L’agrario che fa filiera

L’Istituto “San Pardo” di Larino (Cb) tra formazione e percorsi produttivi

Dall’orzo alla pasta, dall’olivo all’olio, fino alla viticoltura e alle antiche varietà frutticole molisane: la scuola diventa laboratorio per gli studenti

Nel nostro percorso di mappatura degli istituti agrari italiani, il piccolo Molise contribuisce con un tecnico e due professionali, riuniti nella rete regionale @-Mo, che sta per Agrari Molisani. A presiederla è la dirigente dell’Omnicomprensivo di Larino, in provincia di Campobasso, guidato dalla professoressa Emilia Sacco.

L’istituto è una realtà articolata, che comprende tutti i segmenti del percorso formativo: due plessi di Infanzia, due di primaria, la secondaria di primo grado con percorso a indirizzo musicale, il liceo Classico e lo Scientifico, il tecnico agrario e per geometri “San Pardo”, i percorsi di istruzione per adulti e un percorso professionale per l’agricoltura presso la casa circondariale di Larino. Gli iscritti sono in tutto 830, dei quali 220 all’indirizzo tecnico, provenienti da una zona più ampia del comprensorio di Larino: una parte significativa proviene dai comuni delle aree interne molisane, dalla costa e da altri centri dell’Alto Molise. Frequentano il “San Pardo” anche studenti provenienti dalla Puglia, in particolare dal Foggiano.

La provenienza conferma il ruolo di polo formativo di riferimento per un territorio vasto, dove l’agricoltura rappresenta non soltanto una tradizione ma anche una prospettiva professionale e di sviluppo. A supporto c’è il Convitto “Caradonio” che ospita attualmente 38 convittori.

 

Emilia sacco

Tanti indirizzi e tanti plessi: come convive l’Agrario in una realtà così articolata?

Essere parte di un Omnicomprensivo rappresenta un’opportunità sul piano della continuità e dell’orientamento. La presenza di tutti i segmenti scolastici consente di avvicinare gli studenti ai percorsi tecnico-scientifici già dalla scuola media, attraverso attività laboratoriali ed esperienze concrete. Un esempio è il progetto “La Via del Pane” che accompagna gli alunni della scuola secondaria di primo grado alla scoperta della filiera cerealicola, dalla materia prima alla trasformazione, alternando attività laboratoriali, visite alle imprese e all’azienda agraria dell’istituto. La continuità prosegue anche dopo il diploma con la nuova filiera 4+2 che mette in relazione indirizzo tecnico, Its, università e aziende, costruendo un percorso formativo più organico e collegato alle opportunità professionali del territorio.

Quali rapporti intrattenete con l’istruzione tecnica superiore?

Un interlocutore strategico è l’Its D.E.Mo.S. Academy che opera nell’area del sistema agroalimentare e rappresenta un naturale proseguimento del percorso 4+2. La collaborazione prevede attività e moduli specialistici, laboratori condivisi e approfondimenti su temi quali sicurezza alimentare, qualità, tracciabilità, biocontrollo e innovazione delle filiere agroalimentari. L’obiettivo è costruire una continuità reale tra scuola, formazione terziaria e mondo produttivo, evitando che il passaggio dal diploma alla formazione specialistica rappresenti un momento di cesura.

 Quale è stata l’esperienza nell’avvio della sperimentazione quadriennale?

Abbiamo scelto di costruire il percorso 4+2 intorno a viticoltura ed enologia, un settore coerente con la vocazione produttiva del territorio e con le strutture già presenti nella scuola, che può contare su un’azienda agraria di 23 ettari, con vigneto, oliveto e seminativi, oltre a laboratori tecnico-scientifici, frantoio didattico, laboratorio di trasformazione e caseificio. Gli studenti possono sperimentare in prima persona l’intera filiera vitivinicola. Nei vigneti dell’istituto vengono coltivati Montepulciano e Aglianico e gli studenti partecipano alle diverse operazioni colturali. La vinificazione è realizzata attraverso rapporti di partenariato con aziende del territorio. L’Aglianico viene valorizzato anche attraverso ulteriori percorsi di trasformazione che portano alla produzione di composte d’uva. Credo che il modello 4+2 possa funzionare quando tutti gli attori - scuola, Its, università e imprese - sono realmente coordinati intorno a un obiettivo comune: una formazione solida, concreta e coerente con l’evoluzione del mondo del lavoro. La qualità del percorso dipende dalla capacità di costruire una vera filiera formativa e non soltanto dalla sua articolazione temporale.

