Genome editing, tutti sconfitti dalla sentenza Ue

Michele Morgante
La Corte di Giustizia Europea ha deciso che le varietà ottenute con le più innovative, sostenibili ed efficienti tecnologie di miglioramento genetico debbano essere normate come gli Ogm. Una visione oscurantista che decreta la sconfitta degli agricoltori, dei consumatori, dell'inascoltata comunità scientifica e anche del variegato movimentismo ambientalista, costretto a rimanere in un angusto cul de sac anti-biotech smentito dai fatti. L'editoriale a Terra e Vita 25

Pensavamo che il negazionismo scientifico stile no vax fosse una prerogativa esclusiva dell’Italia? Che le invasioni di campo fra potere giudiziario e politica fossero confinate nella Penisola? A leggere la sentenza con cui la Corte di Giustizia europea ha dichiarato che i prodotti del genome editing sono da considerarsi a tutti gli effetti Ogm (e come tali normati), viene da pensare che gli stessi mali di cui soffre il Belpaese siano diffusi anche a livello comunitario.

Il quesito francese

La Corte europea era chiamata a dirimere i quesiti sollevati da 9 Ong francesi, che avevano chiesto al Consiglio di Stato di assimilare gli organismi creati con mutagenesi sito-diretta tramite genome editing agli organismi geneticamente modificati (e quindi sottoporli a regole estremamente stringenti per il rilascio in campo e il consumo alimentare). Nel rispondere la Corte ha ignorato i pareri di innumerevoli accademie e società scientifiche che ritenevano tutte, nessuna esclusa, che non vi fossero profili di rischio diversi fra i prodotti della mutagenesi tradizionale e quelli di nuova generazione. Il massimo organo giuridico comunitario ha anche ignorato il fatto che la sentenza, che copre un vuoto normativo su cui la Commissione europea ha finora evitato di intervenire, è inapplicabile, visto che le mutazioni da genome editing sono identiche a quelle spontanee e quindi indistinguibili e non tracciabili.

Trascurate le evidenze scientifiche

Si tratta di una rottura che inverte la rotta rispetto a precedenti sentenze in materia (ad es.: caso Fidenato, settembre 2017), che avevano sostenuto che non si può prescindere dalle evidenze scientifiche nel motivare decisioni anche in merito ad argomenti sensibili quali la tutela della salute umana, animale e ambientale. Difficile ora individuare possibili vincitori in questa vicenda economico-politico-giudiziaria.
È sconfitta la comunità scientifica che ancora una volta non è riuscita a far sentire la propria voce autorevole nel far prevalere logica, raziocinio e metodo scientifico su ideologia, preconcetti e interessi di parte.

Un'agricoltura costretta all'assistenza

Sono sconfitti gli agricoltori europei e le aziende sementiere grandi ma soprattutto piccole, che vorrebbero poter utilizzare tali metodiche innovative per ottenere più efficacemente varietà migliorate in grado di rispondere ai problemi sempre più complessi di un’agricoltura che deve poter stare sui mercati senza ricorrere a sussidi e contributi comunitari.
Ma sono sconfitti anche i consumatori europei che si vedono negata la possibilità di avere, a prezzi ragionevoli, prodotti agricoli più rispettosi dell’ambiente, meno dipendenti dall’uso della chimica e qualitativamente migliori.

Veti irrazionali senza via di uscita

Sconfitte anche le stesse organizzazioni ambientaliste che stanno celebrando la sentenza come un grande successo, visto che queste tecnologie potrebbero essere il loro più grande alleato per raggiungere l’obiettivo di un’agricoltura veramente biologica senza snaturare le varietà tradizionali a cui sono tanto legate. Oltre tutto la sentenza li priva di una possibile via di uscita dai rigidi schemi ideologici di una politica ormai più che ventennale di veto totale agli Ogm (che non ne ha impedito una forte diffusione mondiale). E siamo sconfitti tutti come cittadini europei visto che la sentenza calpesta uno dei pilastri su cui si fondano le democrazie liberali, ossia quello della netta separazione fra poteri dello Stato.

Direttiva Ogm da rifare

Possiamo vedere una luce in fondo al tunnel? Forse sì, se finalmente la politica comunitaria si riappropria delle sue attribuzioni andando a riscrivere la Dir. 2001/18, quella a cui si sono rifatti i giudici della Corte e che regola gli Ogm. Direttiva che, vecchia ormai di 17 anni, non appare più adeguata a normare un settore in cui i progressi scientifici e tecnologici hanno portato a tecnologie sofisticate, precise ed efficaci, non più riconducibili alla logica Ogm sì, Ogm no.

Michele Morgante
Professore ordinario di Genetica presso l’Università di Udine,
membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei

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