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Michele Morgante

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Tea

Tea, la ricerca va avanti nonostante le provocazioni

La Società italiana di genetica agraria guarda al futuro con fiducia. Ribadita l’importanza del dialogo e della formazione per far capire il potenziale delle nuove tecniche genomiche per l’agricoltura italiana

Tea, serve il coraggio della politica

Le tecnologie di evoluzione assistita sono la più promettente speranza per l’obiettivo della sostenibilità della produzione agricola. La decisione sull’utilizzo di una leva così potente e decisiva per il nostro futuro non può essere lasciata solo a carico dei tribunali amministrativi europei

E pur si muove!

Proprio come fece Galilleo quando pronunciò la famosa frase: le New breeding techniques reagiscono alla scomunica della sentenza della Corte di Giustizia europea di due anni fa. Lo studio della Commissione le rimette in gioco attribuendo anzi alle nuove tecnologie di evoluzione assistita un ruolo chiave per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità del green deal. L'Europa e l'Italia sono chiamate a sfide epocali in agricoltura e la risposta può venire solo dalla scienza

Dal premio Nobel al campo e alla tavola

Chiamiamole Tea: tecniche di evoluzione assisitita. Per la prima volta l'accademia reale di Svezia assegna il premio Nobel per la chimica alle due donne Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna che, con la loro ricerca pioneristica, le hanno scoperte. Si apre così una nuova era di soddisfazione e di successi per il miglioramento genetico delle colture. Ma occorre un nuovo patto di collaborazione tra ricerca, agricoltura e società
Michele Morgante

Un’insana passione per l’immobilismo genetico

L'avversione contro il miglioramento genetico deriva dal diffondersi di una visione distorta dell'agricoltura . Ma non è tornando ai bei tempi andati che risolveremo i problemi di sostenibilità ambientale, economica e sociale del comparto primario. Occorre una nuova alleanza tra produttori e mondo della ricerca nel nome dell'innovazione.

Genome editing, tutti sconfitti dalla sentenza Ue

La Corte di Giustizia Europea ha deciso che le varietà ottenute con le più innovative, sostenibili ed efficienti tecnologie di miglioramento genetico debbano essere normate come gli Ogm. Una visione oscurantista che decreta la sconfitta degli agricoltori, dei consumatori, dell'inascoltata comunità scientifica e anche del variegato movimentismo ambientalista, costretto a rimanere in un angusto cul de sac anti-biotech smentito dai fatti. L'editoriale a Terra e Vita 25

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