Cer, inaugurato il 62° anno di ricerca e innovazione

In prima linea per un’agricoltura sostenibile, il Canale Emiliano Romagnola punta oggi su una risorsa idrica di qualità. Il direttore Paolo Mannini ha ricordato l’attività in corso per il miglioramento delle acque. «Servono rispose concrete – ha detto il presidente Anbi Francesco Vincenzi – per i problemi dell’irrigazione»

Senza il Canale Emiliano-Romagnolo (Cer), l’autostrada dell’acqua che porta la preziosa risorsa dal Po fino a Rimini, probabilmente l’agricoltura di qualità che caratterizza l’Emilia-Romana non si sarebbe mai potuta realizzare. Ma il Cer non solo distribuisce l’acqua ma si occupa anche di ricerca e innovazione cercando di proporre soluzioni per arginare gli effetti del cambiamento climatico.

Sono in corso 24 progetti

Stefano Anconelli
Stefano Anconelli

Proprio oggi (18 maggio) nell’area “Acqua Campus” a Mezzolara di Budrio (Bo) è stato inaugurato il 62° anno di attività del Cer, in prima linea nell’innovazione per un’agricoltura sostenibile con 24 progetti di ricerca in corso - come ha ricordato il direttore dell'Area Ricerca e Sviluppo agronomico del Cer Stefano Anconelli -, da quelli regionali approvati e finanziati dall’Assessorato agricoltura nell’ambito dei Gruppi operativi innovazione (Goi) e dall’Assessorato Attività Produttive con la Rete di Alta tecnologia a quelli nazionali del Miur (Water4Agrifood) ed europei  (H2020 e Prima)) che vedono decine di collaborazioni con Università italiane ed europee, istituti di ricerca, organizzazioni dei produttori, cooperative e costruttori di attrezzature irrigue.

 

 

Miglioramento delle acque

Paolo Mannini

Quest’anno, come ha ricordato il direttore generale del Cer Paolo Mannini, l’obiettivo su cui si concentrerà l’attività del Cer è il miglioramento delle acque, fluviali, di drenaggio agricolo e reflue mediante la fitodepurazione. L’attività del Cer su questo tema è ormai ultradecennale si sviluppa soprattutto attraverso i due progetti Rephyt e Wateragri.

Obiettivo di Rephyt è il miglioramento delle acque di superfici mediante fitodepurazione per ridurre gli inquinanti diffusi dell’attività agricola (fertilizzanti e agrofarmaci) a livello aziendale e di distretto irriguo anche a sostegno dell’agricoltura biologica. Wateragri invece si pone l’obiettivo di risolvere le sfide della gestione dell’acqua e della fertilizzazione del suolo rendendo  l’agricoltura irrigua maggiormente sostenibile con un novo approccio all’uso dell’acqua e dei nutrienti.

La struttura di ricerca dell’Acqua Campus del Cer è formata da una squadra di 17 persone (8 agronomi ricercatori e 9 tecnici di campo) che portano avanti una grande quantità di lavoro.

«L’innovazione deve essere utile e applicabile»

Francesco Vincenzi

Intervenendo alla giornata del Cer, il presidente dell’Anbi (Associazione nazionale bonifiche e irigazioni) Francesco Vincenzi ha ricordato che la ricerca deve essere in grado di dare risposte concrete all’agricoltore (l’innovazione deve essere utile e applicabile) e far passare il concetto che l’agricoltura non consuma acqua e non inquina.

«Deve essere efficientato l’uso dell’acqua – ha detto Vincenzi – che deve essere messo a valore valutando gli interventi attraverso un’attenta valutazione di costi e benefici.

Ma soprattutto è necessario intervenire tempestivamente quando i problemi si manifestano evitando le sfasature fra effettiva e rapida necessità e interventi politici».

Cer, inaugurato il 62° anno di ricerca e innovazione - Ultima modifica: 2021-05-18T18:04:28+02:00 da Alessandro Maresca

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