Il primato produttivo dell’Italia nel panorama risicolo europeo si confronta con una fase complessa per le aziende agricole, stretta tra criticità climatiche, riduzione delle quotazioni e aumento dei costi di produzione. In questo scenario, ricerca e innovazione varietale possono rappresentare leve decisive per rafforzare la competitività della risicoltura e aumentare la capacità di risposta alle nuove condizioni ambientali. È il quadro delineato da Assosementi in occasione dell’apertura di Risò, il Festival Internazionale del Riso in programma a Vercelli dall’11 al 13 settembre.
Un bilancio del 2026
L’annata 2026 ha evidenziato in particolare il peso degli stress climatici. Siccità e ondate di calore hanno caratterizzato l’estate e potrebbero riflettersi negativamente sulle rese, mentre sul fronte commerciale il comparto deve fare i conti con un calo generalizzato delle quotazioni. Secondo i dati Ismea Mercati, tra agosto 2025 e agosto 2026 il prezzo medio dell’Arborio è sceso da oltre 600 a 560 euro alla tonnellata. Per il Carnaroli la riduzione è stata da oltre 800 a circa 700 euro alla tonnellata, mentre il Vialone Nano è passato da oltre 900 a meno di 400 euro alla tonnellata.
A pesare sul quadro competitivo è anche la maggiore pressione esercitata dalle importazioni. L’indebolimento del dollaro, valuta di riferimento per i prezzi internazionali del riso, rende infatti più competitivi gli acquisti dall’estero, mentre sul mercato tornano maggiori volumi esportati dai principali operatori asiatici. A completare il quadro sono le tensioni geopolitiche, con ricadute sui costi dell’energia e dei carburanti, che si sommano a una situazione già difficile sul fronte della redditività.
Tante sfide aperte
«Il comparto risicolo italiano si trova ad affrontare contemporaneamente pressioni climatiche, produttive e di mercato che rischiano di comprimere ulteriormente la redditività delle aziende agricole», sottolinea Carlo Minoia, coordinatore del Gruppo riso di Assosementi. In questo contesto, aggiunge, «il contributo della ricerca e del miglioramento genetico diventa ancora più importante», mettendo a disposizione degli agricoltori varietà in grado di assicurare maggiore resilienza, stabilità produttiva e capacità di risposta agli stress ambientali.
Il ruolo dell’innovazione varietale emerge anche dai numeri. Negli ultimi vent’anni in Europa sono state introdotte oltre 430 nuove varietà di riso e circa il 70% è stato sviluppato da ricercatori italiani. Un’attività che non si limita alla ricerca di maggiori rese, ma punta a ottenere materiali genetici più adatti alle condizioni climatiche emergenti e, contemporaneamente, alle esigenze qualitative e produttive dell’intera filiera.
Il miglioramento genetico diventa quindi uno strumento attraverso il quale trasferire l’innovazione direttamente in campo, partendo dal seme. L’obiettivo, evidenzia Assosementi, è mettere a disposizione dei risicoltori materiale di riproduzione sempre più affidabile e innovativo, capace di accompagnare le aziende anche nelle annate caratterizzate da maggiore pressione climatica e di rispondere alle richieste dell’industria e dei consumatori.
Per Assosementi, tuttavia, la competitività del riso italiano non può dipendere soltanto dall'innovazione varietale. Serve anche una maggiore integrazione tra i diversi anelli della filiera, con il riconoscimento del ruolo strategico del seme come primo elemento del processo produttivo. In quest’ottica, eventi come Risò possono rappresentare un momento di confronto tra operatori e un’occasione per valorizzare davanti ai consumatori il patrimonio di ricerca, competenze e innovazione che sta alla base della produzione risicola italiana.












