che possano entrare nel ciclo idrico.

Lo stoccaggio ed il riciclo delle acque risultano azioni indispensabili nei territori con scarsità di risorsa, anche solo stagionale; sono quindi necessari incentivi fiscali e finanziari, ma anche una decisa riduzione degli attuali adempimenti burocratici.

Si rileva, infine, una colpevole sottostima dei cambiamenti climatici e dei relativi effetti su temperature, forma, intensità e distribuzione delle precipitazioni, nonchè degrado quali-quantitativo della risorsa idrica.

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