Latte sardo a prezzi da buttare via

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Non si arresta la protesta dei pastori della Sardegna che continuano a riversare il latte in strada. Secondo la rilevazione dell'Ismea nelle ultime settimane il valore di mercato del latte ovino ha subito un ulteriore ribasso, scendendo a 60 centesimi al litro

Tutti gli attori della filiera ovicaprino della Sardegna chiedono un equo prezzo del latte. La Coldiretti Sardegna denuncia che «si allarga il numero dei pastori che posta sui social il video in cui aprono i rubinetti dei refrigeratori per buttare il proprio latte, a testimonianza che la tensione nelle campagne rimane altissima».

La vertenza ruota attorno al prezzo del latte pagato dagli industriali a 60 centesimi ai pastori sardi. Un prezzo considerato irrisorio da tutti partecipanti del cosiddetto “Tavolo latte” composto dalle associazioni professionale agricole, Confindustria, Banco di Sardegna, Fidicoop, Oilos e Cooperativa allevatori ovini.

«Le organizzazioni agricole – ha affermato Francesco Erbì Presidente Cia Sardegna- impegnate nella trattativa per la definizione del prezzo del latte, pur registrando importanti passi avanti, hanno ritenuto necessario proclamare la mobilitazione su tutto il territorio regionale».

Gli ovili rischiano di chiudere

Secondo Luca Saba direttore Coldiretti Sardegna «è da tre mesi che spieghiamo che con questa remunerazione si faranno chiudere gli ovili, per questo abbiamo chiesto di fare squadra, di ragionare da filiera e stringere tutti i sacrifici per superare questo momento».

Un giusto prezzo del latte dovrebbe aggirarsi su 90 centesimi a litro. «Gli ovili sono una polveriera, - dichiara il presidente Coldiretti Sardegna Battista Cualbu - la tensione è altissima ed incontrollabile e quanto sta avvenendo sta a dimostrarlo. Siamo persuasi che una mediazione si possa trovare e che possa permettere al mercato di sbloccarsi. Ma ora spetta agli industriali farlo. Siamo pronti per mettere in atto una serie di iniziative in tutta la Sardegna».

Secondo le ultime stime vi sono in Sardegna 12 mila allevamenti di ovini, 2,7 milioni di capi di bestiame allevati e 300 milioni di latte prodotti. Si attendono risposte concrete e fattive da mondo degli industriali della trasformazione lattiero casearia isolana. Questa situazione economica del comparto, se non prontamente gestita, potrebbe degenerare, con imprevedibili rischi sociali e reazioni scomposte.

Serve senso di responsabilità

latte sardoIl Presidente della Giunta regionale Francesco Pigliaru e l’Assessore dell’Agricoltura Pier Luigi Caria hanno stilato un comunicato congiunto, nel quale invocano «un senso di responsabilità di tutti i portatori di interesse del comparto ovicaprino, convocati attorno ad un tavolo della Regione per trovare una giusta soluzione alla crisi del prezzo del latte, affinché non si abbandoni la trattaiva. Non perdiamo questa occasione storica, che permetterà per il futuro, attraverso il resto del documento d’intesa già condiviso da tutti, di governare questo settore che merita rispetto e riconoscimento della propria dignità di comparto produttivo trainante per la Sardegna».

Anche i calciatori del Cagliari Calcio hanno indossate le magliette con il simbolo “Solidarietà ai pastori sardi”. Nel territorio della Barbagia la protesta degli allevatori si manifesta regalando il formaggio e il latte alla popolazione. Un sostegno convinto alla lotta dalle allevatrici e dalle moglie dei pastori.

I dati Ismea: il prezzo del latte continua a calare      

Secondo le rilevazioni dell’Ismea il prezzo del latte ovino in Sardegna ha subito un ulteriore calo nelle prime settimane di febbraio, attestandosi sui 60 centesimi/litro (iva inclusa). Nel mese di gennaio il prezzo medio registrato è stato pari a 62 centesimi/lito iva inclusa, corrispondenti a 56 centesimi iva esclusa. Nello stesso mese i costi di produzione iva esclusa hanno raggiunto i 70 centesimi/litro, segnando un margine negativo per le aziende produttrici di 14 centesimi/litro.

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