Olivicoltura nel Nord-est, interessanti prospettive di sviluppo

    Ettari in espansione in Friuli, Veneto e Trentino. Quest'anno produzione record per quantità e qualità. Ora l'obiettivo è una difesa sempre più sostenibile

    I rappresentanti a livello tecnico, economico e di ricerca dell’olivicoltura delle regioni del Nordest e della Slovenia si sono confrontati per la prima volta sulla situazione agronomica e sulle prospettive di sviluppo dell’olivo in questa parte del Paese. Ne è emerso un quadro molto interessante con testimonianze dell’Associazione interregionale produttori olivicoli, della Fondazione Edmund Mach, dell’Agenzia per lo sviluppo rurale del Friuli-Venezia Giulia, della Regione Veneto e dell’istituto Agrario di Nova Gorica.

    Obiettivo: ridurre l'uso della chimica per la difesa

    Tutti gli esperti si sono confrontati sul canale youtube della Fondazione Mach per presentare un resoconto finale del lavoro eseguito durante la stagione produttiva 2020, particolarmente nella difesa dell’olivo rilevando l’importanza di confronto e coordinamento tra queste aree olivicole sui problemi dell’olivicoltura e sulle necessità di ridurre l’uso di fitofarmaci. Essi hanno cercato di fornire risposte territoriali e precise per gli olivicoltori sui principali patogeni e parassiti. A fianco ai soliti mosca dell’olivo, occhio di pavone da un paio d’anni è emerso il nuovo patogeno, la cimice asiatica, che nel 2019 ha fatto parecchi danni. Preoccupazione anche per la rogna che colpisce particolarmente dopo la potatura e le grandinate e che negli ultimi anni è in forte espansione. Ma è stato affrontato anche il problema del cosa fare dopo l’esclusione del dimetoato dalla lista dei fitofarmaci ammessi. «Fondamentale – hanno detto i tecnici – è puntare su una lotta integrata: biologico più chimica solo nelle emergenze».

     

     

    Un 2020 da ricordare per quantità e qualità

    Parlando di produzione è emerso che quella del 2020 è stata un’annata record. «Ad esempio il Trentino – ha ricordato il dirigente del Ctt Claudio Ioriatti – ha avuto una produzione record: 40mila quintali di drupe, ed anche la resa è stata buona sul 12,5%». La produzione di olio di oliva extravergine ha superato le 500 tonnellate.

    «Mentre la qualità dell’olio – ha affermato l'esperto del settore Lanfranco Conte – è stata ottima con le caratteristiche ideali per la conservazione».

    Tra gli aspetti trattati dai relatori il fatto che l’olivicoltura sia ovunque in espansione. Dai 2.400 ettari della Slovenia ai 1.900 del Veneto ai 600 del Friuli-Venezia Giulia, con un aumento di 20-30 ettari all’anno, ai 500 del Trentino.

    Olivicoltura nel Nord-est, interessanti prospettive di sviluppo - Ultima modifica: 2021-01-15T10:44:10+01:00 da Simone Martarello

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