La campagna 2026 del pomodoro da industria si chiude con risultati diversi tra i due principali bacini produttivi italiani.
Sud meglio del previsto
Nel Sud la stagione è andata meglio del previsto, con rese medie di 800-900 q/ha e prezzi contrattuali rispettati, nonostante gli scarti di produzione superiori agli anni precedenti e le criticità fitosanitarie legate soprattutto all’eriofide rugginoso.
L’aumento delle superfici coltivate, favorito anche dalla maggiore disponibilità di acqua negli invasi pugliesi, non ha quindi determinato le eccedenze temute. Per il quadro completo della campagna:
Pomodoro da industria al Sud, campagna 2026 meglio del previsto: rese buone e prezzi rispettati
Nord, rese tra le più basse dal 2011
Al Nord, invece, caldo intenso, siccità, difficoltà irrigue e grandinate hanno penalizzato le colture, portando le rese medie a 66,3 t/ha, tra i valori più bassi registrati dal 2011. Qui, nonostante una superficie di 48.349 ettari e conferimenti record per oltre 3,2 milioni di tonnellate, il quantitativo raccolto è rimasto inferiore di circa il 14% rispetto a quello contrattato. Per tutti i dati:
Pomodoro da industria, al Nord rese tra le più basse dal 2011
Le due campagne evidenziano le difficoltà di una filiera esposta all’incertezza climatica e alla crescita dei costi, agricoli e industriali. Al Sud il bilancio si concentra sulla gestione degli scarti, sulla difesa fitosanitaria e sulla tenuta dei prezzi; al Nord emerge soprattutto la necessità di coordinare meglio le scelte produttive e i quantitativi da trasformare. In vista del 2027, la programmazione condivisa tra organizzazioni dei produttori e industrie sarà centrale per migliorare l’equilibrio tra domanda e offerta e tutelare la sostenibilità economica del comparto.












