Melo, mancano mezzi di difesa

Alessandro Dalpiaz, direttore generale Assomela
I produttori di Assomela e i colleghi francesi di Anpp si confrontano sul tema del Green deal e della difesa sostenibile, che da promessa rischia di diventare una seria minaccia per la melicoltura europea. Alessandro DalPiaz (direttore Assomela): «La sostenibilità va bene, ma occorre anche garantire mezzi efficaci per tutelare la produzione di mele di qualità»

La difesa sostenibile è uno dei maggiori problemi del melo. I vertici di Assomela, che rappresenta oltre l’80% della produzione di mele italiane e dell’Associazione nazionale mele e pere della Francia Anpp, si confrontano periodicamente sia sull’andamento dei mercati che sulle prospettive del settore melicolo nei rispettivi paesi e più in generale in Europa.

Green deal, una promessa o una minaccia?

In particolare in questo momento si stanno confrontando sul crescente aumento del potenziale produttivo nell’Ue e nei paesi confinanti alla luce dei forti cambiamenti imposti dal Green Deal e dalla Strategia From Farm to Fork.

 

 

Preso atto che le vendite stanno segnando un andamento positivo per tutte le varietà sia sul mercato interno che sull’export, i dirigenti hanno messo a fuoco il tema della difesa, del contesto del quadro che si sta definendo con la strategia Farm to Fork

Abbiamo cercato di approfondire questi temi con Alessandro Dalpiaz, direttore generale di Assomela oltre che di Apot (Associazione Produttori Ortofrutticoli Trentini).

«I principali temi sui quali ci stiamo confrontando - afferma Dalpiaz -, sono quelli della sostenibilità dei sistemi produttivi nei due Paesi, su quale strategia puntare per accompagnare i produttori verso obiettivi sempre più virtuosi di sostenibilità, ma nello stesso tempo sugli accorgimenti necessari per tutelare la produzione europea garantendo l’uso di specifiche sostanze attive, ancora oggi necessarie per produrre mele di qualità in Europa».

Senza mancozeb e con captano e dithianon contingentati

In particolare sottolinea Dalpiaz, in presenza di diversi dossier in discussione per accelerare il processo di revisione di alcune sostanze attive fondamentali per le strategie di difesa nel settore della produzione integrata della melicoltura europea, dove esiste il pericolo di un possibile ritiro o come minimo forti riduzioni d’uso si è cercato di capire che azioni intraprendere.

Non dimentichiamo sottolinea il direttore, che il settore soffre già il mancato rinnovo per la s.a. “mancozeb” ed ora, con eventuali restrizioni per il “captano” e per il dithianon”, potrebbe veder compromesso i pilastri stessi nella difesa integrata del melo. L’impossibilità di usare tali sostanze attive che i produttori fuori dall’UE usano regolarmente, oltre alla crescente offerta di mele in Europa, ma anche nei paesi limitrofi, rappresentano una minaccia molto concreta per la melicoltura dell’Unione europea, che rischierebbe di perdere competitività e di conseguenza quote di mercato.

Meleto in Trentino

Manca la valutazione d’impatto

Ad oggi il Green Deal e la Farm to Fork sono ancora allo stadio di indirizzo politico, ma si percepisce una strana situazione, come se il quadro legislativo fosse già definito ed operativo, legittimando a tutti i livelli decisioni penalizzanti per l’agricoltura e per gli agricoltori. Il Dipartimento Agricoltura degli Stati Uniti ha diffuso una stima di impatto riguardo alle conseguenze della piena applicazione del Green Deal che dovrebbero preoccupare, con previsioni di riduzioni di produzione ed aumento dei costi che dovrebbero, al minimo, suggerire alla UE di fare lo stesso. Ma per ora si è preferito contestare quanto fatto dagli USA piuttosto che fare queste valutazioni a casa propria, come farebbe quello che si dice il “buon padre di famiglia”.

I rappresentanti dei produttori italiani e francesi, ricorda Dalpiaz, concordano sulla grande importanza di una strategia volta a comunicare meglio e con più intensità gli sforzi e il grande impegno dei produttori verso le competenti autorità politiche e amministrative, alle quali si chiede una maggiore attenzione in merito alle implicazioni economiche conseguenti a scelta affrettate. Una grande attenzione dovrà essere riservata anche nella comunicazione ai consumatori con un’azione coordinata fra le due associazioni.

Anche la produzione biologica, ambiziosamente posta al 25% della superfice totale coltivata per il 2030, è stato uno dei temi trattati fra i francesi e gli italiani, vista la rapida crescita di queste produzioni sia in Italia che in Francia che sono i principali protagonisti a livello europeo.

Considerato che siamo di fronte alla probabilità che si crei un aumento dell’offerta non assorbito dalla domanda conclude il direttore Dalpiaz, in assenza di specifiche valutazioni di impatto, cosa che qualsiasi azienda fa prima di lanciarsi in nuove iniziative, l’Unione Europea potrebbe andare incontro ad un indebolimento del settore invece di perseguire quegli obiettivi di qualità ambientale che nessuno discute.  Il tempo c’è, ma sappiamo che passa veloce.

Melo, mancano mezzi di difesa - Ultima modifica: 2021-02-16T08:53:03+01:00 da Lorenzo Tosi

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