Assicurazioni, al via le domande per le produzioni vegetali 2016

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Pubblicato in gazzetta l'avviso pubblico. Ma restano ancora tante le criticità del sistema di gestione del rischio

Sabato 7 ottobre è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale l'avviso pubblico per le produzioni vegetali 2016 (Programma di sviluppo rurale nazionale 2014-2020 - sottomisura 17.1 - Approvazione dell'avviso pubblico a presentare proposte - Campagna assicurativa 2016 - vegetali. (17A06730).  Partono quindi da questa data i sei mesi di tempo per presentare le domande di sostegno e di pagamento (vedi TV 28/2017 e TV 29/2017).

In quest’anno le imprese agricole sono state afflitte dalle calamità, non solo atmosferiche, ma anche da quelle burocratiche. Per le prime ci si può assicurare, le seconde come le gestiamo?

Il sistema di gestione del rischio è avvitato su sè stesso e a tre anni dal passaggio nella Politica di sviluppo rurale di fatto non è ancora a regime e moltissime sono le criticità. Nonostante vari annunci, ad oggi i numeri dicono che della campagna assicurativa del 2015 settore produzioni vegetali è stato erogato solo il 40% dei contributi spettanti agli agricoltori. Mentre per la campagna 2016 l’avviso pubblico se pur approvato, non è ancora pubblicato in Gazzetta. Per il settore zootecnico e strutture ad oggi non è ancora nota la procedura per il rimborso dei contributi sia della campagna 2015 che 2016, oltre al permanere di residui da erogare relativi alle campagne 2013 e 2014 per le produzioni vegetali.

Problema rese assicurabili

Ma dove nascono i problemi? Il provvedimento normativo che ha reso complicata e macchinosa la gestione del sistema è certamente il Dlgs 162/2015 “Decreto relativo alla semplificazione della gestione della Pac 2014-20” meglio conosciuto come “Agricoltura 2.0” che ha introdotto il Piano assicurativo individuale (Pai) e di fatto ha tradito i presupposti del decreto stesso, ovvero la semplificazione, generando un sistema a dir poco complesso. Le inefficienze create stanno minando la credibilità del sistema assicurativo agevolato ed hanno portato alla contrazione dei valori assicurati a favore di polizze non agevolate o in alcuni casi all’abbandono della copertura assicurativa.

Come è possibile che davanti alla disponibilità immediata di un contributo pubblico e a stanziamenti finanziari importanti e superiori al fabbisogno, una fetta di agricoltori si assicuri rinunciando all’aiuto pubblico? Tanti sono i motivi:

• Rese Pai non adeguate alle rese assicurabili

• Ritardi nell’avvio della campagna assicurativa

• Costo netto a carico dell’agricoltore definito a posteriori

• Rimborso del contributo con tempi non certi

• Carico burocratico eccessivo

• Contratti assicurativi che non sempre colgono l’effettivo rischio

• Assenza di una rete agrometereologica

Dal gennaio 2015 ad oggi il meccanismo di calcolo del contributo rispetto alle quantità assicurate è cambiato più volte, i cambiamenti sono stati comunicati agli agricoltori, e agli operatori delle compagnie di assicurazione, quando i contratti erano stati ormai stipulati, addirittura dopo due anni, e questo dà luogo ad anomalie spesso non risolvibili.

C’è una confusione di fondo tra resa assicurabile e resa (media individuale) sulla quale si calcola il contributo pubblico. Questa poca chiarezza ha portato molte imprese ad assicurare la resa riportata nel Pai e non la resa attesa, generando di fatto una sottoassicurazione, e quindi un mancato risarcimento nel caso di sinistri con danni medio bassi.

L’errore principale si è creato prendendo a riferimento come rese dell’agricoltore le rese assicurate negli anni precedenti il 2015, dimenticando che in quegli anni il sistema liquidativo era di tipo proporzionale e non sulla resa ed inoltre in molti casi c’erano dei limiti alle quantità assicurabili imposte dai contratti assicurativi.

Garanzie per rischi non percepiti

La campagna assicurativa non parte mai prima di metà marzo (quando va bene), questo rende non assicurabile in tempi coerenti con l’entrata in rischio delle garanzie rispetto a calamità importanti. Le colture che più soffrono per questo ritardo sono cereali e colture permanenti. Per i primi rimangono non coperti i rischi dovuti ad eccessi di pioggia, siccità autunnale o gelo, avversità molto importante anche per le colture permanenti a ciclo precoce. Vi sono state anche situazioni nelle quali le combinazioni delle avversità assicurabili hanno di fatto obbligato il produttore ad assicurare rischi improbabili e spesso inesistenti, vedi l’eccesso di neve per colture a ciclo autunno primaverile, o la garanzia gelo su cereali a partire da fine aprile, o che si attivava solo con temperatura inferiore a -35°. Per alcune colture a ciclo invernale inoltre non c’è la disponibilità da parte del mercato assicurativo di offrire coperture (cicorie, lattughe, finocchi ecc).

Costo assicurativo indefinibile

Con il nuovo sistema l’agricoltore è costretto a mettere in copertura le proprie colture senza la possibilità di elaborare il Pai ma facendo ricorso alla Manifestazione d’interesse. Con quest’ultima di fatto viene elaborato un certificato provvisorio che molto spesso rimane tale fino a fine campagna creando non pochi disagi in caso di sinistro in quanto le produzione assicurate non sono quelle definitive; diventa così, di fatto, impossibile chiudere la liquidazione del sinistro. In fase di copertura il sistema rende impossibile conoscere il costo netto della copertura assicurativa, per diversi motivi, tra questi l’assenza del Pai e quindi della resa ammissibile a contributo, nonché l’assenza del parametro, che verrà calcolato solo a fine campagna, momento nel quale verrà applicata eventualmente la clausola di salvaguardia, che prevede un contributo massimo del 90% o 75% (secondo la combinazione) sul 65% delle spesa effettiva. Avete capito come si calcola il contributo?

L’iter amministrativo burocratico dalla messa in copertura alla liquidazione del contributo è a dir poco farraginoso.

Carico burocratico eccessivo

Si parte con la manifestazione di interesse, non appena disponibile la procedura Sian si deve aggiornare il fascicolo aziendale e redigere il piano colturale. Con la manifestazione di interesse ci si deve recare da un assicuratore e chiedere il rilascio di un certificato di polizza provvisorio fino al rilascio del Pai. È necessario il rilascio di un Pai per ogni prodotto/ comune oggetto di assicurazione.

Poi c’è tutta la trafila per la richiesta del contributo, aspettare la pubblicazione dell’avviso pubblico, presentare la domanda di aiuto, attendere gli esiti dei controlli Agea, risolvere le anomalie rilevate da Agea, aspettare la pubblicazione degli elenchi dei beneficiari e l’ammontare del contributo riconosciuto per poi presentare la domanda di rimborso.

Il mix di fattori appena elencati, in primis il problema delle rese, la tardiva apertura della campagna assicurativa, l’eccessiva burocratizzazione, l’assenza di procedure per la zootecnia e strutture per la richiesta del contributo e il ritardo di due anni nei rimborsi, ha creato un malcontento diffuso. La disaffezione al sistema assicurativo agevolato da parte di molti porta con sé un altro rischio ancor più grave, l’autoselezione, cioè il ricorso alla copertura assicurativa solo da parte di chi ha un’alta probabilità di andare a sinistro, condizione assolutamente da evitare per non mettere a rischio la tenuta del sistema.

 

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