Basilicata e Puglia: invasi pieni, ma resta il nodo infrastrutture

il progetto della diga del Rendina prevede invaso da 20 milioni di metri cubi
Migliora la disponibilità idrica nei principali serbatoi del Mezzogiorno grazie alle piogge invernali, mentre il mondo agricolo chiede di accelerare su reti, dighe e capacità di accumulo

Le abbondanti precipitazioni registrate tra l’inverno e la primavera 2026 hanno migliorato sensibilmente la disponibilità idrica negli invasi di Basilicata e Puglia, offrendo prospettive più rassicuranti rispetto alle forti criticità vissute negli ultimi due anni. Dopo una lunga fase segnata da siccità, limitazioni irrigue e difficoltà per le colture estive, il recupero dei livelli di accumulo rappresenta un segnale positivo per il comparto agricolo delle due regioni meridionali.

Secondo i dati diffusi nelle ultime settimane, gli invasi collegati ai principali schemi irrigui lucani e pugliesi mostrano volumi in netta crescita rispetto al 2025. In particolare, i grandi serbatoi strategici come Monte Cotugno sul Sinni, il Pertusillo e l’invaso di Occhito hanno beneficiato delle piogge intense e delle nevicate invernali registrate sull’Appennino lucano.

Per il mondo agricolo si tratta di una condizione importante in vista della stagione irrigua ormai avviata per diverse colture. In territori ad alta specializzazione orticola come il Metapontino, il Lavellese e la Capitanata, la disponibilità di acqua continua infatti a rappresentare un elemento decisivo per la programmazione colturale, soprattutto per colture come pomodoro da industria, ortive e mais.

Cambiamenti climatici e gestione della risorsa

Nonostante il miglioramento del quadro generale, le organizzazioni agricole invitano a mantenere alta l’attenzione sul tema della gestione della risorsa idrica. Gli ultimi anni hanno infatti evidenziato con chiarezza quanto il cambiamento climatico renda sempre più frequente l’alternanza tra periodi siccitosi ed eventi piovosi intensi e concentrati.

Una variabilità che impone sistemi di accumulo e distribuzione dell’acqua sempre più efficienti e capaci di trattenere le risorse disponibili nei periodi favorevoli, per poi renderle utilizzabili durante le fasi di maggiore richiesta irrigua.

La diga del Rendina da completare

Proprio in questo contesto torna al centro dell’attenzione la diga del Rendina, o diga di Abate Alonia, nel territorio di Lavello (PZ). L’opera viene considerata strategica per il completamento dello schema Basento-Bradano e per il rafforzamento della sicurezza idrica del Vulture-Melfese e dell’Alto Bradano.

Nelle scorse settimane la Cia Agricoltori Italiani del Lavellese ha sollecitato un’accelerazione delle procedure necessarie all’avvio dei lavori di ripristino e riattivazione dell’invaso. La richiesta nasce dalla consapevolezza che gli importanti finanziamenti stanziati negli ultimi anni possano rappresentare un’opportunità significativa per rafforzare il sistema irriguo non solo regionale.

Reti irrigue ed efficienza del sistema

Il mondo agricolo guarda con interesse all’evoluzione dell’opera, nella convinzione che infrastrutture di questo tipo possano contribuire a ridurre la vulnerabilità dei territori agricoli agli effetti della crisi climatica. Le piogge del 2026 hanno infatti riportato al centro una questione ormai condivisa: non è sufficiente che l’acqua sia disponibile, ma diventa fondamentale riuscire a conservarla e gestirla nei periodi di maggiore necessità.

Accanto agli invasi, resta prioritario anche il tema dell’efficienza delle reti di distribuzione. In diverse aree della Basilicata e della Puglia continuano infatti a registrarsi dispersioni e criticità infrastrutturali che limitano l’efficacia complessiva del sistema irriguo. Negli ultimi mesi non sono mancati confronti istituzionali e richieste di intervento da parte delle organizzazioni professionali agricole per migliorare manutenzione, ammodernamento e gestione delle reti consortili.

Verso una gestione integrata dell’acqua

L’obiettivo condiviso appare quello di costruire un sistema più moderno e resiliente, capace di affrontare una domanda irrigua sempre più variabile e stagioni climatiche meno prevedibili rispetto al passato. In questo scenario cresce anche l’attenzione verso soluzioni complementari come il riuso delle acque reflue trattate, la realizzazione di piccoli invasi aziendali e comprensoriali e l’adozione di tecniche irrigue ad alta efficienza.

Per molte aziende agricole del Sud la gestione dell’acqua è ormai diventata un fattore strategico al pari della fertilizzazione o della difesa fitosanitaria. La disponibilità irrigua condiziona infatti scelte colturali, investimenti e stabilità produttiva, soprattutto nelle filiere più organizzate e orientate ai mercati.

Il 2026 sarà con ogni probabilità un anno di relativa stabilizzazione dopo le forti limitazioni idriche recenti. Tuttavia, le organizzazioni agricole ritengono che le precipitazioni favorevoli di questa stagione non debbano ridurre l’attenzione verso la necessità di completare rapidamente le opere infrastrutturali e migliorare la governance della risorsa acqua.

In un contesto climatico sempre più instabile, la competitività dell’agricoltura meridionale dipenderà infatti sempre di più dalla possibilità di disporre di sistemi irrigui efficienti, integrati e capaci di valorizzare ogni metro cubo d’acqua disponibile.

I dettagli della diga del Rendina

Il progetto di adeguamento della diga prevede:

  • capacità d’invaso di circa 20 milioni di metri cubi d’acqua;
  • finanziamento statale di oltre 113 milioni di euro, formalizzato con decreto ministeriale nell’ottobre 2025;
  • integrazione dell’opera nel completamento dello schema idrico Basento-Bradano;
  • esclusione dell’intervento dalla procedura di valutazione di impatto ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente;
  • parere tecnico favorevole espresso dal Mit.
  • nonostante le risorse siano state individuate già dal 2022, i cantieri non sono ancora partiti.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome