Pere, campagna disastrosa. Servono aiuti alle aziende

    pere
    Produzione di pere dimezzata rispetto allo scorso anno per problemi climatici e di impollinazione. Ad aggravare la situazione cimice asiatica e alternarla che hanno ulteriormente abbassato i volumi commercializzabili

    Una situazione mai vista prima, con un calo produttivo di circa il 50% rispetto al 2018 e una percentuale di prodotto commercializzabile falcidiata da cimice asiatica e alternarla. Questo il drammatico bilancio della campagna 2019 delle pere fatto dall'Organizzazione interprofessionale guidata da Gianni Amidei, che da un lato chiede aiuti economici per le imprese agricole, dall'altro crede nel rilancio del settore grazie alla ricerca.

    Gianni Amidei

    Produzione 2019: -61% sul 2011

    «I dati delle pere a conferimento ultimato indicano un calo della produzione come non si era mai visto in precedenza - scrive l'Oi in una nota - già nelle previsioni di inizio luglio si era delineata una situazione produttiva fortemente deficitaria che poneva la produzione nazionale su circa 511.000 tonnellate, livello già altamente deficitario, dovuto ad un andamento climatico negativo e a problemi di impollinazione».

    Oggi si può stimare a livello nazionale un’offerta di circa 365.000 tonnellate, contro le 730.000 tonnellate del 2018 e le 934.000 tonnellate raggiunte nel 2011, ultimo anno di produzione piena. Un livello così basso non si era mai avuto in precedenza. In particolare in Emilia-Romagna la produzione 2019 oggi è stimata su circa 243.000 tonnellate, contro le 357.000 tonnellate ipotizzate a inizio luglio, già altamente deficitarie rispetto al potenziale della regione.

    Colpo di grazia da cimice e alternaria

    «Questa fortissima differenza fra le stime effettuate in precedenza e i dati calcolati sulla base dei conferimenti ultimati non può essere ascrivibile a nient’altro se non ai gravissimi problemi derivanti dalla diffusione della cimice asiatica e dall’alternaria – dichiara Amidei – non prevedibili tre mesi fa».

    Questi due fattori gravissimi non hanno comportato solo una riduzione dei quantitativi, ma sono andati ad influire negativamente e ancor più pesantemente sulla quota di prodotto adatto alla commercializzazione del fresco.

    Rispetto ad un’annata normale infatti, nella quale il prodotto commercializzabile si pone mediamente su quasi il 70% del totale, oggi questa percentuale scende mediamente sul 55% del totale.

    Necessari aiuti economici, poi la ricerca

    «Di fronte ad una situazione di questo tipo – continua Amidei - destinata purtroppo a mettere in ginocchio molte aziende, c’è una duplice necessità: la prima di cercare in ogni modo di aiutare finanziariamente le aziende per poter superare nell’immediato le forti difficoltà economiche e salvare un settore importante e trainante per l’economia come quello della pericoltura, la seconda di portare avanti una ricerca mirata ed efficace e in grado di dare risposte concrete».

    «Come OI Pera – conclude Amidei – crediamo fortemente nella ricerca e ci faremo carico di essere promotori e coordinatori di alcuni importanti progetti di ricerca, insieme al Crpv, al fine di riuscire ad utilizzare le risorse ancora disponibili che la Regione Emilia Romagna ha messo a disposizione con i Psr per poter dare risposte serie e concrete ad un settore oggi fortemente in difficoltà».

    Pere, campagna disastrosa. Servono aiuti alle aziende - Ultima modifica: 2019-10-02T09:41:30+00:00 da Simone Martarello

    LASCIA UN COMMENTO

    Per favore inserisci il tuo commento
    Per favore inserisci il tuo nome