Gli apicoltori piemontesi chiedono più tutele

Apicoltura
L'apicoltura italiana, già messa a dura prova da cambiamenti climatici, inquinamento e utilizzo agrofarmaci, risente di lacune normative nei confronti della competizione con il miele estero. A lanciare il grido d'allarme è la cooperativa Piemonte Miele di Cuneo
Vendita di miele estero, cambiamenti climatici e inquinamento: un mix di fattori che sta mettendo in difficoltà il mondo dell'apicoltura. Per questo servono delle azioni concrete. A denunciarlo con una nota è la cooperativa Piemonte Miele di Cuneo, che con circa 460 soci costituisce la maggiore cooperativa di produttori di miele di tutto il Nord Italia.

Le lacune normative sul miele estero

Anni piuttosto intensi per il settore apistico, che si è reso protagonista di una serie di rivendicazioni. Numerose, infatti, sono le sfide e le minacce che è stato chiamato a fronteggiare: inquinamento, crescente urbanizzazione, cambiamenti climatici e competizione con il miele estero. Tutti fattori che hanno messo il mondo dell'apicoltura in difficoltà, con una ricaduta pesante sui bilanci della produzione e dei ricavi degli apicoltori.

«Il mondo dell'apicoltura in Italia si trova oggi in seria difficoltà anche a causa di lacune normative sull'importazione e la vendita di miele estero – spiega il presidente della cooperativa Davide Colombo, presidente della cooperativa –. Siamo arrivati a una situazione allarmante: oggi solamente una piccola parte del mercato è coperto da miele italiano, mentre gli apicoltori italiani potrebbero coprire ampiamente più della metà del mercato con il proprio prodotto, che rimane invece parzialmente invenduto nei magazzini per via del costo maggiore rispetto al miele estero. Manca nel modo più assoluto reciprocità». In parallelo, i cambiamenti climatici, l'elevato livello di inquinamento e l'utilizzo di prodotti insetticidi aggravano ulteriormente la situazione.

Servono più tutele

«Per il miele italiano il legislatore ha previsto, a tutela del consumatore, la completa tracciabilità del prodotto a partire dal campo in cui sono collocati gli alveari fino al
vasetto sullo scaffale offerto al consumatore – aggiunge Colombo –. Per il miele estero è ritenuta sufficiente l'indicazione del nome dell'importatore. Questo rende l'importazione di questi "mieli", spesso sospettati di adulterazione, una pratica gravemente sleale nei confronti degli apicoltori e dei consumatori italiani. È necessario garantire più tutele per invertire il trend che sta mettendo in grave difficoltà questo settore».
Gli apicoltori piemontesi chiedono più tutele - Ultima modifica: 2024-06-05T14:44:52+02:00 da Redazione Terra e Vita

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