Paradosso in Lomellina: fiumi pieni ma riso senz’acqua

La diffusione del riso seminato in asciutta ha limitato l’apporto idrico da fonti “interne” (risorgive e torrenti), che rappresentano oltre il 30% del potenziale irriguo comprensoriale

In Lombardia, nell’eccellenza risicola della Lomellina, si sta vivendo un incredibile paradosso. Infatti, pur in presenza di una notevole quantità d’acqua nei fiumi, si riscontra una grande criticità idrica fino ai primi, concreti rischi di perdite del raccolto di riso nella porzione terminale del comprensorio a sud di Mortara.

Il delicato sistema irriguo locale, infatti, è caratterizzato da un equilibrio precario, dove un minimo errore di programmazione può comprometterne l'efficienza.

I fattori, che hanno contribuito all'attuale situazione d’emergenza, sono essenzialmente due:

  • un inverno particolarmente siccitoso,
  • la crescente diffusione della coltivazione del riso in asciutta, che utilizza l'acqua solo dall'inizio di giugno, sovrapponendosi alle prime irrigazioni del mais.

Un equilibrio incrinato

acquaL'equilibrio del sistema irriguo lomellino, cui si deve aggiungere quello della pianura novarese in una logica di unità territoriale, viene raggiunto quando  la sommersione delle risaie inizia a metà aprile, grazie alle derivazioni dai grandi fiumi (Ticino, Po, Dora Baltea e Sesia) raggiungendo  il massimo della portata irrigua  nel mese di giugno e consentendo il ricarico della falda per l’infiltrazione d’acqua, che dà luogo, a valle, al tipico fenomeno dei fontanili, che ha reso celebre questo territorio, candidato a patrimonio mondiale dell’umanità.

Quest’anno, la diffusione del riso seminato in asciutta su quasi l'80% del comprensorio, disattendendo le indicazioni dell’Associazione Irrigazione Est Sesia, ha fortemente ridotto la ricarica della falda, comportando l’attuale, insufficiente apporto idrico da fonti “interne” (risorgive, ma anche torrenti come Agogna, Terdoppio, Erbogna), che rappresentano oltre il 30% del potenziale irriguo comprensoriale.

Salvataggio in corner

Solo l’eccezionale disponibilità idrica, presente nei principali fiumi, sta consentendo di integrare le risorse di una rete irrigua che altresì, in questo periodo, non ha mai necessitato di aiuto.

Si ritiene che applicare scelte colturali, atte a favorire l'equilibrio irriguo del territorio risicolo (ad esempio: sollecitare entro fine aprile, con idonee misure nel Piano di sviluppo rurale, la tradizionale semina in acqua su almeno il 50% della superficie), porterebbe ad accumulare in falda circa 300 milioni di metri cubi d’acqua, cioè l’equivalente di oltre 1,20 m di livello del lago Maggiore.

Tale disponibilità idrica in falda garantirebbe una maggior portata diffusa di quasi 80mila litri al secondo, risolutiva dell’attuale situazione di criticità.

«L’irrigazione vivifica il territorio»

Francesco Vincenzi

«La paradossale situazione, che si sta registrando in Lomellina, conferma la fondamentale funzione ambientale della sommersione delle risaie, che danno vita al tradizionale paesaggio del cosiddetto mare a quadretti. Mai come in questo caso la risoluzione del problema è nelle nostre mani» commenta Francesco Vincenzi, presidente Anbi.

 

Massimo Gargano

«L’acqua, quando c’è, va utilizzata anche per vivificare il territorio - conclude Massimo Gargano, direttore generale di Anbi -. È questa la battaglia culturale che, attraverso Irrigants d’Europe (l’associazione europea che raggruppa le più importanti associazioni europee del comparto iriguo), stiamo sostenendo in ambito comunitario per affermare la determinante importanza dell’irrigazione per l’agricoltura e l’ambiente mediterranei».

Paradosso in Lomellina: fiumi pieni ma riso senz’acqua - Ultima modifica: 2019-07-19T12:38:11+00:00 da Alessandro Maresca

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