L’Europa vuole diminuire il rame

La Commissione punta a ridurre l’utilizzo da 6 a 4 kg/ha/anno. Nel confronto in corso al Comitato tecnico della Commissione salute è scontro tra Paesi del Nord e del Sud Europa. Per il biologico mancano ancora alternative praticabili

Il 20 luglio la Commissione ha presentato agli Stati membri riuniti in un comitato tecnico della Direzione generale Salute una proposta di regolamento volto a diminuire da 6 a 4 i kilogrammi all’ettaro all’anno di rame autorizzato come prodotto di protezione delle piante per i prossimi cinque anni.

La lista dei candidati alla sostituzione

La sostanza era entrata nella lista di quelle candidate alla sostituzione alcuni anni fa e quindi automaticamente a rischio di eliminazione totale. Lo scorso gennaio, visti i ritardi nei processi di valutazione, la Commissione aveva concesso una proroga di un anno delle regole attuali, che scade appunto a fine gennaio 2019.

Nel frattempo le valutazioni scientifiche si sono concluse con l’Efsa che ne chiede il divieto assoluto sulla base dei possibili impatti negativi sulla salute umana (su cui però i dubbi sono espressi chiaramente dalla valutazione dell’Autorità) e soprattutto sull’ambiente, mentre gli Stati membri relatori all’Efsa sul dossier (Francia e Germania) ne chiedono la riduzione da 6 a 4 chilogrammi.

Vite, ortofrutta, bio: i settori più danneggiati

La Commissione europea ha deciso di accogliere quest’ultima proposta, nonostante da più parti si consideri la riduzione molto dannosa per alcuni tipi di coltura, in particolare nei settori viticolo ed ortofrutticolo, biologici soprattutto. In alcuni casi, secondo dati circolati, in alcune zone l’impatto di un’eventuale riduzione sarebbe molto importante, con perdite di produzione vicine al 100% nel settore viticolo biologico.

Approvazione a maggioranza

Ma la Commissione, nel proporre questa riduzione, si sente forte soprattutto del fatto che, nonostante il parere contrario della Direzione Generale Agricoltura che chiede lo status quo, i 4 kilogrammi “accontentano” la maggior parte dei paesi europei e siccome il regolamento viene adottato dal comitato a maggioranza…

L'empirismo dei 6 kg

Inoltre i 6 chilogrammi che a oggi costituiscono il limite di utilizzo del rame non avrebbero una base scientifica e quindi difficilmente difendibili. A questo si aggiunga che rimarrà in vigore la possibilità, a oggi già contemplata, di deroghe particolari (come avviene regolarmente già oggi in Italia in alcune annate particolarmente difficili) e si intuisce che la proposta di riduzione ha molte possibilità di essere adottata. Adozione che dovrebbe avvenire nel mese di ottobre. La riduzione durerà cinque anni, durante i quali la Commissione si aspetta uno sforzo dal settore, biologico in particolare, per trovare metodi alternativi che renderanno il divieto assoluto previsto a termine, il meno impattante possibile.

Le preoccupazioni di Coldiretti Emilia-Romagna

 

Forte preoccupazione per l’intenzione dell’Unione Europea di “tagliare” l’uso del rame ai produttori agricoli in particolare a quelli biologici è stata espressa da Coldiretti Emilia Romagna.  La proposta della Commissione rischia infatti di privare i produttori agricoli biologici di uno degli strumenti principali di difesa delle piante dalle malattie, sicuro per gli uomini, gli animali e l’ambiente.

"L'attuale licenza dei composti del rame – informa Coldiretti Emilia Romagna – scade nel gennaio 2019 e la Commissione ha predisposto un dossier che prevede un rinnovo di autorizzazione per 5 anni con riduzione di un terzo delle dosi ammissibili. Una così drastica riduzione del dosaggio – commenta Coldiretti Emilia Romagna – comporterebbe perdite di rese in agricoltura biologica che oscillano tra il 30% e il 100%  a seconda delle diverse colture, in particolar modo sulla vite, e tra il 10% e il 70% per l’agricoltura convenzionale, dove il rame è spesso usato in combinazione con altri prodotti al fine di evitare fenomeni di resistenza dei parassiti".

"A farne le spese in Emilia Romagna sarebbero le oltre 5.000 aziende biologiche che coltivano 150 mila ettari di terreno, il 15% della superficie agricola coltivata in regione. In questo modo – insiste Coldiretti regionale – l’Unione Europea andrebbe contro la strategia della stessa Politica agricola comunitaria che sostiene l’agricoltura biologica. Più opportuno – secondo Coldiretti Emilia Romagna – sarebbe consentire di continuare ad impiegare il rame nella dose di 6 chilogrammi per ettaro/anno, con uno schema di dosaggio flessibile con una dose media ripartita su 5 anni che consentirebbe agli agricoltori di gestire il quantitativo di rame in base agli attacchi patogeni alle colture".

"Il rame – ricorda Coldiretti Emilia Romagna – è usato in agricoltura da oltre un secolo per proteggere in maniera efficace ed economicamente sostenibile molte colture agricole da malattie fungine e attacchi di batteri. È un prodotto sicuro per gli esseri umani, gli animali e non presenta rischi ambientali".

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