Difendere il suolo per sostenere la produttività

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La corretta gestione e l’uso ottimale del terreno è cruciale per il mantenimento della produttività dei sistemi nel lungo periodo con ricadute positive anche sulla qualità dei raccolti

Il suolo, la “pelle” del nostro pianeta, è una risorsa straordinaria ma non infinita che sostiene la vita attraverso una vasta gamma di benefici ecosistemici, molti dei quali realizzati attraverso l’agricoltura. La sua qualità, le sue proprietà, gli elementi fisici che lo compongono, gli organismi che lo popolano, il suo stato di salute, l’efficacia di gestione influenzano significativamente la capacità dei sistemi agricoli di promuovere la crescita delle piante e assicurare livelli produttivi che diventano sempre più ambiziosi con l’aumento della popolazione mondiale e la pressione del cambiamento climatico. Ma cosa succede nel suolo che lo rende così prezioso per tutti?

Il microbioma nel sistema ambiente, pianta, uomo è il tema che sarà approfondito nel webinar di mercoledì 6 dicembre 2023dalle 10.00 alle 12.00, organizzato da Edagricole.

La partecipazione è GRATUITA previa iscrizione

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Un ecosistema complesso

Il suolo è un ecosistema complesso, sede di relazioni trofiche tra macro, meso e micro-organismi (per esempio batteri, funghi, micro e mesoartropodi, nematodi, piante ecc.) che si sviluppano nell’ambiente fisico-chimico definito dalla sua struttura, dagli spazi tellurici occupati da aria e/o acqua, e da elementi minerali, molecole e composti più o meno semplici ivi contenuti.

La componente microbiologica del suolo, il cosiddetto microbiota, composto in larga parte da batteri e funghi filamentosi, svolge una funzione attiva nel ciclo dei nutrienti e nel sequestro del carbonio. I microorganismi tellurici intervengono nella decomposizione della materia organica liberando elementi e molecole che possono essere assorbiti dalle piante e rimpinguando la frazione di sostanza organica più recalcitrante che viene stoccata nel suolo, sottraendola in questo modo dalla quota di CO2 emessa in atmosfera.

La disponibilità di nutrienti contribuisce al mantenimento della fertilità generale del suolo e della produttività delle colture. La sostanza organica sostiene l’attività microbica tellurica, migliora sia la struttura che le proprietà idrologiche del suolo conferendo maggiore stabilità agli aggregati che si traduce in incremento della capacità di ritenzione idrica e della velocità di infiltrazione.

Alcuni gruppi microbici specializzati sono in grado, inoltre, di interagire direttamente con le piante migliorando l’assorbimento di acqua e/o elementi nutritivi, promuovendo la crescita e stimolando alcune funzioni fisiologiche legate al superamento di stress abiotici e alla produttività più in generale.

Altresì, il suolo di norma ospita parassiti e patogeni delle piante che causano danni e malattie alle coltivazioni. Queste avversità si sostanziano in perdite economiche per gli agricoltori, che possono assumere dimensioni importanti in condizioni particolarmente favorevoli agli organismi dannosi. Nei sistemi naturali, le condizioni di equilibrio dinamico tra i parassiti e le popolazioni di organismi antagonisti, loro nemici naturali, sono in grado di mantenere questa minaccia sotto i livelli di guardia. Siamo in presenza, in tal caso, della cosiddetta soppressività naturale, un’altra proprietà molto importante dei suoli che attiene alla sua attitudine a mantenere basso il rischio fitopatologico.

Al contrario, nei sistemi agricoli intensivamente ed eccessivamente sfruttati, laddove si generano squilibri tra le due tipologie di popolazioni di organismi, benefici e dannosi, a causa del depauperamento della sostanza organica, decadimento della struttura, l’accumulo di composti allelopatici e di propaguli dei patogeni, consumo di nutrienti e fiacchezza delle coltivazioni, la problematica può assumere dimensioni critiche potendosi protrarre nel tempo con l’insorgenza dei cosiddetti fenomeni di stanchezza. La stanchezza del terreno rappresenta un fenomeno ad eziologia complessa, vale a dire determinato da più fattori concomitanti, il cui effetto è evidenziato da un significativo calo delle produzioni e nella recrudescenza di fitopatie telluriche.

