Frutticoltura, non c’è futuro senza ricerca

    frutticoltura
    Nell'editoriale di Terra e vita 32/2023, dall'alto della sua lunghissima esperienza e riconosciuta competenza, Silviero Sansavini indica la strada per il futuro della frutticoltura italiana senza peli sulla penna

    La crisi della frutticoltura sembra oscurare il ruolo e le aspettative della ricerca e della tecnologia. In realtà, si fronteggiano due “poteri”: da un lato, Op e Aop che gestiscono i piani operativi e i disciplinari di produzione alimentando le speranze dei produttori; dall’altro, le istituzioni politico-governative che gestiscono contributi, incentivi e indennizzi; lontani però dal corrispondere alle reali necessità e dal placare le delusioni e la rabbia dei coltivatori davanti alla mancata redditività aziendale. Il risultato è che i frutticoltori non dispongono delle risorse necessarie (nonostante i piani Pac) per i necessari rinnovamenti aziendali imposti per il raggiungimento dai complessi obiettivi ecologici.

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    Ammodernamenti che non esisterebbero senza un forte apporto scientifico-tecnologico delle ricerche condotte da Università, Istituti e Centri di ricerca, pubblici e privati. C’è, dunque, in atto una conversione della ricerca in frutticoltura. I vari progetti si stanno adeguando ai nuovi indirizzi strategici e vengono realizzati sempre più di frequente insieme alle associazioni di produttori o ai singoli agricoltori che li cofinanziano. Non si potrà così accusare le strutture di ricerca pubbliche di operare in modo distaccato dai futuri utenti. Sarà evitato anche il rischio che la ricerca istituzionale sia confusa con equivoche ed empiriche attività sperimentali svolte da organizzazioni prive delle necessarie competenze ma talvolta favorite politicamente e magari finanziate da istituzioni pubbliche. Attualmente il sistema comunicativo è dominato dalle lamentele delle stesse organizzazioni dei produttori che sembra non vogliano rispettare ruolo e dignità di chi seriamente fa ricerca e necessita quindi di tempi e mezzi appropriati.

    Occorre precisare, in proposito, che il mondo scientifico opera in un sistema internazionale pluralistico di enti finanziatori di progetti di ricerca (prima fra tutti l’Ue), ciascuno dei quali con bandi propri, dando luogo a ben noti inconvenienti (es. remore burocratiche, sovrapposizione di progetti e altro).

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    L’Italia soffre queste difficoltà operative, che limitano i potenziali vantaggi per il nostro sistema produttivo. È nota in particolare la nostra cronica incapacità di affiancare alle opportunità del sistema competitivo internazionale di ricerca, un’efficiente modalità di coordinamento, fra competenze centrali e periferiche. Non possiamo non rilevare come il sistema produttivo soffra delle divisioni politico-amministrative che ostacolano le scelte decisionali di Ministeri e Regioni competenti. Pesano anche i gravi ritardi evolutivi accumulati dalle associazioni sindacali professionali, ancora in parte politicamente accasate.

    La frutticoltura può affrontare fiduciosamente il futuro non solo perché può contare sul supporto di ricerche molto avanzate, ma anche in quanto può disporre di molte opportunità prima inesistenti, anche se le innovazioni digitali di precisione e automazione, corrono più veloci delle possibilità di renderle rapidamente applicabili dagli imprenditori. Non sarà infatti la perfezione delle macchine o dei nuovi strumenti informatici, ma la convenienza economica della loro applicazione a deciderne l’eventuale impiego e la diffusione. Ci sono quindi buoni motivi per pensare che l’attuale travagliata transizione ecologica, e nello specifico la nuova Pac, crei le condizioni per sostenere gli immani impegni e le loro prevedibili conseguenze di sfide non più eludibili.


    di Silviero Sansavini
    Professore emerito dell’Università di Bologna

    Frutticoltura, non c’è futuro senza ricerca - Ultima modifica: 2023-10-20T07:53:16+02:00 da K4

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