L’impatto del clima sulla peronospora della vite

Le classiche "Macchie d'olio", sintomo inequivocabile di un attacco di peronospora
La pioggia di questa primavera stimola il susseguirsi di infezioni primarie e secondarie. Per impostare la difesa in annate come questa è assolutamente necessario affidarsi ai modelli previsionali. E per non farsi scappare l'oidio occorre la massima tempestività

Le conoscenze sulla biologia degli agenti causali di peronospora e oidio, integrate dalle necessarie considerazioni di tipo epidemiologico, consentono di contribuire efficacemente a delineare, dopo la ripresa vegetativa, le strategie di difesa del vigneto nei riguardi delle due malattie fungine.

L'impatto della siccità invernale

La sopravvivenza di Plasmopara viticola in assenza di tessuti colonizzabili della pianta ospite è garantita dalla sua capacità di differenziare strutture quiescenti, le oospore, dalle quali, all’inizio della stagione vegetativa, si origina l’inoculo deputato all’infezione dei tessuti neoformati. Il tempo necessario per la germinazione delle oospore varia notevolmente ed è influenzato dalle condizioni climatiche sia contingenti sia pregresse. Un andamento climatico piovoso nelle fasi fenologiche che precedono la ripresa vegetativa incrementa la pronta germinazione delle oospore, la formazione dei macrozoosporangi, contenenti le zoospore, e quindi la probabilità di attacchi primari importanti anche con precipitazioni di lieve entità associate al persistere di temperature medie giornaliere di 10 °C. Al contrario le stesse precipitazioni, se precedute da un periodo stagionale siccitoso durante il quale non sono stati formati macrozoosporangi, possono solo dare l‘avvio alla germinazione delle oospore. Anche la gravità delle infezioni secondarie è condizionata dalla sequenza degli eventi climatici: il persistere di condizioni favorevoli ha un effetto estremamente positivo sulla formazione dell’inoculo, cosicché anche umettazioni di breve durata consentono il verificarsi di un numero elevato di nuove infezioni, mentre in condizioni siccitose la differenziazione degli sporangi sui tessuti colpiti dalla malattia è ridotta e di conseguenza anche bagnature prolungate non possono che causano sporadiche infezioni.

Affidarsi ai modelli previsionali

Attualmente la difesa fitosanitaria del vigneto nei confronti della peronospora consente di raggiungere livelli più che soddisfacenti sul piano della sicurezza protettiva purché venga condotta in base al criterio della prevenzione, soprattutto in aree a elevato rischio epidemico. Le applicazioni fitoiatriche vanno pertanto cadenzate prima del verificarsi delle infezioni primarie causate dalle piogge, avvalendosi delle previsioni meteo, attualmente sempre più affidabili, o del supporto fornito dai modelli previsionali ove disponibili, ed effettuate con prodotti efficaci grazie alla disponibilità di fungicidi caratterizzati da spiccate capacità penetranti e di traslocazione, variamente associati a livello formulativo con prodotti di copertura.


Tempestività contro il mal bianco

Sintomi di oidio non particolarmente evidenti "nascosti" nella pagina inferiore di una foglia

Durante la stagione invernale l’oidio della vite è in grado di sopravvivere in due forme: attraverso frammenti di micelio imprigionati fra le perule delle gemme e più frequentemente mediante i cleistoteci, corpuscoli sferici del diametro di 0,1 mm. e di colore nero a maturità, trasportati dalla pioggia e dal vento nelle screpolature della corteccia dei tralci.

A primavera, non appena la temperatura raggiunge i 10 °C e cade una leggera pioggia che determina 15-20 ore di bagnatura della vegetazione, i cleistoteci si aprono e gli aschi in essi contenuti liberano le ascospore, deputate alla propagazione e diffusione della malattia. La fuoriuscita degli aschi dai cleistoteci è un processo scalare che prosegue durante la stagione primaverile e determina il susseguirsi di più cicli di infezioni primarie di diversa gravità in funzione del numero delle ascospore rilasciate. Dopo un periodo di incubazione di 8-12 giorni, variabile in funzione della temperatura, l’infezione diviene visibile sotto forma del tipico micelio biancastro dal quale si differenziano conidiofori e conidi che danno il via alle infezioni secondarie estive. Su varietà particolarmente recettive la lotta nei confronti dell’oidio deve essere avviata precocemente, alcune settimane prima che si rendano macroscopicamente manifesti i sintomi della malattia, poiché ostacola l’insediamento dei primi centri di infezione della malattia, in grado di svilupparsi da principio in forma mascherata.

Articolo pubblicato sulla rubrica L'occhio del Fitopatologo di Terra e Vita

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L’impatto del clima sulla peronospora della vite - Ultima modifica: 2019-04-16T20:22:50+00:00 da K4

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