Danni agli allevamenti dai lupi: per Ara Puglia la misura ormai è colma

È quanto denunciano i dirigenti dell'Ara Puglia dopo l’ennesimo episodio accaduto sulla Murgia tarantina con un intero allevamento ovino sterminato. Di questo passo si rischia di perdere un grande patrimonio di biodiversità zootecnica

«Gli allevatori pugliesi non ne possono più di vedersi sgozzati pecore, capre, vitelli e asini da parte dei lupi. La misura è ormai colma. È indispensabile una seria operazione di contenimento. Pertanto invitiamo la Regione Puglia a farsi parte attiva nei confronti del Governo, sulla base di evidenze scientifiche e non ideologiche, per l’adozione di un piano nazionale di gestione delle popolazioni di lupo».

È quanto denunciano e chiedono il presidente e il vicepresidente dell’Associazione regionale allevatori Pietro Laterza e Francesco D’Onghia dopo l’ennesimo episodio accaduto a Mottola, sulla Murgia tarantina, dove ben 27 pecore, quasi un intero allevamento ovino, sono state uccise da un branco di lupi.

 

Laterza: «Il ristoro dei danni non garantisce il proseguimento dell’attività zootecnica»

Pietro Laterza, presidente dell’Associazione regionale allevatori Puglia

«Oltre alla solidarietà all’allevatore Cosimo Gentile, – dichiara Laterza – vogliamo far sentire forte la nostra voce nei confronti delle istituzioni, a tutti i livelli, perché ormai questo fenomeno, dal Gargano al Salento, passando appunto per la Murgia barese e tarantina, ha assunto livelli non più tollerabili e sta mettendo in ginocchio interi allevamenti già fortemente provati dalla perdurante crisi economica.

Peraltro il ristoro dei danni, quando arriva, non è più sufficiente a garantire il proseguimento delle attività zootecniche, soprattutto in quelle aree più difficili dove l’allevamento viene praticato in condizioni “eroiche” e dove è già molto difficile riuscire a trattenere i giovani per garantire il mantenimento dell’attività».

 

«Invitiamo la Regione a sollecitare il Governo ad adottare un piano nazionale di gestione»

Purtroppo, aggiunge Laterza, neppure le misure di prevenzione che la Regione Puglia ha inteso agevolare con la legge 28/2018 si stanno rivelando idonee a contenere l’ormai dilagante fenomeno per contrastare il quale occorre pertanto individuare misure più drastiche.

«È indispensabile attuare misure di contenimento della popolazione di lupi presenti, i quali invece stanno trovando condizioni favorevoli per la loro riproduzione che ha ormai superato i livelli di guardia.

Invitiamo pertanto la Regione Puglia a farsi parte attiva nei confronti del Governo, sulla base di evidenze scientifiche e non ideologiche, per l’adozione di un piano nazionale di gestione delle popolazioni di lupo che stanno compromettendo l’equilibrio del nostro ecosistema e, soprattutto, il sacrosanto diritto dei nostri allevatori a esercitare tranquillamente la loro attività».

 

D’Onghia: «Si rischia di perdere un grande patrimonio di biodiversità zootecnica»

Francesco D’Onghia, vicepresidente dell’Associazione regionale allevatori Puglia

«L’allevatore Gentile, dopo aver perso le 27 pecore, sta decidendo di chiudere l’allevamento ovino. Ed è questo l’aspetto più preoccupante, ma anche logico, della vicenda – commenta D’Onghia, anche presidente di Coldiretti Mottola –.

Non è la prima volta che Gentile subisce danni da lupi, non ne può più. Pur avendo alzato a sue spese un’alta rete metallica di protezione, i lupi sono riusciti a scavalcarla. Ora si terrà solo le vacche, confinate in stalla, quindi non attaccabili dai lupi.

E come lui stanno facendo tanti altri allevatori pugliesi, che chiudono i loro piccoli allevamenti di razze autoctone allevate all’aperto, come le pecore di Altamurana, Gentile di Puglia o Leccese, le capre di Jonica, i vitelli di Podolica, gli asini di Martina Franca.

Così, però, si rischia di perdere un grande patrimonio di capi appartenenti a razze locali e quindi di biodiversità zootecnica. In più gli allevatori non manterranno più la cura del territorio che oggi è strettamente legata alla gestione dei piccoli allevamenti.

Forse qualcuno continuerà ad allevare pecore e capre, ma confinate in stalle chiuse, dove però preferirà tenere capi non delle razze autoctone locali ma di razze specializzate da latte o da carne».

 

«Un piano di abbattimento o, quanto meno, di stazionamento in parchi confinati»

Di solito i lupi non entrano nei recinti, osserva D’Onghia, «per cui, se lo hanno fatto nel recinto dell’azienda Gentile, dove non c’è una via di fuga, significa che sono particolarmente aggressivi e non hanno avuto timore né dei cani da pastore maremmano abruzzesi dell’azienda, che hanno tenuto a bada per quanto siano aggressivi e feroci, sia del fucile dell’allevatore.

Ma oggi l’allevatore non può difendere il proprio allevamento dai lupi ammazzandoli, perché rischia una sanzione penale.

Ecco perché gli allevatori chiedono di non essere lasciati soli, reclamano quindi un piano serio di contenimento dei lupi, così come pure dei cinghiali, che possa prevedere anche il loro abbattimento o, quanto meno, il loro stazionamento in appositi parchi confinati e controllati».

Danni agli allevamenti dai lupi: per Ara Puglia la misura ormai è colma - Ultima modifica: 2020-06-21T17:10:20+02:00 da Giuseppe Sportelli

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