 

Per cos’altro si caratterizza l’azienda agraria?

Ben sviluppata è la filiera cerealicola: coltiviamo il frumento, seguiamo le fasi di trasformazione in semola e farina e arriviamo alla produzione di pasta, pane e prodotti da forno. La scuola ha sviluppato la propria “Pasta di Classe” e dispone di un punto vendita per pasta, sfarinati e prodotti vegetali freschi. Questi prodotti fanno parte del catalogo delle eccellenze “Made in Mim”; dallo scorso anno abbiamo anche il marchio del punto vendita registrato. Pure la filiera olivicola viene seguita dalla raccolta alla trasformazione, fino alle analisi chimiche e sensoriali dell’olio.

Cosa fate sul fronte della biodiversità?

È presente un campo catalogo di olivi con numerose cultivar autoctone molisane, oltre a diversi olivastri locali. Curiamo, inoltre, un oliveto superintensivo di Peranzana derivante da seme, nel quale gli studenti partecipano ad attività di osservazione e selezione, anche in relazione alla risposta delle piante agli attacchi parassitari. Sempre in tema di biodiversità disponiamo di un frutteto di antiche varietà molisane, con diverse cultivar di melo, tra cui Limoncella del Molise, Bianca d’Isernia, Gelata del Molise, Rosa del Molise, Zitella e Bicolore, oltre a peri, susini, fichi, ciliegi, gelsi, cotogni e altre specie regionali. Questi spazi hanno una funzione non soltanto conservativa ma didattica e sperimentale.

 

Quali sono gli investimenti più recenti?

L’investimento più rilevante in corso è il progetto Fesr “La Filiera dell’Olio Gentile”, destinato a beni, attrezzature e impianti. L’intervento riguarda diversi ambienti e strutture: il laboratorio di chimica e controllo della qualità agroalimentare, il laboratorio Cad-topografia-agricoltura di precisione, la serra didattica, il frantoio, il laboratorio di trasformazione e analisi sensoriale, il laboratorio di pedologia. Sono previste strumentazioni avanzate, tra cui Hplc per l’analisi dei polifenoli, spettrofotometro UV-Vis, sistemi Gnss, cabine professionali per l’analisi sensoriale, nuovi microscopi e attrezzature per il frantoio. Non un singolo laboratorio ma una filiera didattica integrata, dalla produzione primaria al controllo della qualità, dalla trasformazione all’analisi e alla valorizzazione del prodotto.

 Cosa pensa della riforma dell’istruzione tecnico-professionale?

La riforma può rappresentare un’opportunità se consente agli istituti di rafforzare la propria identità attraverso una didattica più laboratoriale, il potenziamento delle competenze Stem, l’utilizzo consapevole delle tecnologie digitali e una relazione ancora più stretta con imprese, Università e Its. La sfida sarà coniugare innovazione, flessibilità e specializzazione con una solida preparazione culturale e scientifica. La formazione di un buon tecnico richiede competenze professionali aggiornate, ma anche basi disciplinari forti.


Una visione internazionale

La dimensione di rete è parte strutturale dell’attività. L’istituto partecipa alle iniziative Renisa e a manifestazioni nazionali, come Ercole Olivario Future, che valorizza le produzioni olivicole realizzate dagli studenti. Sul fronte internazionale, una significativa esperienza è stata Japan Italy Future Farmers, promosso dalla Japan Italy Economic Federation e dalla Federazione dei Club delle Scuole Agrarie del Giappone. Il “San Pardo” è stato abbinato alla scuola agricola di Tochigi per un percorso dedicato al grano e alla cultura alimentare. Importante anche il progetto ECOtransh, dedicato al tema della transumanza, che ha coinvolto partner di Mongolia, Marocco, Romania, Grecia e Francia. Gli studenti partecipano alle mobilità Erasmus+ KA121 e alle esperienze di scuola-lavoro all’estero. Dimensione questa che sarà rafforzata con la filiera 4+2, attraverso la previsione di certificazioni linguistiche e la partecipazione a eventi internazionali del settore agroalimentare. L’istituto fa parte anche della rete europea degli istituti agrari, ampliando così le opportunità di collaborazione, mobilità e scambio di buone pratiche.

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