Sughi e salse di pomodoro, l’origine va in etichetta

salse e sughi
Per due anni dovrà essere indicato il Paese di produzione e quello di trasformazione. Si completa per tutti i derivati del pomodoro il percorso di trasparenza iniziato nel 2008 con l’entrata in vigore definitiva dell’obbligo di etichettatura di origine per la sola passata.

Con la pubblicazione in Gazzetta del decreto interministeriale prende il via libera la sperimentazione per due anni del sistema di etichettatura d'origine per i derivati del pomodoro (G.U. n. 47 del 26 febbraio 2018). Il decreto si applica ai derivati come conserve e concentrato di pomodoro, oltre che a sughi e salse che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro.


«Andiamo avanti sulla strada della trasparenza in etichetta e della qualità – afferma il Ministro Maurizio Martina – soprattutto in una filiera strategica come quella del pomodoro. Le nuove etichette aiuteranno a rafforzare i rapporti tra chi produce e chi trasforma. In questo modo tuteliamo non solo i nostri prodotti, ma anche il lavoro delle nostre aziende e i consumatori. Siamo convinti che questa scelta debba essere estesa a livello europeo, garantendo così la piena attuazione del regolamento Ue 1169 del 2011. I cittadini hanno il diritto di conoscere con chiarezza l'origine delle materie prime degli alimenti che finiscono sulle loro tavole».

Oltre l'82% degli italiani considera importante conoscere l'origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, in particolare per i derivati del pomodoro. Sono questi i dati emersi dalla consultazione pubblica online sulla trasparenza delle informazioni in etichetta dei prodotti agroalimentari, svolta sul sito del Mipaaf, a cui hanno partecipato oltre 26mila cittadini.

Le novità del decreto

Il provvedimento prevede che le confezioni di derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:

  1. a) Paese di coltivazione del pomodoro: nome del Paese nel quale il pomodoro viene coltivato;
  2. b) Paese di trasformazione del pomodoro: nome del paese in cui il pomodoro è stato trasformato.

Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.
Se tutte le operazioni avvengono nel nostro Paese si può utilizzare la dicitura "Origine del pomodoro: Italia".

Le indicazioni sull'origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili.
I provvedimenti prevedono una fase per l'adeguamento delle aziende al nuovo sistema e lo smaltimento completo delle etichette e confezioni già prodotte.

Il decreto decadrà in caso di piena attuazione dell'articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n.1169/2011 che prevede i casi in cui debba essere indicato il Paese d'origine o il luogo di provenienza dell'ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti, subordinandone l'applicazione all'adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati.

Hanno detto

«Un passo determinante per tutelare un patrimonio di oltre 5 miliardi di kg di pummarola italiana che rappresenta una componente fondamentale della dieta mediterranea - sottolinea la Coldiretti -. Finalmente sono tolte dall’anonimato tutte le coltivazioni di pomodoro diffuse lungo tutta la penisola su circa 72.000 ettari da 8mila imprenditori agricoli e destinati a 120 industrie di trasformazione in cui trovano lavoro in Italia ben 10mila persone. Dopo 10 anni - continua la Coldiretti - si completa per tutti i derivati del pomodoro il percorso di trasparenza iniziato il primo gennaio 2008 con l’entrata in vigore definitiva dell’obbligo di etichettatura di origine per la sola passata di pomodori».

«Finalmente sarà possibile fare scelte di acquisto consapevoli e decidere se acquistare prodotti che arrivano da migliaia di chilometri di distanza spesso senza garantire gli standard di sicurezza europei oppure pomodori made in Italy per sostenere l’economia e il lavoro sul territorio nazionale - ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nell’evidenziare che «l’indicazione dell’origine consentirà di valorizzare la qualità delle produzioni tricolori».

«È un risultato che abbiamo da tempo auspicato, avendo la nostra organizzazione richiesto e sostenuto sin dalle prime battute la necessità di una normativa per l’obbligatorietà dell’origine sui derivati del pomodoro - ha detto il Presidente di Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri -. La filiera del pomodoro da industria, con i suoi 3,2 miliardi di euro di giro d’affari, è una delle più importanti sia per volumi produttivi che per fatturato il cui prestigio viene troppo spesso offuscato da crescenti sacche di illegalità e da lavorazioni di finto made in Italy. La valorizzazione del vero e autentico pomodoro made in Italy passa attraverso la distintività e la qualità del prodotto agricolo utilizzato e sulla massima trasparenza ai consumatori rispetto alla provenienza dei prodotti per un acquisto informato consapevole. Proseguiremo la battaglia anche a livello comunitario affinché l’obbligo di indicazione dell’origine venga riconosciuta anche a livello europeo».

«L’obbligo di indicare l’origine del pomodoro nei trasformati come salse e sughi pronti è la risposta che attendavamo per contrastare e arginare la scarsa trasparenza e la crescita di fenomeni di contraffazione che danneggiano tutte le aziende sane che operano nella filiera del pomodoro da industria. Noi siamo favorevoli ad andare oltre quanto stabilito nel decreto, obbligandole imprese a indicare la provenienza della materia prima anche nei casi in cui la componente pomodoro incida per una percentuale inferiore al 50%, come è attualmente previsto nel testo» ha commentato Maurizio Gardini, Presidente di Conserve Italia e di Confcooperative. «Di fronte alle crescenti importazioni di concentrato cinese, lavorato e rivenduto sotto forma di salse e sughi pronti, che è stato recentemente portato alla ribalta da inchieste e libri denuncia – aggiunge Gardini -, vogliamo rivendicare con orgoglio come la filiera cooperativa del pomodoro da industria sia tre volte italiana, perché lavora prodotto italiano, trasformato in Italia, con produttori italiani».

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