Peste suina africana: «Non è il momento di abbassare la guardia»

È quanto dichiara Francesco Feliziani del Cerep, Centro di Referenza Nazionale per le Pesti Suine, in occasione della nostra intervista (guarda il video!). «La salute umana ha senza dubbio la priorità, ma è opportuno non dimenticare gli altri problemi»

La Peste suina africana è una malattia che può causare gravi danni alla salute dei nostri suini, oltre che all'economia del Paese. Secondo Francesco Feliziani del Cerep, è importante che se ne parli e che l'Italia adotti tutte le misure necessarie al fine di prevenire la diffusione, soprattutto in un momento di caos come questo che stiamo vivendo a causa del Coronavirus.

Oltre al Coronavirus

Da qualche mese il Coronavirus domina la scena. Ci stiamo dimenticando dei problemi che ci tenevano occupati fino a qualche tempo fa?

Peste suina africana
Francesco Feliziani

«La salute della popolazione umana è stata giustamente messa in primo piano, ma è opportuno non dimenticare del tutto alcuni problemi. Tra questi - sottolinea Feliziani -, la minaccia rappresentata dalla diffusione della Peste suina africana nei suini domestici e selvatici è certamente una delle preoccupazioni più rilevanti. L’infezione è presente in diversi paesi europei e sembra inarrestabile anche in Asia con conseguenze devastanti nella zootecnia e, di riflesso, nell’economia delle nazioni colpite».

 

 

 

 

Rischi e danni

Quali sono i principali danni provocati dalla Psa e quali rischi corre il nostro Paese relativamente a questa malattia?

«La Psa - risponde Feliziani - non è una zoonosi e quindi non rappresenta un rischio per  la salute dell’uomo, ma è una malattia altamente diffusibile e con tassi di letalità che possono arrivare al 100% (leggi Modalità di trasmissione della Peste Suina Africana). La presenza o anche solo il sospetto di infezione determina l’adozione di misure restrittive che comprendono il blocco degli allevamenti e l’abbattimento degli animali infetti. La presenza del virus nelle popolazioni di cinghiali mette a rischio i suini domestici e quindi, anche in questo caso, sono previste misure da applicare in emergenza».

«Il problema - continua - non riguarda però solo gli allevamenti perché ci sarebbero conseguenze anche per tutta la filiera compresi i prodotti di salumeria: una eccellenza italiana che non potrebbe più essere venduta all’estero».

Tutta questione di prevenzione

Anche alla luce di quanto accaduto con il Covid-19, quanto conta la prevenzione per problemi come la Psa?

«Non essendo ancora disponibile un vaccino - dichiara Feliziani -, la prevenzione è lo strumento più importante che possiamo impiegare per difenderci dall’infezione da virus Psa: dobbiamo applicare stretti protocolli di biosicurezza per difendere gli allevamenti o le aree libere dall’infezione. Allo stesso modo è necessario implementare un sistema di allerta rapida per individuare prima possibile i nuovi eventuali focolai: un’azione rapida ed efficace aumenta in forma esponenziale le possibilità di eradicare la malattia in tempi brevi».

Peste suina africana

La sorveglianza passiva

Quale risulta essere a oggi la strategia di sorveglianza/prevenzione più efficace? E quale quella di  contenimento/eradicazione?

«La sorveglianza passiva (leggi l'approfondimento: In cosa consiste la sorveglianza passiva) è lo strumento più efficace da applicare nelle zone libere dall’infezione. Qualsiasi sospetto deve essere immediatamente notificato ed approfondito per escludere la presenza del virus attraverso test diagnostici virologici che sono eseguiti presso la rete dei laboratori degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali. Il rilievo di sintomi specifici, ma anche qualsiasi aumento della mortalità negli allevamenti - aggiunge l'esperto - devono essere sottoposti all’attenzione dei servizi veterinari (Ssvv) che conoscono le procedure da applicare; allo stesso modo i Ssvv devono essere attivati per campionare ogni carcassa di cinghiale sia rinvenuta nell’ambiente».

Psa nel mondo

Qual è la situazione attuale in Ue, e in Asia?

«La situazione varia di zona in zona a seconda dei sistemi produttivi e ancora di più delle interazioni tra gli ospiti sensibili (suini domestici e selvatici), il virus e l’ambiente. In Est Europa - precisa Feliziani - preoccupa moltissimo la presenza del virus nelle popolazioni dei cinghiali che mantengono l’infezione in forma endemica e la diffondono per contiguità; in Asia l’attenzione è concentrata negli allevamenti intensivi dove, spesso, il livello di biosicurezza è inadeguato. In altre aree - continua -, la massiccia presenza di allevamenti familiari ed estensivi rappresenta il fattore di rischio più importante per la persistenza dell’infezione. Attualmente in Europa la Psa è presente in un ampio fronte che, partendo dal Nord, coinvolge i paesi Baltici, la Polonia fino ai confini tedeschi, la  Federazione Russa, la Bielorussia, la Moldavia e il Caucaso; l’infezione è anche arrivata fino ai Balcani e focolai (ora risolti) si sono registrati in Rep. Ceca (cinghiali) e Grecia (domestici); in via di risoluzione sembra essere il cluster di infezione dei cinghiali in Belgio. Molto grave è la situazione in Asia: a partire dalla Cina, l’infezione si è estesa a tutto il sud est asiatico e minaccia da vicino Giappone e Australia. L’infezione in Africa è endemica in molti paesi sub-sahariani».

