L’Istituto agrario di Conegliano Veneto ha celebrato a fine maggio i 150 anni di attività. Una scuola storica, dunque, faro nazionale per la formazione in campo enologico. Operativo nelle sedi di Conegliano e di Piavon di Oderzo, ha una popolazione che oscilla tra i 1.200 e i 1.300 studenti. L’area di provenienza degli allievi è principalmente quella della provincia di Treviso; per la sede distaccata di Piavon anche di Venezia. Numerosi gli iscritti dal Friuli-Venezia Giulia, oltre che da altre regioni italiane, compresa la Sicilia. La presenza del convitto rappresenta da sempre uno degli elementi che ha consentito all’Istituto di attrarre studenti da tutto il territorio nazionale, grazie ad una struttura annessa che conta in media 60 convittori e 100 semiconvittori e che, nel periodo estivo, si presta ad accogliere anche scambi internazionali.
La scuola, intitolata a Giovanni Battista Cerletti, fondatore e primo direttore, si caratterizza per le articolazioni di viticoltura ed enologia, produzioni e trasformazioni, gestione dell’ambiente e del territorio, percorsi professionali per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e il sesto anno per enotecnico. «Il Cerletti – dice la dirigente Mariagrazia Morgan – continua a proporre con successo il corso annuale post-diploma di specializzazione in enotecnico, considerato la prosecuzione storica dell’ordinamento speciale della Scuola Enologica. In media abbiamo 25 studenti per ogni corso».

Il sesto anno ha subìto la concorrenza degli Its?
Nel nostro caso non si è registrata alcuna concorrenza, ritengo anche in virtù di una chiara differenziazione dei percorsi e degli obiettivi.
Siete sede dell’Istituto Tecnico Superiore: quali sono i corsi attivati?
L’elenco è lungo: tecnico specializzato per il processo produttivo e il marketing delle filiere agrifood, tecnico specializzato agritech per la viticoltura sostenibile e di precisione, quality control specialist, tecnico specializzato nell’innovazione e la sostenibilità delle filiere agroalimentari, tecnico specializzato nei distillati & mixology, tecnico specializzato agritech per le filiere agroalimentari innovative e biologiche, tecnico specializzato per lo sviluppo delle PPL, green & garden design specialist.
Da settembre partirà un corso quadriennale?
Sì, pur con 14 iscritti, nonostante un’offerta significativa dal punto di vista dei contenuti e delle metodologie, oltre dell’orario strutturato su cinque giorni invece dei tradizionali sei. Abbiamo compreso che ci vorrà del tempo affinché le famiglie possano cogliere appieno questa nuova opportunità.
Riflessioni sulla riforma dell’istruzione tecnica e professionale?
A mio avviso i punti di forza possono essere individuati in una maggiore integrazione con il sistema produttivo nella valorizzazione dei laboratori, nel rafforzamento delle competenze tecniche e nella continuità con gli Its. Tra i punti di debolezza segnalerei invece la necessità di disporre di personale specializzato, la necessità di un aggiornamento continuo dei laboratori e i tempi lunghi di adeguamento delle scuole.
Fate parte di diverse reti, regionali, nazionali ed europee: quali gli effettivi benefici?
Le reti rappresentano uno strumento strategico di crescita e di apertura. A livello nazionale, penso a Renisa, consentono il confronto continuo con altre realtà di eccellenza, favorendo la condivisione di buone pratiche, progetti e innovazioni didattiche. Sul piano europeo il valore aggiunto è ancora più evidente. Attraverso partenariati, programmi di mobilità e collaborazioni internazionali, studenti e docenti hanno l’opportunità di confrontarsi con modelli produttivi, sistemi formativi e approcci tecnologici diversi. Questo contribuisce a sviluppare competenze linguistiche, interculturali e professionali sempre più richieste dal mercato del lavoro. Per una scuola come la nostra, che opera in un settore fortemente internazionalizzato, essere inserita in reti europee significa anche partecipare attivamente alla costruzione delle competenze del futuro, anticipando i cambiamenti.
Quale il livello dei rapporti con le istituzioni e gli altri stakeholder?
Il dialogo con le istituzioni, il sistema universitario e il mondo delle professioni è costante e rappresenta uno dei punti di forza dell’istituto. Collaboriamo con enti pubblici, organizzazioni di categoria, ordini professionali, università e centri di ricerca, a partire dal Crea, per garantire una formazione aggiornata e coerente con le esigenze del territorio e delle filiere produttive. Significativa è la relazione con il settore vitivinicolo e agroalimentare, che si traduce in attività di orientamento, formazione scuola-lavoro, progetti di ricerca applicata, seminari specialistici e occasioni di confronto diretto con imprenditori e professionisti. L’originalità del nostro modello risiede proprio nella capacità di fare da ponte tra istruzione, ricerca e impresa, mettendo gli studenti al centro di una rete di relazioni che favorisce sia la crescita culturale sia l’inserimento professionale.
Come è strutturata l’azienda agraria e i laboratori speciali?
L’azienda rappresenta uno degli elementi distintivi del Cerletti, perché consente agli studenti di confrontarsi ogni giorno con situazioni reali di produzione e gestione. Comprende 15 ettari vigneti, aree sperimentali, strutture dedicate alla vinificazione e spazi destinati alle attività di ricerca applicata. A questa organizzazione si affianca una rete di laboratori altamente specializzati – enologici, chimici, microbiologici, agronomici e tecnologici – che permettono di integrare teoria e pratica in un percorso formativo completo.
Quali sono gli investimenti più recenti?
Negli ultimi anni abbiamo investito sull’idroponico e in un microbirrificio. Interventi significativi sono stati fatti nell’ammodernamento delle attrezzature, nella digitalizzazione dei processi, nell’aggiornamento degli strumenti analitici. Ciò non risponde soltanto all’esigenza di mantenere elevati standard formativi, ma che si tratta di una visione più ampia: preparare tecnici e professionisti capaci di affrontare le sfide della sostenibilità ambientale, dell’innovazione tecnologica e della competitività internazionale del settore vitivinicolo.
Avete festeggiato i 150 anni della scuola enologica…
I 150 anni non sono stati soltanto un’occasione per ricordare ciò che il Cerletti ha rappresentato nella storia dell’enologia italiana, ma soprattutto un momento di riflessione sul futuro. Da questi appuntamenti è emersa la consapevolezza che il settore sta vivendo una trasformazione profonda, guidata dalle esigenze di sostenibilità e digitalizzazione, dai cambiamenti climatici e dall’evoluzione dei mercati internazionali. La scuola del futuro dovrà formare figure professionali sempre più interdisciplinari: tecnici capaci di integrare competenze agronomiche, enologiche, ambientali, economiche e tecnologiche. Dovrà inoltre rafforzare la dimensione internazionale della formazione e il collegamento con la ricerca scientifica e con le imprese. In questo senso il Cerletti intende continuare ad essere non soltanto custode di una tradizione prestigiosa, ma anche un laboratorio di innovazione, contribuendo a definire i modelli formativi che accompagneranno l’evoluzione del settore.









