Trasemina di leguminose foraggere, Horta testa il “diserbo” sostenibile

Pierluigi Meriggi e MIrco Casagrandi sulla parcella traseminata a trifoglio ladino
L’attenzione alla sostenibilità rimette la tecnica agronomica al centro e fa riscoprire pratiche dimenticate come la bulatura, basata sulla consociazione colturale tra cereali e leguminose foraggere. A Cà Bosco (Ravenna) Pierluigi Meriggi e il team di Horta ne verifica l’effetto su fertilità azotata, salvaguardia dall’erosione ed efficacia rinettante sulle infestanti nell’ambito del progetto europeo IWMPraise. Ed è solo una delle 57 prove sperimentali sostenute da questo centro sperimentale all’avanguardia

Le più competitive contro le malerbe sono trifoglio ladino ed erba medica, trifoglio incarnato e lupinella sembrano le soluzioni giuste per i vigneti (taglia bassa e biomassa), sulla e trifoglio subterraneo per gli areali del sud. Non sono ancora risultati ufficiali, solo impressioni: in provincia di Ravenna l’azienda Cà Bosco di Horta sperimenta da due anni l’efficacia della trasemina di leguminose foraggere su frumento.

La visita alle prove

Una nuova ottica nella gestione delle malerbe

Una ricerca che mira all’individuazione di soluzioni pratiche e sostenibili per la gestione delle malerbe in sistemi di produzione a basso impatto ambientale, avviata assieme a Barilla e oggi inserita nell’ambito del progetto europeo “IWMPraise” (Integrated Weed Management: PRActical Implementation and Solutions for Europe, ovvero “Gestione integrata del diserbo: implementazione pratica e soluzioni per l’Europa”) a cui partecipa anche la Scuola Sant’Anna di Pisa.

Copertura del suolo ed effetto anti-erosione; arricchimento in sostanza organica e azoto, produzione di biomassa, competizione contro le malerbe: Meriggi spiega come ogni specie di leguminosa testata a Cà Bosco possa corrispondere a diverse esigenze tecniche

Tutte le prove di Horta

Il team di giovani ricercatori di Horta guidato da Pierluigi Meriggi svolge nella piattaforma di Cà Bosco qualcosa come 57 diverse prove sperimentali: 5500 parcelle da seguire. La sola prova varietale riguarda 74 varietà di grano duro e 62 di tenero (viene testata la risposta alla densità di semina, alla concimazione, la suscettibilità alle malattie etc. e i risultati riguardano almeno tre anni di prove).

Oggi in via Sant’Alberto si è svolta la giornata di presentazione dei risultati delle prove sui cereali autunno vernini realizzate da Horta qui a Ravenna e nell’azienda Caione in provincia di Foggia nel corso del 2018. Nel corso della manifestazione, sostenuta da Adama, sono stati mostrati a tecnici e officials i risultati delle prove di difesa sui cereali, le prove varietali e quelle di fertilizzazione («La corretta tecnica colturale – è il motto di Meriggi – consente di risolvere ogni problema, compreso quello del tenore in proteine»).

Il ritorno della “bulatura”

Il diverso livello di competitività nei confronti delle infestanti: a sinistro parcella con trifoglio ladino "rinettata", a destra altra specie su cui l'infestazione di Polygonum aviculare ha avuto la meglio

La prova sulla trasemina non sfugge allo stile del rigore nella sperimentazione adottato da Horta (18 tesi sperimentali replicate 4 volte ognuna) ed è stata illustrata come curiosità a fine giornata. «Una curiosità – ribatte Meriggi- che porta risultati concreti». Il contributo in termini di fertilizzazione e di arricchimento del terreno assicurato dalle leguminose è infatti pari a circa 100 unità di azoto per ettaro, la variabilità dell’effetto di competizione nei confronti delle malerbe emerge a prima vista, l’effetto anti-erosione è lapalissiano, grazie al mantenimento della copertura del verde dopo le trebbiature («l’erosione dei suoli – testimonia Meriggi- è un problema ambientale e sociale: le regioni dovrebbero allestire specifiche misure agroambientali per favorire pratiche virtuose come la trasemina»).

Una pratica che andava in voga qualche anno fa: chiamata anche bulatura, prevedeva la semina di leguminose tra le file del frumento, a fine accestimento, anche per accorciare i tempi delle rotazioni dei sistemi produttivi zootecnici, per anticipare lo sfalcio delle leguminose in secondo raccolto.

Diserbo e fertilizzazione, punti critici del bio

Oggi gli obiettivi sono un po’ diversi. «Diserbo e fertilizzazione – commenta Meriggi – possono diventare elementi critici per le produzioni cerealicole biologiche o comunque sostenibili». Affidarsi al solo diserbo meccanico non pare la soluzione più corretta, soprattutto per gli effetti sulla compattazione del terreni. Torna così di moda la tecnica agronomica.

Pronubi su trifoglio incarnato, effetto biodiversità

La vera agricoltura smart, senza digitale

A Cà Bosco le 18 diverse specie leguminose sono state seminate a fine accestimento (gennaio- febbraio) abbinando seminatrice e strigliatore. Intervenendo quando il frumento non è ancora alto è stata evitata qualsiasi ripercussione sulle rese.  Il costo per questa operazione è calcolato in circa 100-120 euro/ettaro tra costo del seme e operazione colturale, ma la copertura del terreno potrebbe essere poliennale. Finora le colture sono infatti state sovesciate prima delle successive semine del frumento, ma l’intenzione è quella di verificarne la differente capacità di ricaccio dopo gli sfalci. La trasemina studiata da Meriggi punta ad essere sviluppata in sistemi di rotazione quadriennali. Esperienze che riportano in primo piano la professionalità di tecnici e produttori: il futuro dell’agricoltura è veramente smart, ma non nel senso auspicato a Bruxelles: l’intelligenza da sostenere in agricoltura non è quella digitale.


Un progetto di ricerca sostenuto da Horizon 2020

IWMPraise è un progetto transnazionale quinquennale di ricerca sostenuto nell’ambito del Programma Quadro dell’Unione Europea per la Ricerca e l’Innovazione (Horizon 2020). Capofila è l’Università danese di Aarhus. Il capitolo di ricerca che coinvolge Horta è coordinato da Camilla Moonen della scuola Sant'Anna di Pisa.

Quadrifogli nel taschino di Meriggi: anche il più convinto sostenitore della scienza si affida al più conosciuto talismano della fortuna

Il progetto ha complessivamente a disposizione un budget di quasi 7 milioni di euro, 5 anni di sviluppo, 37 partner provenienti da 8 paesi europei (Danimarca, Paesi Bassi, Regno Unito, Italia, Francia, Spagna, Slovenia e Svizzera), comprendendo Università/Enti di ricerca, PMI e industrie, servizi di consulenza, enti e utilizzatori finali. L’obiettivo è quello di sviluppare approcci integrati anche per il diserbo e il controllo delle malerbe per aumentare la sostenibilità dei sistemi colturali rendendoli più resilienti al cambiamento climatico e alle condizioni meteorologiche senza compromettere la redditività delle imprese e la produzione di derrate alimentari. 

 

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