Talvolta le innovazioni in agricoltura sono legate a fattori che poco hanno a che vedere con la loro effettiva efficacia. Ciò perché spesso il consiglio tecnico è rilasciato da persone che hanno interesse a darlo, nel tentativo di condizionare le scelte degli imprenditori nei confronti dei prodotti che questi interlocutori vendono.
Ma allora quali sono i canali attraverso cui arriva innovazione in agricoltura e come funzionano? Che conoscenze abbiamo sul processo di adozione da parte dell’imprenditore e cosa si può fare perché egli possa fruire della migliore innovazione disponibile?
Se per l’innovazione genetica si sono ormai consolidati meccanismi di valutazione che lasciano poco spazio a costose escursioni in terra incognita, l’innovazione tecnologica fa molta più fatica a penetrare, e non esistono processi che garantiscano imparzialità da parte di chi rilascia un consiglio tecnico che ha un costo e quindi deve garantire un ritorno.
Eppure, le risorse per introdurre innovazione non mancano, ivi incluse quelle che provengono dall’Unione europea. Non è chiaro in che misura questi strumenti, e la loro concatenazione, siano stati compresi nel nostro paese. Si va dai Gruppi operativi (Go) ai Piani di sviluppo rurale (Psr), ai Progetti di filiera, all’Ocm, fino ai grandi progetti poliennali di Horizon 2020.

L’assetto è “bottom-up”: la domanda di ricerca proviene dagli agricoltori, attraverso i Go, e mira a far finanziare progetti, anche limitati, per fornire risposte a specifici bisogni. Se le problematiche vengono affrontate con successo su piccola scala (Psr), si possono adottare misure “sperimentali” a scala maggiore nei Progetti di Filiera. In caso di ulteriore successo potrebbero entrare negli Ocm.
Un ulteriore passo sarebbe la costituzione di Go internazionali, per raccogliere le esigenze di conoscenza più importanti e proporle, ad es. attraverso le Piattaforme europee di innovazione (Pei), a coloro che stilano i bandi per i progetti competitivi Ue. Il tutto in collaborazione con i network tematici, come Eufruit, che raccoglie, cataloga e diffonde le conoscenze più significative sull’innovazione varietale, la riduzione dell’uso di pesticidi, il miglioramento della qualità post-raccolta, le tecniche sostenibili di coltivazione, ad esempio in frutticoltura.
Questi strumenti sono componenti di un unico sistema teso a produrre, organizzare e diffondere innovazione. Si può vederli come entità separate da adottare in contesti diversi di volta in volta, ma non è il loro miglior uso. Dispiace altresì constatare che sono partiti in ritardo rispetto ad Horizon 2020, hanno regole diverse nelle varie Regioni, e in generale sono affetti da incredibile complessità burocratica, procedure estremamente laboriose e spesso, francamente assurde.
Occorre superare queste criticità perché sono indispensabili nuovi modi di diffondere conoscenze e pratiche colturali in grado di sostenere il reddito degli agricoltori basate su dati e informazioni oggettive, confermate dal vaglio di esperti terzi, e non lasciate a sensazioni o rapporti di fiducia interpersonali.
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