Mais, vincere la crisi grazie all’innovazione

Filiere alimentari e industriali devono essere in grado di valorizzare il prodotto

I dati che riguardano il comparto maidicolo degli ultimi anni non lasciano spazio a dubbi: la coltura che per anni ha sostenuto le aziende italiane, in special modo quelle appartenenti alla fascia centrosettentrionale del nostro paese, sta subendo un forte rallentamento (fig. 1).
Fino al 1997 l’Italia era in una condizione di autosufficienza nel rapporto tra consumo e produzione del cereale, destinato all’alimentazione umana e del bestiame, negli anni a venire le importazioni sono andate progressivamente aumentando, tanto da superare il 40% di prodotto importato, se facciamo riferimento ai dati del 2014 (fig. 3).
«Le cause di questa crisi sono da ricercare nel rallentamento della crescita di produttività che si è verificata a livello nazionale negli ultimi anni. Infatti, mentre dal 1990 a oggi i produttori di mais francesi hanno registrato una crescita della produzione di granella pari al 50% e quelli spagnoli del 75%, in Italia questo incremento è stato solo del 20%» ha detto Amedeo Reyneri, professore di agronomia e coltivazioni erbacee all’Università di Torino, intervenuto all’incontro tecnico “Aggiornamenti nella coltivazione del mais”, che si è tenuto lo scorso 23 febbraio a Carpi.
Reyneri ha spiegato quanto la crisi del settore maidicolo sia complessa e influenzata da numerosi fattori, come l’aumento dei costi di produzione, l’applicazione di alcune Politiche agricole comunitarie (ad esempio la riduzione dei pagamenti diretti), l’imposizione di alcune pratiche agronomiche (come il Greening) e la criticità degli aspetti sanitari dovuti all’aumento della presenza delle micotossine (non ultimo il periodo di recessione subito da settori collegati a questa coltura come la zootecnia).

Servono nuove strategie
Per uscire da questo momento difficile è necessario mettere in campo strategie efficaci, puntando sullo sviluppo delle filiere maidicole alimentari e industriali, in grado di valorizzare i prodotti.
Prima di questo, però, bisogna anche aumentare la consapevolezza sulle problematiche sanitarie e puntare sull’innovazione delle pratiche agronomiche.
Le sperimentazioni condotte da Reyneri, insieme al suo team di ricercatori, hanno dimostrato come la produzione di granella del mais possa avvantaggiarsi sfruttando il fenomeno dell’early vigor, un leggero anticipo della sua fase fenologica. Questo avviene perché, considerando il ciclo medio degli ibridi più utilizzati e produttivi, la fioritura avviene dopo il periodo di massima insolazione, che alle nostre latitudini si verifica intorno al 21 giugno. Un anticipo di questa fase fenologica, quindi, consente alla pianta del mais di avere a sua disposizione una quantità di maggiore energia fornita dal sole, che si traduce in un incremento produttivo. I benefici di questa tecnica riguardano anche gli aspetti sanitari; in particolare la pressione esercitata da fitofagi come piralide e diabrotica è più bassa se si riesce a conseguire un anticipo della maturazione della spiga, che si riflette sicuramente in un vantaggio, contribuendo a ridurre il problema delle micotossine.
Dalle sperimentazioni messe in campo, supportate dall’esperienza della Bms Micronutrients, società di ricerca belga, leader nella produzione di formulati a base di microelementi, è emerso che l’early vigor può essere stimolato dall’applicazione di zinco e manganese.
In particolare è stato documentato che la concia del seme con Viener Zn, e successive concimazioni fogliari con Chelal Zn e Azavis Mn/Zn, possano anticipare la fioritura fino 5-6 giorni rispetto ad un testimone non trattato.
Questo è un dato molto importante se consideriamo che un giorno di anticipo di fioritura si traduce in un anticipo della fase di maturazione pari a tre giorni.
Lo zinco, infatti, interviene in molte funzioni essenziali nel ciclo colturale del mais, stimolando la formazione degli ormoni di crescita (auxine), attivando la fotosintesi e la produzione delle proteine.
L’indisponibilità di questo elemento, che si manifesta a causa di fattori climatici come piogge e ritorni di freddo primaverili, rallenta la crescita e lo sviluppo della pianta, somministrazioni per via fogliare, realizzabili in miscela con i diserbi, senza alcun aggravio di costi per la distribuzione, fanno in modo che i processi metabolici rimangano sempre attivi, influendo così in maniera positiva sull’early vigor del mais.

Aumento delle rese
Gli studi condotti dall’Università di Torino hanno anche dimostrato che una strategia efficace per incrementare le rese, consiste nell’aumentare l’investimento del numero di semi a ettaro.
L’incremento di piante per superficie però aumenta le difficoltà di lavorazione dell’interfila e la richiesta di acqua da parte della coltura, implica una maggiore attenzione e difesa dell’aspetto fitosanitario e espone maggiormente le piante al rischio di allettamento. Bisognerà quindi fare opportune considerazioni sulla disponibilità idrica e di ibridi resistenti agli stress ambientali e all’allettamento.
L’aspetto fitosanitario deve essere gestito in maniera ottimale, per evitare contaminazioni nella granella destinata alla commercializzazione, perché, come spiega Reyneri, la diminuzione delle quotazioni del mais in Italia, oltre a dipendere dalle normali fluttuazioni del prezzo del cereale a livello mondiale, è anche influenzata dalla qualità sanitaria del prodotto commercializzato, che sicuramente condiziona negativamente anche le produzioni virtuose ed esenti da agenti patogeni non graditi.

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