Dieci milioni di euro per evitare crisi di mercato, sostenere il reddito dei viticoltori e riportare equilibrio tra domanda e offerta. La Regione Siciliana apre ufficialmente la partita della vendemmia verde 2026, pubblicando il bando della misura prevista dal Piano nazionale strategico (Pns). Una mossa attesa dal comparto vitivinicolo, che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con eccedenze produttive e tensioni sui prezzi, aggravate dal conflitto in corso in Medio Oriente che rende tutto molto più incerto a cominciare dal prezzo dei carburanti e, quindi, dei trasporti.
Con la misura si vuole intervenire prima che il mercato si saturi. La vendemmia verde, infatti, non è altro che la distruzione totale dei grappoli ancora immaturi, azzerando di fatto la produzione su determinate superfici. Una scelta drastica, ma strategica, che consente di contenere l’offerta e proteggere il valore del vino.
«La Regione è al fianco dei viticoltori», ha dichiarato l’assessore all’Agricoltura Luca Sammartino, sottolineando come la misura nasca proprio da una richiesta diretta del mondo produttivo. Un segnale politico preciso, in un momento in cui la filiera vitivinicola chiede strumenti concreti per affrontare volatilità dei mercati e cambiamenti strutturali. Presto, a tal proposito, l’assessore non lo dice, ma verrà messa in campo anche la misura della distillazione.
Come funziona la misura
Il bando riferito alla campagna 2025/2026, mette a disposizione un contributo forfettario per ettaro a favore delle aziende che decidono di aderire. In cambio, i produttori si impegnano a eliminare completamente i grappoli prima della maturazione, rinunciando alla raccolta ma ricevendo un sostegno economico compensativo.
Possono accedere sia imprenditori agricoli singoli che associati, purché operino su superfici vitate situate in Sicilia e in regola con la normativa sul potenziale viticolo. Tra i requisiti principali: vigneti impiantati da almeno quattro anni, corretta iscrizione allo schedario viticolo e presentazione delle dichiarazioni di raccolta nelle campagne precedenti.
Non manca un elemento di attenzione alla struttura aziendale tipica dell’Isola: la superficie minima per partecipare è fissata a 0,50 ettari, mentre quella massima ammissibile è di 12 ettari. Un range che consente di includere sia piccole aziende sia realtà più strutturate, mantenendo però un tetto che evita concentrazioni eccessive delle risorse.
Ma andiamo agli importi dell’aiuto. Nel caso di vendemmia verde manuale l’importo massimo è di 1.567 euro nel caso di uva da vino comune che passa a 2.066 per l’uva da vino a Igt e a 2.606 per quella a Doc. Più bassi, ovviamente gli importi nel caso di vendemmia meccanica che si attestato rispettivamente a 1.457 (comune), 1.956 (Igt) e 2.496 (Doc).
Tempistiche strette
Il calendario è serrato. Le domande devono essere presentate entro il 30 aprile 2026 attraverso il portale Sian gestito da Agea. L’elenco delle istanze finanziate sarà pubblicato entro il 4 giugno, mentre le operazioni di vendemmia verde dovranno essere completate entro il 14 giugno. Una finestra temporale ridotta che impone alle aziende una pianificazione puntuale, anche perché la mancata esecuzione nei tempi previsti comporta la perdita del contributo.
Attenzione ai vincoli
La misura non è priva di paletti. Innanzitutto, non è possibile accedere alla vendemmia verde sulla stessa superficie per due campagne consecutive. Inoltre, è esclusa qualsiasi forma di doppio finanziamento: chi aderisce non può cumulare l’aiuto con altre misure del Psp 2023-2027, come quelle legate alla produzione integrata o biologica, per la stessa superficie.
Altro nodo cruciale riguarda le calamità naturali. Se un evento avverso colpisce il vigneto prima dell’intervento, il contributo non viene erogato. Se invece il danno arriva dopo la vendemmia verde, non è possibile ottenere ulteriori compensazioni assicurative. Una clausola che impone una valutazione attenta del rischio, soprattutto in un contesto climatico sempre più instabile.
Una leva per il futuro del vino siciliano?
Al di là degli aspetti tecnici, la vendemmia verde si conferma uno strumento chiave di gestione del mercato. In una regione come la Sicilia, dove il comparto vitivinicolo rappresenta un pilastro economico e identitario, la capacità di modulare la produzione diventa fondamentale per mantenere competitività e redditività.
Non si tratta solo di ridurre le eccedenze, ma di difendere il valore del prodotto e dell’intera filiera. In un mercato globale sempre più affollato, la qualità e la stabilità dei prezzi sono leve decisive. E interventi come questo, se ben calibrati, possono fare la differenza.
C’è però chi la pensa diversamente. Come Giuseppe Bursi, presidente della cantina sociale “Settesoli” secondo cui è necessario ridurre il potenziale viticolo regionale perchè - con gli attuali trend di consumo mondiale del vino - gli oltre 90mila ettari di vigneto da vino della Sicilia non sono più sostenibili: «Molti viticoltori continuano a produrre ma non fanno reddito» ha detto durante un recente incontro con la stampa specializzata dedicato alla presentazione delle novità della linea Mandrarossa.
Ma c’è di più: «Ai miei colleghi cooperatori, ma anche ai miei colleghi presidenti di altre cantine sociali, ripeto che sono necessari nuovi investimenti in direzione della qualità, della sostenibilità, dell'innovazione tecnologica e dei nuovi prodotti così come li vuole il consumatore moderno. Ed è in questo che la Regione Siciliana deve sostenerci».
Le misure come distillazione e vendemmia verde, insomma, sarebbero solo misure tampone dall’efficacia circoscritta e limitata nel tempo. E non sono la risposta adatta a una crisi diventata ormai strutturale.