Un suolo sano è un suolo più resiliente

Un suolo in piena forma è in grado, al contrario, di fornire servizi ecosistemici specifici per la produzione agricola; benefici generati dall’intero complesso componente biotica-componente abiotica a vantaggio della nutrizione, della disponibilità idrica e della protezione delle piante, della regolazione delle emissioni di gas-serra in atmosfera, della resistenza all’erosione e ad altri fenomeni degradativi. Un suolo sano è naturalmente resiliente, in grado di reagire più prontamente a fattori esterni di disturbo e recuperare velocemente la condizione iniziale di efficienza.

Pertanto, si capisce che qualità, fertilità e salute del suolo sono concetti larghi che non riguardano solamente la sua struttura e tessitura, il contenuto in nutrienti per le piante o la presenza/assenza di patogeni e parassiti. Questi concetti, riferendosi ad un sistema complesso, intrecciano il loro significato aprendo il ragionamento ai meccanismi che li governano e alle possibili modalità di gestione che spesso si sovrappongono negli effetti.

Cura e protezione dei suoli agrari diventano cruciali per mantenere adeguatamente alti i livelli di performance agronomiche, soprattutto nella considerazione che lo scenario del cambiamento climatico, che si palesa con la maggiore frequenza di eventi e condizioni meteo estreme, sta mettendo a dura prova l’agricoltura.

Gestione agroecologica e servizi ecosistemici

I metodi di gestione che impattano sul conseguimento dei servizi ecosistemici regolati da processi e funzioni del suolo sono detti agroecologici. Rientrano dunque in questa categoria tutte le pratiche che tendono a ripristinare le condizioni di equilibrio proprie dei sistemi meno intensivi e mitigare gli effetti negativi dello sfruttamento eccessivo. Queste includono, le somministrazioni di sostanza organica, l’adozione di tecniche di minima lavorazione, l’uso di colture di copertura (cover crops) e il ripristino di adeguati criteri di rotazione e avvicendamento colturale, l’impiego di inoculi microbici anche in combinazione con preparati ad azione pre-biotica, e tutte le buone pratiche agronomiche che concorrono a ridurre i processi di depauperamento e degradazione della qualità generale del suolo agrario.

L’incorporazione costante di ammendanti organici come p. es. compost di qualità, così come l’esplicarsi di pratiche di arricchimento come la coltivazione di essenze a scopo di copertura del suolo e il sovescio, possono contribuire all’attivazione e mantenimento delle comunità microbiche benefiche che abitano l’ambiente tellurico, all’aumento della disponibilità di nutrienti e al loro mantenimento evitando perdite per lisciviazione. L’attività enzimatica e la respirazione del suolo, la misura della biodiversità microbica, il livello di soppressività naturale verso i patogeni, rappresentano validi indicatori biologici del buon esito delle pratiche di gestione organica per il miglioramento e la conservazione dello stato dei suoli.

Anche la minima lavorazione, intesa quale pratica finalizzata alla riduzione del consumo di sostanza organica e della destrutturazione dei suoli contribuisce a preservare nel tempo tutti i benefici connessi già descritti. In un tale contesto, è consigliabile accompagnare la gestione agroecologica del suolo con l’adozione di altre tecniche eco-compatibili come biofumigazione e solarizzazione.

La corretta gestione e l’uso ottimale della risorsa suolo in agricoltura è cruciale per il mantenimento della produttività dei sistemi nel lungo periodo con ricadute positive anche sulla qualità dei raccolti.


Dalla salute del suolo a quella dell'essere umano

suoloIl nuovo libro edito da Edagricole e curato da Vincenzo Michele Sellitto, dal titolo Microbioma. One-Health: dal suolo al benessere dell'uomo, dimostra quanto lo stato si salute del suolo influisca sullo stato di salute dell’uomo. Il flusso di benessere, che parte dal suolo passando per la pianta raggiungendo e alimentando anche l’uomo, è determinato dalle interazioni dei microbiomi. Un libro che introduce il microbioma del suolo e il suo impatto sul microbioma umano. Così come nell’uomo la malattia è riconducibile a problemi legati al microbioma intestinale cosi nelle piante la manifestazione di una patologia può essere ricondotta spesso a un abbattimento o alterazione dell’attività microbica del suolo. Nel libro si approfondiscono inoltre le relazioni endofitiche e simbiotiche tra pianta e microbiomi che risultano fondamentali nelle applicazioni dei microbiomi in agricoltura sia nell’ambito della biostimolazione delle colture, sia per favorire la salute del suolo e dell’ambiente.

Difendere il suolo per sostenere la produttività - Ultima modifica: 2023-11-27T10:29:05+01:00 da Sara Vitali

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