Melograno, i patogeni e i fitofagi che possono sgonfiare il boom

melograno
Avversità e strategie di controllo per una coltura in espansione al Sud

Boom del melograno. Seppur coltivato in Italia fin da tempi antichi, questa pianta (Punica granatum) ha di recente conquistato i consumatori per i benefici che il suo frutto, da alimento funzionale e nutraceutico, apporta alla salute umana e ha spinto molti agricoltori, alla ricerca di alternative alle classiche colture frutticole, a investire in nuovi impianti intensivi. Infatti la superficie coltivata nel Mezzogiorno, in particolare in Puglia e Sicilia, è notevolmente aumentata, passando da 43 ettari nel 2010 a 168 ettari nel 2015.

La crescente diffusione di impianti intensivi sta facendo però emergere una serie di problematiche anche di natura fitosanitaria che necessitano di approfondimenti mirati a chiarire aspetti di biologia, epidemiologia ed etologia funzionali alla definizione di adeguate strategie di protezione.

 

Marciumi pre e post-raccolta

Numerosi sono i funghi patogeni del melograno riscontrati finora. «Quello più diffuso - spiega Stefania Pollastro, ricercatore del Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti dell’Università di Bari - sembra essere Pilidiella (Coniella) granati, agente del marciume del colletto, i cui sintomi sono stati osservati, durante l’estate del 2014 e quella del 2015, sul 20-30% dei melograni, appartenenti alle cultivar Wonderful One, Ako e Mollar de Elche, in 20 diversi frutteti ubicati in due distinti areali pugliesi (Nord-Est di Bari e Sud Salento), in Basilicata (area di Metaponto) e in Calabria (provincia di Catanzaro)». Le piante colpite si presentavano ad accrescimento stentato e con evidenti fenomeni di clorosi sulla vegetazione, quindi accusavano un chiaro declino fino alla morte. «Nel giugno 2015 – continua la ricercatrice - è stato osservato, in un vivaio della provincia di Lecce, un grave attacco di oidio (Erysiphe sp.) sul 70% di 450.000 piantine di melograno dell’età di due anni, appartenenti alle cultivar Wonderful One e Ako: placche bianche e fitte di micelio e conidi coprivano dal 30% al 40% delle giovani foglie, che in seguito ingiallivano e cadevano».

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