OSSERVATORIO

Mais e soia, avanti a rilento

Resta buona la propensione a puntare sui cereali autunnali per la prossima stagione.

Nonostante una situazione
piuttosto variabile a
seconda delle regioni,
una cosa è certa: la campagna
mais e soia sta procedendo a rilento.
E va detto subito che non
è una sorpresa, dato che le semine
sono state tardive e in quest’ultimo
periodo il clima ha determinato
una granella ancora
molto umida. Di conseguenza le
semine dei cereali autunnovernini
restano in stand by.

«Rimane comunque buona
la propensione degli agricoltori
a seminare cereali autunnali
(grano tenero in particolare) –
puntualizza Marco Nardi, direttore
dell’Associazione italiana
sementi – ostacolata però al
Nord dal ritardo nella raccolta
di mais e soia e dal maltempo.
Ovviamente al Sud le semine
sono ancora indietro, e le temperature
elevate di questi giorni
non sono certo un incentivo. Va
anche sottolineato che la situazione
è molto diversificata a seconda
delle Regioni, sia come
ritardo nelle raccolte di mais e
soia, sia come rese del mais da
granella e trinciato (anche se si
può stimare un 15/
20%) e di
conseguenza come avanzamento
nelle semine. Se Basso Veneto
ed Emilia Romagna sono quelle
messe meglio, FriuliVenezia
Giulia, Lombardia e le province
di Padova e Venezia in Veneto
sono in forte ritardo».

«Lo scorso anno a fine ottobre
il mais in FriuliVenezia
Giulia
e in Veneto era già stato tutto
raccolto – conferma Marco Aurelio
Pasti
, presidente dell’Associazione
italiana maiscoltori –
mentre quest’anno siamo solo al
70%. Le rese sono piuttosto alterne
a seconda delle località,
mentre la preoccupazione per le
aflatossine sembra rientrata. Infine,
le semine dei cereali autunnovernini
sono sicuramente ritardate,
ma ci sono ancora le finestre
temporali per effettuarle,
anche se dipenderà dall’andamento
climatico di novembre».

IL MILANESE SI SALVA

Sentiamo anche dalla viva voce
di agricoltori e contoterzisti come
è andata l’annata del mais, a
partire dalla Lombardia, dove il
clima ha fatto gli straordinari (in
senso negativo), anche se qualche
territorio riesce ad avere rese
accettabili, come ci racconta
Piergiorgio Corvini, che fa il
contoterzista a est di Milano, tra
Paullo, Melegnano e Melzo. «Visto
com’è andata la primavera,
non pensavo che si arrivasse a
risultati tanto positivi, dal momento
che abbiamo toccato anche
i 160 q/ha. Parlo di prodotto
molto verde – 34% circa di umidità
– ma che comunque supera
i 140 q anche da secco». Secondo
Corvini, anche la soia non se la
passa male, con rese tra i 40 e i 42
q/ettaro. Calcolando che si tratta
quasi sempre di un secondo
raccolto, c’è poco da lamentarsi.
Con questo scenario le cose,
conclude il contoterzista, nel
2014 si continuerà a fare mais,
con la soia di secondo raccolto
dopo un orzo che, quasi sempre,
finisce nel biodigestore.

Un altro territorio nel quale
sembrano esservi rese tutto sommato accettabili è il Bresciano.
Mentre nella parte centrale
della provincia si va da 100 a 120
q/ha e
vedremo che in confronto
ad altre zone è già un risultato
maiuscolo nella
parte
orientale della provincia, verso
Ghedi e il confine con Verona,
dove vi sono terreni più drenanti,
in qualche caso le produzioni
rispettano la media storica di
150160
q. Ma con umidità anche
superiori al 35%. Annata no,
invece, per la soia, con poco più
di 20 q/ha: quasi la metà del
normale.

Scendendo verso Sud, le cose
cambiano. A Pavia si segnalano
rese che vanno da un 15%
per
chi ha seminato prima delle
piogge fino a punte del 40% per
le semine tardive. Che sono,
perlomeno, di buona qualità.

Per il prossimo anno, ci dicono
gli agricoltori, si prevede una
superficie a mais in leggero calo
e un notevole incremento per
soia e grano. Anche nel vicino
Lodigiano si lamentano cali produttivi
tra il 30 e il 40%. Pietro
Asti
, agricoltore di solida tradizione
cerealicola, dà la colpa alle
pessime condizioni del terreno.
«Lo dimostra il fatto aggiunge
che
gli appezzamenti seminati
in secondo raccolto oppure dopo
le piogge, a giugno inoltrato,
hanno prodotto più di quelli
maggenghi, il che è tutto dire».

Anche da queste parti, inoltre,
vi sono grossi problemi di umidità.
«Siamo al 35% o anche oltre.
Per ovviare al problema,
qualcuno converte le produzioni
a trinciato o pastone, se ha i
suini». Il ritardo, fa notare l’agricoltore,
rischia di condizionare
anche la prossima stagione
«Perché, per esempio, sui terreni
ancora occupati dal mais non
è possibile seminare cereali vernini
e nemmeno distribuire i liquami
». La tendenza a convertire
le produzioni a trinciato è
particolarmente evidente nel
Cremonese, dove abbondano i
biodigestori. La segnalano sia
Piercarlo Favalli, contoterzista
di Pescarolo (nordest
del capoluogo)
sia Giovanni Bruschi,
agricoltore di Casalmaggiore, al
confine con Parma. «Nella nostra
zona in realtà gli impianti
sono pochissimi ci
spiega Bruschi
ma
gli agricoltori hanno
comunque cercato di prendere
quella strada, soprattutto se sono
stati interessati dalla grandinata
che, in estate, ha colpito
una vasta striscia del territorio.
A costo di far crollare i prezzi:
da 5 euro di inizio campagna ai
3 e mezzo di fine ottobre. A conti
fatti, e viste le alternative, nel
2014 si farà ancora mais e, forse,
un po’ meno grano».

Le rese nel sudest
del Cremonese
sono state tra 90 e 100
quintali per ettaro. Addirittura
inferiori nel cuore della provincia,
dove opera Favalli: «Difficilmente
si va sopra i 90 quintali, a
volte si fatica ad arrivare a 80». Il
contoterzista conferma la tendenza
a fare mais da trinciato
invece della granella.

UDINE PUNTA SULLA SOIA

Concludiamo con un blitz in
FriuliVenezia
Giulia e per la
precisione a Talmassons (Ud).
Territorio vocato per la soia, che
non a caso ci
dice Otello Zanello,
agricoltore locale rappresenta
ancora il 35% circa dei
seminativi. «Questo almeno per
il 2013, perché con i risultati penosi
che ha dato il mais, non mi
stupirei se il prossimo anno metà
della Sau andasse alla soia
che, invece, i suoi 40 q/ha li ha
fatti. Forse sembrano pochi, ma
se facciamo il conto delle spese,
sono meglio di 120 di mais».

Peccato che, continua l’agricoltore,
i 120 quintali li abbiano
raggiunti in pochi, quest’anno:
«Ha reso di più – conclude Zanello
– il mais seminato tardi,
dopo le piogge. Quello messo
nel bagnato è meglio dimenticarlo
».

Mais e soia, avanti a rilento - Ultima modifica: 2013-10-31T10:51:15+01:00 da Redazione Terra e Vita

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