Tabacco, la filiera in cerca di redditività

Tabacco
È quasi terminata la stagione di vendita del tabacco italiano, un ramo che rappresenta un’eccellenza del settore agricolo, come quello della varietà Kentucky che è alla base della produzione del ricercato sigaro toscano.

Con oltre un quarto della produzione complessiva di tabacco, l’Italia si afferma leader europeo e primo produttore per sigari grazie alla varietà Kentucky coltivata su quasi 1400 ettari in diverse province tra le quali Arezzo e Siena in Toscana, ma anche Benevento e Avellino in Campania, Frosinone nel Lazio, Perugia in Umbria e Verona nel Veneto. “Grazie all’elevato livello qualitativo - sottolinea Vincenzo Vargo, presidente della Federazione nazionale tabacco di Confagricoltura – il prodotto italiano non conosce cali di domanda anche se la parte agricola fatica sempre a mantenere una certa redditività anche a causa di elevati costi di produzione”.

È comunque in dirittura d’arrivo l’accordo interprofessionale tra la parte agricola e quella industriale che dovrebbe garantire il totale collocamento della produzione sul mercato nei prossimi tre anni. “È stato appena approvato - spiega Vincenzo Vargo – l’accordo Interprofessionale tra Apti (Associazione Professionale Trasformatori Tabacchi Italiani), Unitab (Unione nazionale tabacchicoltori), in rappresentanza di circa 20 milioni di chili di tabacco per circa 5 mila ettari investiti a tabacco, e Ont, la più grande Op italiana del tabacco con una produzione annua di oltre i 25 milioni di chili per quasi 6 mila ettari investiti e oltre mille produttori associati.

Al Governo la parte agricola del tabacco ha recentemente chiesto una politica fiscale più favorevole, capace di sostenere il comparto e dare maggiore redditività ai coltivatori: l’appello è stato lanciato in sede di Conferenza Stato regioni con l’ordine del giorno approvato l’11 gennaio 2018, sostenuto soprattutto da Veneto, Umbria, Campania e Toscana, le regioni più vocate per la tabacchicoltura con una superficie di 15.600 ettari.

 

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