Clima che cambia, summit a Milano organizzato da Climate-Kic

cambiamento climatico
«Il governo italiano - ha affermato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti- ha preso seriamente l'impegno contenuto negli accordi di Parigi e ha messo in campo diverse strategie per contrastare gli effetti del clima che cambia».

Negli stessi giorni in cui l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ha lanciato l’allarme sui livelli record di anidride carbonica rilasciati in atmosfera, Milano ha ospitato presso la Fabbrica del Vapore il Climate Innovation Summit (30-31 ottobre), evento organizzato dal partenariato europeo Climate-KIC per fare il punto sui progetti più innovativi sviluppati nel continente e creare una rete di condivisione delle esperienze utili a mitigare i cambiamenti climatici. In 7 anni l’organizzazione ha supportato quasi 300 progetti, lanciato 5 programmi sullo sviluppo sostenibile (chimico, urbano, finanziario, agricolo, edilizio) e incubato oltre 900 start up, di cui 75 italiane, per un totale di oltre 90 milioni di euro erogati.

Il "Climate Innovation Summit" presso la Fabbrica del vapore a Milano.

Nel mirino del Summit 2017, le città, luoghi in cui si concentrano le maggiori emissioni di CO2 ma anche le maggiori spinte innovative, luoghi in cui attualmente vive più della metà della popolazione mondiale e dove si consumano oltre due terzi dell’energia globale (oltre il 70% delle emissioni di CO2 e il 50% dei rifiuti).

«Il governo italiano - ha affermato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, aprendo il summit - ha preso seriamente l'impegno contenuto negli accordi di Parigi e ha messo in campo diverse strategie per contrastare gli effetti del clima che cambia: un impegno nazionale che passa necessariamente dalle città, non a caso protagoniste anche di queste giornate di lavoro».

Tre gli obiettivi dichiarati da Climate-KIC per il 2030: triplicare la riqualificazione degli edifici europei in chiave eco-compatibile; abbattere le emissioni grazie alla diffusione della mobilità sostenibile; creare un circuito di risorse “chiuso” in almeno cinque città, attraendo fondi per 500 milioni di dollari l’anno.

Sfide ambiziose in cui uno spazio di rilievo è affidato al settore primario, chiamato a reinventarsi per garantire cibo sicuro, salutare e sostenibile, sia sotto il profilo ambientale, che economico.

«Nel 2015 Milano – ha ricordato la vicesindaco del capoluogo lombardo, Anna Scavuzzo – ha ospitato l’esposizione universale dedicata proprio a questo tema e da allora ha assunto un ruolo di capofila per promuovere progetti innovativi sull’alimentazione sostenibile, come OpenAgri. È chiaro che non esiste una soluzione standard, ma serve un approccio olistico, un cambio di paradigma che comprenda l’uso di nuove tecnologie, ricerca, educazione, lotta allo spreco, promozione di sistemi produttivi innovativi».

Come la fattoria urbana acquaponica verticale GrowUP: nata nel 2013 nel Regno Unito, produce ogni anno 20mila kg di insalate e 4mila kg di pesce e mira quest’anno ad entrare nel circuito della grande distribuzione; o come EcoLogicStudio, studio di architettura specializzato nel design ambientale e nella costruzione di sistemi ed edifici auto-sufficienti e integrati con la natura, a partire da padiglioni interattivi per la produzione urbana di micro-alghe. Due esempi concreti di progetti innovativi presenti al Summit.

«È fondamentale però – ha concluso Emeline Fellus, del World Business Council for Sustainable Development – che le soluzioni proposte siano economiche, tecnologicamente scalabili e “su misura”. Altrimenti il rischio, al quale già assistiamo, è che si crei una ulteriore polarizzazione del cibo, con le élite che accedono a prodotti locali, salubri e sostenibili e le masse che si accontentano della convenienza e della comodità a discapito di tutto il resto».

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome