Disseccamento del rachide. Fisiopatia poco conosciuta

disseccamento del rachide su uva
Sintomo di disseccamento del rachide su grappolo
Troppo spesso confusa con la peronospora larvata, questa fisiopatia richiede invece un elevato grado di conoscenza per gestire nutrizione, portinnesti e forme di allevamento ed evitare così danni produttivi

Il disseccamento del rachide è una fisiopatia ancora poco conosciuta dai viticoltori, i quali molto spesso la confondono con la peronospora. I sintomi compaiono all’inizio dell’invaiatura e si evidenziano improvvisamente sul rachide con necrosi brune, oblunghe, che in seguito possono estendersi su parte o sulla sua totalità. Il rachide si disidrata e dissecca, conseguentemente non apporta più le sostanze nutritive agli acini: questi appassiscono restando immaturi, ricchi di acidi e poveri di zuccheri. Queste alterazioni interessano solo una parte del grappolo, ed in particolare la puta e le ali, quindi il danno determinato dal disseccamento del rachide risulta qualitativo più che quantitativo.

I fattori che possono influenzare l’entità della fisiopatia sono principalmente il decorso meteorologico dell’annata e l’equilibrio nutrizionale, vegeto-produttivo e ormonale.

Clima, nutrizione e portinnesto

Per quanto riguarda gli aspetti meteorologici, le informazioni reperibili in letteratura confermano che abbassamenti della temperatura durante la fioritura e piogge intense durante l’invaiatura costituiscono dei fattori predisponenti per il manifestarsi del disseccamento del rachide. Un altro aspetto decisivo per la comparsa della fisiopatia è l’alternanza durante la stagione vegetativa di sbalzi e cambiamenti improvvisi delle condizioni meteorologiche e di conseguenza di sviluppo vegetativo e funzionale della pianta.

Oltre ai fattori meteorologici anche la dotazione di elementi minerali può influenzare la comparsa del disseccamento del rachide. Fin dalle prime descrizioni della fisiopatia, un alterato rapporto tra potassio in eccesso e calcio e magnesio in difetto è stato considerato un fattore determinante per la comparsa del disseccamento. Va peraltro ricordato che l’alterazione può svilupparsi anche in presenza di livelli ottimali di calcio e magnesio, quando questi elementi non risultano disponibili per la pianta a causa di una eccessiva presenza nel terreno di potassio che ne ostacola l’assorbimento

Per quanto riguarda i portinnesti è stato possibile osservare il ruolo che questi svolgono sia nell’assorbimento dei vari elementi nutritivi, sia sul vigore che imprimono ai vitigni e in definitiva sulla comparsa del disseccamento del rachide. È risultata pertanto confermata la maggiore predisposizione alla fisiopatia dei vitigni innestati su SO4, per le note difficoltà nell’assorbimento di magnesio e, seppure in maniera meno evidente, anche sui portinnesti che conferiscono vigore come il Kober 5BB. Tra i portinnesti più performanti si sono invece classificati il 420A ed il 161.49.

Vigore e squilibri ormonali

Il vigore e l’elevata produttività dei vigneti accompagnano spesso l’insorgenza del disseccamento del rachide che per questo è anche definito malattia del benessere. Numerosi studi confermano il legame tra la comparsa dei sintomi della fisiopatia e la diversa concentrazione di fitormoni tra i germogli ed i grappoli. In condizioni di elevata vigoria, di scarsa allegagione e di stress fisiologici la sintesi di alcuni ormoni (auxine e gibberelline) è maggiore negli apici vegetativi determinando condizioni fisiologiche favorevoli all’insorgenza del disseccamento.


Interventi di prevenzione

Le misure di prevenzione si possono così riassumere:

- per le varietà sensibili all’alterazione, nei nuovi impianti va preferito l’allevamento a spalliera che consente di regolare al meglio la produzione e l’equilibrio della pianta;

- va evitato l’impiego del portinnesto SO4, preferendo combinazioni che, in funzione della fertilità del terreno, non inducono eccessiva vigoria;

- su vigneti in produzione evitare tutte le tecniche che favoriscono il vigore vegetativo (eccessive concimazioni azotate, potature troppo drastiche e cimature e sfogliature intempestive);

- sulle varietà sensibili alla fisiopatia è opportuno effettuare 2-4 trattamenti fogliari con solfato di magnesio al 16% o al 32%. Il primo intervento va eseguito ad inizio invaiatura, quelli successivi distanziati di 8-10 giorni;

- nei terreni con scarsa presenza di magnesio, la concimazioni al piede con solfato di magnesio può risultare più efficace perché più duratura rispetto ai trattamenti fogliari.


 

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