La morte dei braccianti sulle strade della Capitanata (LEGGI QUI) fa mettere da parte gli indugi. Il vicepresidente del Consiglio e ministro del lavoro Luigi Di Maio ha riunito le parti in causa in un tavolo operativo presso la prefettura di Foggia. «Abbiamo intenzione – afferma - di attivare subito un piano triennale per il contrasto al caporalato».
Non solo al Sud
«Repressione sì, ma anche prevenzione». È il motto del ministro che sottolinea la necessità far funzionare i centri per l’impiego e di lavorare sul meccanismo dei trasporti. «Il caporalato non è un problema solo del Sud. In tutte le Regioni c’è il lavoro nero e chi lo sfrutta». Di Maio evita comunque generalizzazioni contro le imprese agricole: «l’obiettivo è tutelare le imprese che si comportano correttamente, tirar fuori dalle minacce mafiose quelle che in questo momento le subiscono e allo stesso tempo premiare quelle virtuose».
Prezzi più equi
Un altro tema sollevato a Foggia dal ministro è quello dei prezzi. «Con quelli attuali è impossibile stare sul mercato in maniera equa. In questi anni si è permesso di fare cartello alla grande distribuzione e si è permesso di far entrate nel nostro mercato derrate alimentari con trattati scellerati che non dovevano entrare». Constatazioni che spingono Di Maio a rimettere in discussione accordi internazionali come il Ceta con il Canada o come quelli tra Ue e Marocco o Tunisia. «Si persevera nell’obiettivo di massacrare i nostri agricoltori: gli accordi vanno rivisti o bocciati, così come sono non vanno assolutamente bene».
Le proposte di imprenditori e lavoratori
Le associazioni agricole
Coldiretti: spezzare la catena dello sfruttamento. «A quasi due anni dall’approvazione della legge sul caporalato l’esperienza dimostra che la necessaria repressione da sola non basta ed è invece necessario agire anche sulle leve economiche che spingono o tollerano lo sfruttamento. Occorre spezzare la catena dello sfruttamento alimentato dalle distorsioni lungo la filiera, dalla distribuzione all’industria fino alle campagne dove i prodotti agricoli pagati sottocosto pochi centesimi spingono all’illegalità».
Lo afferma a Foggia Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti. «C’è bisogno – continua – di una grande azione di responsabilizzazione dal campo allo scaffale per garantire che dietro tutti gli alimenti in vendita, italiani e stranieri, ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con un’equa distribuzione del valore».
Agrinsieme: legalità e giusto prezzo. «Continueremo a sostenere ogni iniziativa finalizzata a combattere i fenomeni di lavoro irregolare e di sfruttamento della manodopera: siamo al fianco delle imprese che si comportano in maniera etica».
Così si esprime Franco Verrascina a nome del coordinamento che riunisce le organizzazioni professionali Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative. «L’incontro con Di Maio è un punto di partenza per un contrasto più incisivo ad un fenomeno che danneggia l’immagine e il lavoro onesto della maggioranza delle imprese e cooperative agricole, andando anche a incidere sul loro reddito». «La questione va affrontata a 360°, lavorando sul concetto di ospitalità e integrazione, coniugate seguendo un ragionamento di sistema che agisca su leve economiche e puntando ad una sinergia comune che miri alla piena legalità e al giusto prezzo».
I sindacati
Flai-Cgil: far funzionare la legge 199. «Per mettere fine al fenomeno del caporalato e dello sfruttamento in agricoltura è necessario applicare e far funzionare in tutte le sue parti la legge 199/2016».
Lo afferma Ivana Galli segretaria generale Flai Cgil nel vertice alla prefettura di Foggia. «Il caporalato interessa, purtroppo, tutto il comparto agricolo; si tratta di un vero e proprio sistema strutturato che lucra sulle braccia dei lavoratori». «Occorre intervenire sui nodi su cui si basa trasporto e collocamento, l’incontro tra domanda e offerta di lavoro».
Le tre proposte di Uila-Uil. «Costruire un sistema di gestione dei flussi occupazionali alternativo a quello dei caporali, affidando alle parti sociali, nell’ambito di quanto prevede la legge 199, la gestione del mercato del lavoro; inserire nella prossima legge di stabilità un sistema di premialità a favore delle aziende che siano disposte a valorizzare il lavoro etico; organizzare un sistema di trasporti locali convenzionato per garantire quotidianamente la manodopera necessaria in azienda». Sono le tre proposte presentate da Stefano Mantegazza di Uila-Uil.