Il secondo Pan è in arrivo. Gli obiettivi e le strategie

Dal 30° Forum di medicina vegetale organizzato da Arptra

Agostino Santomauro, membro del Consiglio tecnico-scientifico del Pan, al Forum Arptra
Usi sostenibili degli agrofarmaci. Ecco come si sta facendo fronte alle criticità emerse nei primi cinque anni di applicazione del piano d'azione italiano, il più ambizioso a livello europeo

Tutto sommato è andata bene. Nella visita conoscitiva che la Commissione europea ha organizzato lo scorso maggio per verificare l’applicazione del Pan, Piano d’azione sugli usi sostenibili, l’Italia è uscita più con meriti che con demeriti.
Gli ispettori della delegazione, in visita in campo in Campania e in Toscana, hanno messo in evidenza luci e ombre:

  • l’efficacia della rete di monitoraggio delle specie nocive,
  • la positività della diffusione dei bollettini fitosanitari di difesa integrata;
  • i riscontri positivi riguardo ai bassi livelli di contaminazione delle acque superficiali emersi dai rilievi dell’Ispra (un dato che in realtà viene spesso strumentalizzato in senso opposto nel nostro Paese);
  • e poi aspetti più particolari, come la bontà della scelta di differenziare le scadenze per la revisione obbligatoria di irroratrici e atomizzatori tra contoterzisti e gli altri utilizzatori professionali.

Dal punto di vista del recepimento della direttiva 128/2009 la Commissione ha dunque valutato che il nostro Pan fosse adeguato.

Le criticità secondo Bruxelles

L’Italia è in forte ritardo nelle revisioni delle irroratrici e delle altre attrezzature per la difesa

Sull’altro piatto della bilancia le maggiori criticità rilevate dalla delegazione riguardano l’assenza di indicatori di tipo quantitativo (questo è il rilievo più serio) per misurare l’effetto e l’efficacia del Pan, il ridotto numero di irroratrici controllate rispetto al parco complessivo di attrezzature per la difesa presenti secondo le stime in Italia (abbiamo la maggiore densità in Europa e molte sono piuttosto datate) e anche il basso numero di abilitazioni rilasciate, l’assenza di un preciso piano di controlli sull’applicazione della difesa integrata obbligatoria.

Agostino Santomauro

«Da questi rilievi – spiega Agostino Santomauro dell’Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia e membro del Consiglio tecnico scientifico del Pan – è partito il nostro lavoro per elaborare il testo del prossimo piano d’azione, che dovrebbe coprire il quinquennio dal 2019 al 2024». Un Pan la cui diffusione è attesa tra un mese esatto. L’edizione numero 30 del Forum di Medicina vegetale organizzato da Arptra coincide così con un decisivo momento di passaggio per la sostenibilità dell’agricoltura italiana. Il Piano d’azione sugli usi sostenibili (Pan), strumento attuativo della Dir 2009/128, svolta pagina.

Piano entro giugno?

Cinque anni fa la sua piena approvazione arrivò dopo una lunga maratona di colloqui e di battaglie tra gli stakeholders, ovvero tra le associazioni di produttori, fornitori di mezzi tecnici, ambientalisti, consumatori che, a diverso titolo, hanno contrastanti interessi da difendere nell’ambito della difesa delle colture. Tanto che l’Italia conquistò il poco invidiabile primato di essere stato l’ultimo Paese dell’Ue ad approvare il Piano d’azione nazionale. Quest’anno il confronto è partito più in sordina. «Il nuovo Pan è atteso – conferma Santomauro, dovrebbe essere approvato entro gennaio ed avviato alla discussione che dovrebbe chiudersi entro giugno».

Sinergie con la nuova Pac

Un obiettivo che secondo Santomauro potrebbe essere accelerato dalla contemporanea necessità di definire la strategia nazionale per l’adozione della Pac post 2020. Una Pac che porrà particolare enfasi sulla sostenibilità ambientale. «Il nuovo Pan – dice Santomauro - dovrebbe essere adottato prima e potrebbe avere un utile ruolo di indirizzo per la strategia nazionale». Si tratta di un’occasione da cogliere: uno dei nodi da sciogliere, decisivo per il successo della strategia di sostenibilità scelta dal nostro Paese, è infatti quello relativo alla possibilità di premiare i comportamenti più virtuosi attraverso l’individuazione di misure finanziabili nell’ambito delle diverse azioni.

