Varietà più resistenti alle malattie tipiche della pianta come septoriosi, fusariosi e ruggini. Ma anche cultivar più produttive e selezioni in grado di adattarsi meglio agli stress climatici, come la carenza idrica. Il tutto per aumentare la redditività della coltura e fornire all'industria un prodotto con caratteristiche ideali per la trasformazione in pasta. Sono alcuni degli obiettivi perseguiti da una serie di progetti di ricerca per il miglioramento genetico del frumento duro finanziati con fondi Prin (Progetti di rilevante interesse nazionale).
Lo scopo è quello di stabilizzare e possibilmente aumentare le rese del frumento duro e razionalizzare le semine sulla base dell’adattamento della pianta ai diversi areali agricoli, inclusi quelli del Nord Italia e collinari. Un obbiettivo raggiungibile nel medio termine attraverso l’adozione estesa delle innovazioni genetiche ed agronomiche. Di questo si è discusso a Roma durante il convegno La ricerca italiana per la sostenibilità e la qualità della filiera del frumento duro, durante il quale sono stati illustrati i risultati dei progetti Prin 2020, Prin 2022 e Prin 2022 Pnrr.
Del resto il frumento duro è uno dei sistemi colturali più importanti dell’agricoltura italiana, il più esteso con circa 1,2 milioni di ettari coltivati, fonte insostituibile di materia prima per l’industria molitoria, la produzione di prodotti da forno, ma soprattutto della pasta, uno dei simboli del made in Italy agroalimentare. In molti areali produttivi del Centro-Sud, dove si concentra il 90% della superficie coltivata, la specie riveste un ruolo cardine negli avvicendamenti colturali, soprattutto per la mancanza di colture di sostituzione in grado di garantire la sostenibilità economica, ma spesso le rese sono basse, così come i prezzi riconosciuti agli agricoltori. Il miglioramento genetico serve proprio per trasformare il frumento duro da commodity a specialty.
La presentazione dei risultati dei progetti Prin
Tre le sessioni dei lavori del mattino. Durante la prima sono stati presentati i risultati dei progetti di ricerca Prin su genetica, genomica e biotecnologie:
- PanWheatGrain
- NEWRoots
- InnoWheatRes
- Polyploidbreeding 4.0
- Wheatsustain
Nella seconda sessione sono state illustrate le ricerche su innovazioni agronomiche smart per migliorare la qualità e la resilienza del frumento duro
- CadMiDur
- Sma-Bio-Dur
- Namaste-Pca
Nella terza e ultima sessione si è parlato delle ricerche che hanno cercato di sviluppare innovazioni per la difesa integrata e biologica:
- Bicontrarium
- Crown
- Rootem
- Granarius
Con il miglioramento varietale negli ultimi decenni le rese potenziali del frumento duro sono aumentate in media dell1% l'anno, ma questo aumento è stato annullato dagli effetti negativi del cambiamento climatico. Per questo serve continuare con l’aggiornamento varietale, perché le varietà selezionate nel passato, in un clima più freddo e piovoso dell’attuale già manifestano difficoltà di adattamento alle alte temperature nelle fasi finali del ciclo vegetativo e non portano le necessarie resistenze alle moderne razze di ruggine (in particolare la gialla), alle septoriosi, alla fusariosi della spiga e alle virosi.
Filiera coesa per garantire redditività a tutti
Nel pomeriggio spazio al dibattito con tutti gli attori della filiera del frumento duro: dagli agricoltori ai fornitori di mezzi tecnici e tecnologie avanzate, passando per sementieri, stoccatori, molini e pastifici, divisi in tre tavole rotonde introdotte dalle relazioni di Angelo Frascarelli sul conto economico del grano duro e del presidente di Nomisma Paolo De Castro sullo scenario europeo e internazionale per quanto riguarda l'agroalimentare.
Dal confronto tra i vari rappresentanti delle realtà che compongono la filiera grano duro-pasta è emersa la necessità di garantire un reddito adeguato agli agricoltori (oggi praticamente nullo se non negativo), ma anche di alzare la qualità del frumento duro prodotto in Italia. Per farlo c'è bisogno di varietà più performanti e resilienti alle avversità climatiche da ottenere anche con l'aiuto delle Tea, ma pure di regole che non penalizzino l'agricoltura italiana e di una maggior sinergia tra soggetti pubblici e privati per sviluppare nuove varietà.













