Peste suina africana

Azioni concrete

Il Sistema Sanitario Nazionale come si sta muovendo a riguardo? 

«Il ministero della Salute con il supporto del Centro di Referenza Nazionale (Cerep - Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche) ha predisposto un piano nazionale di sorveglianza già approvato e cofinanziato dall’Unione Europea; il piano ha l’obiettivo di coordinare l’attività dei Ssvv per monitorare il territorio e controllare sia gli allevamenti, sia le popolazioni di cinghiali, peraltro segnalate in forte aumento in tutta la penisola».

«Questa misura - aggiunge l'esperto del Cerep - va ad affiancare il piano di eradicazione della Psa in Sardegna dove la malattia è endemica dal 1978 sia negli allevamenti suini che nei cinghiali. Recentemente, il problema è stato affrontato con grande impiego di risorse che hanno consentito di raggiungere ottimi risultati in tempi brevi: è stato migliorato il livello di biosicurezza degli allevamenti e sono state rimosse  alcune pratiche illegali come la detenzione di suini al pascolo brado senza controlli sanitari. Allo stato attuale non si registrano casi negli allevamenti domestici da più di un anno e la prevalenza è in forte diminuzione nei cinghiali».

L'allevatore deve fare la sua parte

Quale il ruolo dell’allevatore? 

«Gli allevatori hanno un ruolo fondamentale e non solo perché sarebbero i primi a subire le conseguenze di un’incursione del virus Psa nel nostro territorio. Gli allevatori devono essere le prime sentinelle del sistema di sorveglianza passiva e notificare ai Ssvv ogni anomalia riscontrata nei loro allevamenti. È necessario collaborare - sottolinea Feliziani - e non si deve aver paura di generare un falso allarme: il Ministero della Salute ha già predisposto tutte le procedure da adottare in caso di emergenza e il sistema diagnostico può dirimere ogni sospetto nel giro di 24/48 ore, grazie al sistema ben consolidato che include Ssvv, rete degli Izs e Cerep»

«Ogni caso in cui si rilevino sintomi specifici e/o riconducibili alla Psa deve essere gestito sulla base di rigide procedure descritte nel “manuale operativo delle emergenze” disponibile nel sito web del Ministero della Salute e del Cerep».

Il nuovo Piano nazionale

Il nuovo Piano nazionale in vigore da gennaio 2020 sta avendo riscontro positivo? Quali le difficoltà da affrontare per rispettarlo?

«L’emergenza Covid è arrivata proprio nel momento in cui il piano avrebbe dovuto decollare ma la sorveglianza della Psa è tra le poche attività dichiarate “non differibili”: è necessario quindi applicare la massima attenzione. Per quanto riguarda i suini selvatici - precisa -, ricordo che ogni cittadino è chiamato a segnalare il ritrovamento di carcasse di cinghiale in modo che si possa procedere al prelievo dei campioni e ai test virologici: si richiede a guardie forestali, cacciatori, automobilisti etc. di collaborare con i Ssvv».

Cerep: formazione e informazione

Tra i compiti del Cerep/Izsum c’è anche quello di garantire “formazione e informazione agli stakeholders”, in che modo?

«Nel piano nazionale predisposto insieme al Ministero della Salute, un capitolo a parte è riservato a questo argomento. Certamente il programma dovrà essere rivisto sulla base delle esigenze legate all’emergenza Covid. Sono stati realizzati volantini, posters e altri messaggi per diffondere le informazioni sul pericolo della Psa. Stiamo inoltre verificando la possibilità di condurre simulazioni di intervento in caso di focolaio che verranno realizzate non appena la situazione Coronavirus migliorerà. L’informazione passa anche attraverso i social: per questo vi invitiamo a visitare la pagina facebook del Cerep».

Vaccini

Parlando di vaccini, quali novità? 

«Al momento non sono disponibili vaccini che possano essere di aiuto per prevenire o controllare l’infezione da Psa - afferma Feliziani -. molti ricercatori però stanno cercando nuove tecnologie per mettere a punto un vaccino. L’Unione Europea ha disposto un bando vinto da una cordata di cui fanno parte due laboratori Italiani con l’obiettivo di mettere a punto il vaccino e un’adeguata strategia di intervento nei prossimi 4 anni».

Peste suina africana: «Non è il momento di abbassare la guardia» - Ultima modifica: 2020-04-21T09:37:42+02:00 da Mary Mattiaccio

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome