Mietitrebbie sempre più attrezzate per la salita

New Holland CR 7.90 Everest
Costruttori sempre più attenti al lavoro sulle pendenze e all’automazione dei parametri operativi.

 

Se facciamo una panoramica sulle principali novità introdotte negli ultimi due anni nel settore della raccolta scopriamo, con un po’ di sorpresa, che praticamente tutti i costruttori si sono concentrati sul lavoro in pendenza: qualcuno migliorando le prestazioni dei crivelli, altri aggiungendo il sollevamento posteriore alle semi-livellanti e altri ancora, infine, lanciando nuove gamme di livellanti ad alte prestazioni, per coniugare produttività alla capacità di lavorare su pendenze anche importanti. Difficile stabilire le ragioni di tanta attenzione per la collina, se non che, in sostanza, negli ultimi anni si è aperto un nuovo settore, prima con le semi-livellanti o laterali, poi con macchine sì a doppio livellamento, ma non così estreme come le autolivellanti pure. E nel momento in cui si crea un nuovo segmento, tutti presto o tardi devono essere presenti con qualcosa. Vediamo cosa.

New Holland Everest

Partiamo dal marchio del gruppo Cnh, che è per l’appunto uno di quelli che più hanno lavorato per completare l’offerta di macchine adatte ai dislivelli. Lo ha fatto creando una nuova famiglia di livellanti, sebbene circoscritta a poche aree del territorio italiano, ovvero la versione Everest per le mietitrebbie CX e CR. Non si tratta, in realtà, di macchine nuove, ma di mietitrebbie da pianura adattate alla collina tramite un’applicazione – montata non in fabbrica ma dal concessionario – che trasforma alcuni modelli delle serie CX a scuotipaglia e CR (assiale) in livellanti, capaci di compensare pendenze trasversali fino al 20% e longitudinali dell’8% circa. Questo se si adotta soltanto il livellamento dell’assale anteriore. Invece, estendendo l’applicazione anche all’assale posteriore, la compensazione di pendenza in salita arriva al 30%. In altre parole, prestazioni simili a un’autolivellante pura, ma con capacità di lavoro tipiche di una macchina di pianura. Le Everest, spiega New Holland, diventano così le macchine perfette per i contoterzisti che devono lavorare su pendenze moderate: tipicamente, quelle delle Marche o anche di alcune zone della Puglia e della Sicilia.

Sempre in tema di salite, non possiamo dimenticare il rinnovamento, nel 2017, delle CX 5 e 6, le convenzionali di media potenza del listino New Holland. Parliamo di salite perché i quattro modelli sono offerti, oltre che in allestimento da pianura, nelle versioni Smart Sieve e Laterale. Inoltre, per le pendenze estreme è a listino la 5.90 Hillside, dotata di doppio sistema di compensazione indipendente delle pendenze laterali e longitudinali. L’allestimento Smart Sieve consiste, in pratica, nella correzione di pendenza sul cassone crivellante, grazie a un doppio movimento dello stesso, mentre la versione Laterale prevede il livellamento anteriore. In generale, i quattro modelli (5.80, 5.90, 6.80 e 6.90) hanno potenze da 260 a 340 cv, forniti, per i primi tre esemplari, da un 6,7 litri Nef e per la 6.90 da un Cursor 9. Il battitore da 61 cm di diametro è lungo 1,3 m sulle macchine a cinque scuotipaglia e 1,58 m sui due modelli CX6.

Concludiamo ricordando che il marchio del gruppo Cnh, peraltro il primo a introdurre un sistema Nir sulle mietitrebbie, ha vinto la medaglia d’argento ad Agritechnica per il suo sistema di impostazione automatica dei parametri di raccolta nonché di previsione delle perdite installato sulle nuove CR Revelation, macchine ripensate, sottolinea il costruttore, nell’intero flusso di prodotto, dalla testata al trinciapaglia (del tutto rifatto), e con alcune modifiche davvero sostanziali nei rotori e nei controbattitori, in grado di ridurre i consumi anche del 20%. Torniamo però alla medaglia: in sintesi, la macchina registra le perdite nel primo anno, georeferenziandole. L’anno successivo, in base alla posizione, avrà già un’idea delle possibili perdite, che sarà confermata o corretta in base ai rilevamenti sulla produzione, resi possibili dai sensori di pressione posti sul cassone crivellante. La valutazione delle perdite nelle passate adiacenti quella in corso completa le informazioni e permette al software di effettuare le correzioni necessarie.

Claas Tucano

Il 2017 non ha portato nuovi modelli per Claas, il cui ultimo lancio risale al 2016, con la Tucano 560. Leggermente meno potente della 570, sfrutta lo stesso sistema ibrido, basato su battitore e separatore Roto Plus, mono-rotore da 57 cm di diametro. Una sorta di Lexion in piccolo, con motore Mercedes da 330 cv, forse più adatta della cugina alle condizioni di lavoro italiane. Su tutte le Tucano è stato inoltre montato un nuovo sistema crivellante, con crivello inferiore rifatto e coclea di trasporto della granella maggiorata, in modo da rendere più produttiva la macchina.

Dobbiamo però ricordare anche l’arrivo, lo scorso anno, delle Lexion Tier 4F a scuotipaglia. Sui modelli a sei scuotipaglia 660 e 670 è presente il sistema Dynamic Cooling, che prevede l’aspirazione dell’aria in ingresso dall’alto e l’uscita dell’aria calda da feritoie laterali orientate verso il basso. Lo stesso presente da alcuni anni sulle Lexion 700, per capirci. Per quanto riguarda le testate di raccolta, ricordiamo le modifiche allo spannocchiatore, migliorato nel profilo, nell’inclinazione e nel sistema di tensionamento delle catene.

Deutz-Fahr C9300

Parecchie le notizie che giungono dal marchio del gruppo Sdf, tornato sul mercato italiano della trebbiatura soltanto da pochi anni ma che punta a ritagliarsi un suo spazio ben delineato. Per cominciare, sono stati rivisti i componenti principali dei modelli a 5 e 6 scuotipaglia per incrementare ulteriormente comfort e produttività. Le mietitrebbie Serie C9300 si sono presentate ad Agritechnica con motori Mercedes-Benz da 340 CV e 395 CV Stage IV; inoltre la cabina e gli elementi di comando sono stati completamente ridisegnati. La superficie di separazione è stata aumentata aumentando gli scuotipaglia e ora arriva a 7,46 mq per i modelli a cinque scuotipaglia e a 8,90 mq per i modelli a sei scuotipaglia.

Notevole, anche in questo caso, l’offerta nel campo delle livellanti, con ben quattro modelli introdotti a Eima 2016: C7205 TSXB, C7206 TSXB, C9205 TSXB e C9206 TSXB, per potenze da 227 a 290 cv. Il livellamento posteriore Extra Balance, unito al sistema anteriore Balance, permette di compensare dislivelli fino al 28% in salita, fino al 22% lateralmente e fino al 5% in discesa. Il motore è un Mercedes Benz da 7,7 litri e il serbatoio del cereali arriva a 7.500 litri.

In tema di novità ricordiamo infine la C5000, la “piccola” secondo Deutz-Fahr. Dotata di un motore Deutz Tcd a 6 cilindri da 6,1 litri, con tecnologia common rail a 12 valvole, esprime 160 cavalli sulla C5205, venti in più sul modello più grande (C5305). Il sistema trebbiante, di tipo convenzionale, si basa su un battitore da 60 cm di diametro per 1,1 m di lunghezza, con regolazione indipendente delle griglie anteriore e posteriore del controbattitore, cinque scuotipaglia e preparatore monolitico con ventilazione sull’intera larghezza dei crivelli. Piuttosto contenuto il serbatoio cereali, da 4.600 l, con scarico da 75 l/sec. Si tratta, in sostanza, di macchine essenzialmente meccaniche, progettate per i paesi emergenti.

Agco Fendt e Laverda

In attesa di vedere dal vivo la famosa Ideal – presentata lo scorso anno ma che sarà effettivamente prodotta soltanto a partire dal 2019 – facciamo il punto su cosa è cambiato in casa del colosso statunitense, che come sappiamo è presente nel nostro paese con due marchi, Fendt e Laverda. La prima cosa da dire è proprio che questa dicotomia non durerà ancora a lungo, in quanto la stessa Agco non fa mistero di voler progressivamente accantonare il glorioso marchio italiano.

Partiamo allora da Fendt, che procede a passo spedito nel completamento della sua gamma. Lo fa introducendo, dopo un 2017 di sperimentazione, le nuove serie ad alta produttività X e P. Ibrida la prima, con due rotori da 4,2 metri per 47 cm di diametro, convenzionale la P, ma dotata di ben otto scuotipaglia: un allestimento pensato per l’Europa Continentale, in quanto più efficiente su prodotto umido, ma che comunque potrebbe trovare estimatori anche dalle nostre parti. Concludiamo con le motorizzazioni: sei cilindri Agco Power da 8,4 litri e 404 cv di potenza massima per la 8410P (379 sulla 8380 P), sette cilindri da 9.800 cc e 496 cavalli di potenza massima per la 9490X. Entrambe sono fornite, a richiesta, in allestimento AL (livellamento sull’assale anteriore), che le rende capaci di superare pendenze trasversali del 20%. A questo proposito segnaliamo l’introduzione del semi-livellamento anche sulla serie L, la macchina convenzionale di media potenza (da 240 a 306 cv). In vendita dal 2018, rappresenta un’opzione per chi ha bisogno di una macchina non troppo grande e in grado di lavorare anche sulla mezza collina.

Completiamo il quadro con alcune modifiche parziali alle macchine. Su tutte le gamme, dall’autolivellante in su, è stato introdotto, per esempio, piano preparatore estraibile e il sistema di registrazione elettrica dei crivelli è stato integrato nel sistema operativo (finora era realizzato con un cablaggio ad hoc). Infine, sulle C è cambiata l’alimentazione del sistema di inversione del moto sul canale elevatore: prima era assicurata da una cinghia, ora è idraulica. Questi interventi valgono anche per le Laverda, che continuano ad avere una loro vita, anche se gli agricoltori non troveranno le macchine più grandi (vedi Ideal) con la classica livrea rossa. Potranno invece acquistare la semilivellante di taglia media, che sarà contraddistinta dalla sigla LC. La 410 LCI, invece, è una livellante pura, con un sistema di sollevamento dell’assale posteriore che permette di superare salite del 30% e discese fino al 10%. Montato direttamente in catena di montaggio, fa notare Agco.

John Deere S700

Continua la fase di rinnovamento di John Deere, che dopo aver messo mano, tra il 2014 e il 2016, alle serie W e T, lo scorso anno ha presentato la nuova S700, in consegna a partire da gennaio. Come noto si tratta di un’assiale pura, dotata di un solo rotore conico da 3,12 metri per 76 cm di diametro, assistito da un lanciatore collocato tra canale di alimentazione e collo del rotore per facilitare l’introduzione del prodotto. Cinque i modelli, per potenze da 380 a 620 cv. Unico, invece, il motore: un John Deere Power Tech Pss da 13,5 litri.

Anche sulla S700 si è tenuto conto delle necessità di chi opera su terreni non pianeggianti. Il pacchetto Alte Prestazioni, per esempio, include il crivello a controllo attivo, per compensare l’effetto di accumulo sul lato a valle dovuto alla gravità. Il sistema varia apertura dei crivelli e ventilazione in salita e discesa, aprendo i crivelli e riducendo la ventilazione in salita, chiudendo i crivelli e aumentando la ventilazione in discesa, per compensare la caduta di prodotto verso la parte anteriore del crivelli stessi. In questo modo, sostiene il costruttore, si può recuperare fino al 30% di produttività su pendenze inferiori o uguali al 10%. Inoltre, anche le coclee sistemate davanti ai crivelli hanno la funzione di distribuire equamente il prodotto su tutta la superficie di pulizia. Se non fosse sufficiente, John Deere continua a proporre i suoi equipaggiamenti per il lavoro in collina. Il primo, Slope Master, compensa pendenze fino al 7% agendo sul cassoncino di pulizia. Il secondo, Hillmaster, offre invece un vero livellamento, che dal 2017 riguarda anche l’assale posteriore, grazie a un accordo con l’officina marchigiana di Possanzini.

Case IH Axial Flow 140

Nessuna nuova macchina, ma alcuni adeguamenti interessante per Case IH che, come noto, per la trebbiatura si affida alla tecnologia assiale mono-rotore. Iniziamo subito dall’aspetto che più riguarda il nostro tema di partenza: due anni fa, il marchio statunitense ha introdotto il sistema di pulizia a flusso trasversale X Flow anche sulle macchine più piccole del listino, le Axial Flow 140, con potenza da 312 a 449 cv. X Flow compensa pendenze fino a 20 gradi muovendo il cassoncino trasversalmente oltre che longitudinalmente. Per il resto, negli ultimi anni i progettisti hanno puntato soprattutto sul trattamento della paglia, introducendo la possibilità di regolare individualmente le alette spargi-paglia, per una più efficace distribuzione anche in presenza di testate molto larghe. Inoltre è stato introdotto, sulle due macchine più potenti della gamma, il serbatoio cereale da 14.400 litri. Per lo scarico, invece, si è adottato un automatismo che alza il tubo al termine dello svuotamento, per impedire cadute di granella, e un software che rende l’innesto della coclea più delicato, così da non danneggiare ingranaggi e organi lavoranti.

 

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