Xylella, «se continua ad avanzare resteremo senza olio»

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Disseccamenti causati dalla Xylella
Il grido di allarme viene dal Villaggio Coldiretti a Bari dove si è ricordato che in Puglia si produce oltre il 50% dell’olio nazionale.

«Evidentemente non ci si è ancora resi conto che il batterio Xylella è un problema nazionale e che, se dovesse continuare a “camminare”, non ci sarà più olio da commercializzare. Se la malattia degli olivi dovesse arrivare anche a Bari e nella Bat, il danno economico per il settore oleario italiano sarebbe inestimabile, perché in Puglia si produce oltre il 50% dell’olio nazionale».

È il grido d’allarme lanciato dal presidente di Unaprol, David Granieri, intervenuto a Bari al workshop su Xylella organizzato nel Villaggio Coldiretti. «La chiusura di un frantoio equivale alla chiusura di una stalla e ci vogliono decine di migliaia di euro per poterlo riaprire».

La preoccupazione dell’Ue

Le parole di Granieri riprendono quelle del Commissario Ue Vytenis Andriukaitis che in una recente intervista aveva denunciato la preoccupazione di Bruxelles circa l’avanzata verso nord della malattia.

«La situazione in Italia peggiora di anno in anno e la Commissione europea potrebbe presto proporre un aggiornamento dell’area demarcata, spostando verso nord la fascia di territorio dove vanno applicate le misure più drastiche per la lotta al patogeno. Poiché l’infezione si espande verso nord minacciando l’olivicoltura e le attrazioni naturalistiche e turistiche della provincia di Bari, la Commissione ha recentemente proposto di organizzare un incontro con le autorità centrali e regionali italiane per discutere la possibile via da seguire».

Andriukaitis aveva indicato la causa dell’espansione del batterio «nei ritardi nell’abbattimento degli alberi malati, che lasciati a terra fanno da riserva per la sua ulteriore diffusione. L’unico modo per frenare l’infezione è l’approccio da quarantena proposto dall’Ue, con la rimozione degli alberi. Anche se numerosi esperimenti sono in corso sul campo per testare diverse soluzioni, i risultati avuti finora si limitano alla riduzione dei sintomi, senza eliminare il batterio. Si tratta quindi di soluzioni applicabili solo dove la sua eradicazione non è più possibile, come in Salento, Corsica e Baleari».

Multe comminate a tutti, privati e pubblici

La zona di contenimento si è allargata pericolosamente a nord, ha aggiunto al workshop il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, «e il fronte della malattia è molto ampio; le “eradicazioni chirurgiche” vanno attuate senza se e senza ma, perché, come diciamo ormai da cinque anni attirandoci gli strali di pochi irresponsabili, se fossero stati eradicati pochi alberi nel 2014, oggi la situazione non sarebbe così drammatica. Se le buone pratiche agricole, necessarie per contrastare l’insetto vettore, la sputacchina, non sono state svolte bene e al centimetro da tutti, l’avanzamento sarà certo, abbiamo quattro anni di esperienza e di prove scientifiche. In caso di inadempienza, le multe devono essere comminate a tutti, anche agli enti pubblici, a partire dai Comuni e dal Demanio, che devono immediatamente garantire pulizia di fossi, canali e buone pratiche nelle aree pubbliche e demaniali».

Per questo Coldiretti Puglia sta distribuendo agli olivicoltori un opuscolo divulgativo sulle “Buone pratiche agricole per la lotta obbligatoria e il contenimento”, contenente informazioni puntuali sia sugli interventi fitosanitari concentrati nel periodo primaverile-estivo e in quello autunnale, che prevedono lavorazioni superficiali del terreno, al fine di abbattere gli stadi giovanili della sputacchina, sia sulle potature leggere ma frequenti della parte aerea degli olivi, evitando tagli profondi sulla struttura portante dell’albero

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