Infestanti, il cipero minaccia le orticole in pieno campo

Campo di carota con elevata presenza di cipero nella zona di Maccarese (Rm)
Cyperus esculentus è stato inserito da Eppo tra le infestanti invasive più pericolose in Europa. Per le orticole del Centro Italia rappresenta una problematica limitante, con la possibilità di ridurre la produzione fino al 90%. Ecco le strategie alternative alla chicmica da adottare

Ormai da alcuni anni le zone di Fiumicino nel Lazio e del bacino del Fucino sono interessate dalla presenza di una infestante davvero difficile da arginare: il cipero.

Questa rende problematica la coltivazione di numerose colture orticole poiché, in alcuni campi, sovrasta completamente la coltura. La lotta risulta particolarmente difficile e il risanamento di una superficie infestata può richiedere anni; pertanto è fondamentale porre molta attenzione alla comparsa delle prime piante.

 

 

Articolo pubblicato sulla rubrica L’occhio del Fitopatologo di Terra e Vita

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Una malerba pericolosa

Nella coltivazione della carota, per esempio, la competizione della flora infestante può determinare una riduzione delle rese, in alcuni casi anche sostanziale, determinando la non sostenibilità economica della sua coltivazione. Senza dubbio tra le infestanti più difficili da controllare vi è il cipero (Cyperus spp).

Tra questi il C. esculentus è considerato estremamente importante tanto da essere inserito nella lista delle specie invasive più pericolose dall’Eppo (European and Mediterranean Plant Protection Organization). Questa infestante è una specie a distribuzione subtropicale diffusasi oggi anche nelle zone temperato-calde. Fino a qualche anno fa il cipero era localizzato ai margini della coltura o lungo i canali irrigui su terreni tipicamente sabbiosi; ora si è stabilmente insediata all’interno degli appezzamenti divenendo, in alcuni casi, la specie prevalente tra le malerbe.

Il cipero può provocare perdite quantitative fino al 90%. La diffusione del cipero è stata favorita anche da una mancanza di adeguati strumenti di difesa chimica. C. esculentus è favorita da condizioni di stress idrico ed elevate temperature, condizioni soprattutto presenti in terreni sabbiosi. La riproduzione del cipero può avvenire per seme a seguito della impollinazione allogama o per via agamica. Nelle nostre zone la riproduzione vegetativa, attraverso emissione di nuovi rizomi, è quella prevalente.

I tuberi, germogliando, emetteranno un rizoma che formerà un ingrossamento (bulbo basale) sotto la superficie del terreno. Il bulbo basale, oltre a emettere le foglie, forma nuovi rizomi che, alle estremità daranno vita a diversi bulbi basali e nuovi germogli.

In una stagione vegetativa possono essere prodotti centinaia di tuberi di dimensione tra 0,5 e 2 cm; pertanto basta qualche tubero per infestare un campo. Gli organi di quiescenza sono i tuberi che germinano in primavera quando le temperature superano i 12 °C. La vitalità dei tuberi è abbastanza lunga, fino a 4 anni, resistendo a periodi di siccità ma sensibili alle basse temperature invernali.

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Le strategia alternative alla chimica

Poiché la lotta chimica nei confronti del cipero su carota in atto non è praticabile (è utilizzabile soltanto il Glifosate su terreno nudo), è importante adottare tutte le strategie possibili per limitare la sua diffusione in terreni indenni. Pertanto è fondamentale seguire i seguenti accorgimenti:

  • Non diffondere residui colturali o della terra proveniente da terreni o parcelle infestate su terreni “puliti”;
  • pulire accuratamente gli attrezzi agricoli dopo le lavorazioni in terreni infestati;
  • lavorare e raccogliere le parcelle infestate alla fine dei lavori;
  • avvisare eventuali controterzisti della presenza del problema;
  • in caso di presenza dei primi focolai di cipero, occorre immediatamente eliminare le piantine scavando il terreno fino al di sotto della soglia di aratura.

Per il risanamento di una superficie infestata occorrono strategie integrate di rotazione colturale, misure chimiche e meccaniche. In caso di infestazione grave, bisogna prevedere la possibilità di non coltivare colture poco dense e poco concorrenziali, che favoriscono lo sviluppo del cipero; inoltre in tali terreni è sconsigliato coltivare patate poiché i tuberi vengono danneggiati dai rizomi del cipero.

Rotazioni a dominanza di cereali e prati da foraggio favoriscono le operazioni di risanamento degli appezzamenti infestati. L’erba medica è la coltura a potenziale soppressivo più interessante. La rotazione con mais, inoltre, ci consente di utilizzare principi attivi registrati per il diserbo del mais che risultano parzialmente attivi anche nei confronti del cipero.

Infestanti, il cipero minaccia le orticole in pieno campo - Ultima modifica: 2021-08-31T08:11:29+02:00 da K4

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