Più coordinamento

Ma quali saranno le novità maggiori rispetto al vecchio Pan? «C’è innanzitutto – ricorda Santomauro – la necessità di migliorare gli aspetti amministrativi e tecnici messi in rilievo dalla verifica effettuata a livello nazionale e regionale». Qui la parola d’ordine è soprattutto una: maggiore coordinamento. La Regione Puglia, in virtù del suo ruolo di coordinatore della Commissione Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni, si sta facendo carico di interloquire con le Regioni che non fanno parte del Consiglio tecnico scientifico del Pan.

Tra i rilievi formulati al vecchio Pan, la necessità di preservare le api e gli altri impollinatori

Una mancanza di coordinamento che si è fatta sentire ad esempio nell’adozione delle misure di protezione delle aree frequentate dalla popolazione, la cui responsabilità è a carico delle autorità locali, e anche nelle misure di informazione e sensibilizzazione della popolazione. I rilievi nazionali hanno poi messo in evidenza la necessità di mettere in pratica maggiori azioni per la tutela delle acque e delle aree protette e di prestare maggiore attenzione alla necessità di preservare le api e gli insetti impollinatori.

Cifre tutte da definire

In questo modo i rilievi nazionali si vanno in parte a sovrapporre a quelli comunitari. Il nodo più importante da sciogliere riguarda infatti la necessità di dare convincenti risposte alla richiesta di Bruxelles di individuare obiettivi quantitativi. Tante le ipotesi al vaglio del Consiglio (si veda il riquadro in fondo), con cifre tutte da definire riguardo agli obiettivi di aumentare la produzione integrata volontaria e il biologico, soprattutto nelle aree protette. Riguardo invece a obiettivi che facciano più preciso riferimento alle quantità di prodotti fitosanitari utilizzati, l’attenzione del Cts si sta concentrando su specifiche classi di prodotti. Bruxelles ha infatti nel mirino soprattutto le sostanze candidate alla sostituzione (il rame è tra queste), le sostanze definite prioritarie e quelle prioritarie/pericolose (che comprendono numerosi erbicidi). Le scelte del Pan riguardo a questi gruppi di molecole avranno una ricaduta immediata nell’elaborazione delle prossime linee guida nazionali di produzione integrata.


Tre direttrici di azione

Nella stesura del prossimo Pan la commissione tecnico scientifica sta tenendo conto di tre esigenze:

•migliorare gli aspetti relativi alle criticità individuate a seguito di verifica effettuata a livello nazionale e regionale (amministrativo e tecnico);

•migliorare gli aspetti relativi alle criticità emerse a seguito della Visita conoscitiva della delegazione Commissione UE dal 3 all’11 maggio 2017;

•la necessità di essere in linea con le nuove strategie nazionali della PAC post 2020 in via di definizione, una Pac che pone particolare enfasi sulla sostenibilità ambientale delegando agli Stati Membri il compito di definire la relativa strategia. («In questo senso – commenta Agostino Santomauro- si tratta di un’opportunità da cogliere: la strategia nazionale potrà tenere debitamente conto delle indicazioni del nuovo Pan, atteso che venga veramente adottato prima»);

•in tale contesto, si sta lavorando, per l’individuazione di misure finanziabili nell’ambito delle diverse azioni.


Indicatori numerici per i nuovi obiettivi

L’assenza di indicatori quantitativi è stata una delle maggiori criticità dell’attuale Pan, evidenziata dalla delegazione della Commissione UE, a seguito della visita conoscitiva. Pertanto, è stata, attualmente, formulata un’ipotesi di obiettivi quantitativi del Piano largamente indicativa e suscettibile di modifiche anche sostanziali. Questa prima ipotesi, sulla quale sono ancora in corso confronti e valutazioni, potrebbe ricomprendere i seguenti obiettivi:

  1. aumento delle superfici agricole condotte con le tecniche della difesa integrata volontaria;
  2. aumento delle superfici agricole condotte con il metodo dell’agricoltura biologica, anche con riferimento alle aree protette e ai Siti Natura 2000;
  3. riduzione dell’impiego delle sostanze prioritarie e prioritarie pericolose, come definite nell’ambito della normativa relativa alla qualità delle acque;
  4. riduzione dell’impiego delle sostanze attive candidate alla sostituzione;
  5. riduzione dell’impiego delle sostanze attive chimiche di sintesi.

Gli ultimi due obiettivi elencati (4 ed 5) sono in linea con l’indicatore di rischio armonizzato che è in corso di elaborazione da parte della Commissione UE, come Allegato IV alla Dir. 2009/128.

 

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