Caccia, primo via libera del Tar al calendario del Lazio

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I giudici amministrativi non accolgono la domanda cautelare contro il provvedimento della Regione per la stagione 2026-2027

Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha respinto la richiesta di sospensione del calendario venatorio regionale per la stagione 2026-2027, presentata da alcune associazioni ambientaliste contro il decreto del presidente della Regione del 15 giugno scorso. Una decisione adottata in sede cautelare che, pur non chiudendo il giudizio nel merito, rappresenta un primo importante passaggio a favore dell’amministrazione regionale.

A commentare l’ordinanza della Quinta Sezione del Tar del Lazio è stato l’assessore regionale all’Agricoltura e alla Caccia, Giancarlo Righini, che ha accolto con soddisfazione la pronuncia. «Si tratta di una decisione importante, che riconosce, in questa fase cautelare, la solidità del lavoro svolto dalla Regione Lazio e la correttezza del percorso amministrativo seguito», ha dichiarato.

Secondo quanto evidenziato dall’assessore, il Tribunale ha ritenuto che la domanda cautelare non fosse sostenuta da sufficienti elementi di fondatezza, riconoscendo quindi la plausibilità dell'impianto amministrativo e delle scelte adottate nella definizione della calendarizzazione faunistico-venatoria.

Uno degli aspetti più rilevanti della pronuncia riguarda il rapporto con il parere dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Il Tar ha ribadito che il semplice discostamento da un parere obbligatorio, ma non vincolante, non è di per sé sufficiente a dimostrare l’illegittimità delle decisioni dell’amministrazione. Un passaggio destinato ad assumere particolare rilievo nel confronto, spesso acceso, che accompagna ogni anno l’approvazione dei calendari venatori regionali.

«Fin dall’inizio abbiamo lavorato alla definizione del calendario venatorio con grande attenzione, assumendoci la responsabilità di operare scelte motivate e sostenibili, nel rispetto della normativa e cercando il necessario equilibrio tra tutela del patrimonio faunistico, esigenze dei territori e legittimo esercizio dell’attività venatoria», ha aggiunto Righini.

Per l’assessore, la decisione dei giudici amministrativi rappresenta dunque «un importante riconoscimento della serietà dell’istruttoria condotta dagli uffici regionali». La vicenda, tuttavia, non è ancora conclusa nel merito e il contenzioso resta aperto.

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