Sovescio pronto per il boom

Pratica a volte poco considerata è invece in grado di aumentare la sostanza organica, mantenere i terreni coperti nelle stagioni piovose e contenere diverse patologie. In successione alla bietola, il sovescio ha un forte impatto agronomico e ambientale

Evita il dilavamento, aiuta a combattere funghi e virosi, ma soprattutto ridona sostanza organica ai terreni, aumentandone la fertilità e riducendo il danno provocato da prolungati periodi di siccità.

E allora perché non approfittare del sovescio? Essenzialmente, per mancanza d’abitudine: mentre è comunemente effettuata nell’Europa continentale e settentrionale, questa pratica in Italia ha poca storia ed è quindi impiegata soltanto sporadicamente.

 

Una tradizione che rinasce

C’è però anche chi il sovescio lo ha praticato per anni, essenzialmente in funzione di nematocida. Parliamo del Coprob, la cooperativa bieticola che fino al 2004 ha fortemente consigliato ai soci l’impiego di rafano e senape, durante l’autunno-inverno, per combattere i nematodi.

«Questa soluzione, che aveva raggiunto un buon livello di diffusione ed efficacia, andò progressivamente scemando dal 2005, con l’arrivo delle varietà tolleranti», ci spiega Giovanni Campagna, responsabile agronomico del Coprob.

Da quest’anno, tuttavia, i sovesci potrebbero tornare di moda all’interno del consorzio. Con diversi obiettivi: aumentare la sostanza organica, mantenere i terreni coperti nella stagione più piovosa e, non ultimo, contribuire al contenimento di alcune patologie che stanno creando diversi problemi in determinate aree dell’Emilia Romagna e del Veneto. «Se ben usati – conferma Campagna – i sovesci contrastano gli effetti di alcuni funghi, come la Rizoctonia, e anche di virosi che colpiscono coltivazioni diverse dalla bietola. Per esempio, il mosaico comune del frumento, provocato dalla Polymyxa graminis. Resta inoltre valida – aggiunge il tecnico – l’azione nematocida, anche se in questa fase risulta sicuramente più importante l’effetto di ricostituzione della sostanza organica».

La quale, fa eco Massimiliano Cenacchi, responsabile agricolo di Coprob, in certe zone ha raggiunto livelli di scarsità preoccupanti. «Per alcuni territori siamo al limite, mentre i terreni del nord Europa, come abbiamo visto durante un viaggio di studio, sono messi decisamente meglio. Per questo motivo, forti anche della passata esperienza in contrasto ai nematodi, abbiamo pensato di reintrodurre la pratica del sovescio, almeno per alcuni territori e su alcune successioni».

 

Il progetto

È nato così un progetto assieme a Carla Import Sementi quale partner fornitore dei sovesci professionali della linea Viterra. Tale progetto prende il via con il mese di settembre e consiste nell’incentivare la pratica del sovescio in successione alla bietola. Utilizzando, in luogo degli storici rafano, veccia e senape, nuovi miscugli che comprendono anche leguminose e crucifere e che dovrebbero dare buoni risultati sia sotto l’aspetto sanitario, sia per la cessione di sostanza organica al terreno.

«In questo senso, la situazione si sta effettivamente aggravando. Con la scomparsa delle stalle – sottolinea Campagna – stiamo progressivamente depauperando i terreni, riducendone la fertilità. La carenza di sostanza organica, inoltre, combinata con gli effetti del clima mutato acutizza i problemi legati allo stress idrico e alla siccità. Al contrario, un maggior tenore organico contribuirebbe a mantenere i terreni più freschi».

Il progetto riguarda in particolare i territori a nord del Po e il Veneto. «Dall’alto Ferrarese a Copparo e Codigoro, continuando con i comuni veneti, abbiamo individuato una vasta area che potrebbe trarre forti benefici dai sovesci. Per due motivi. Il primo – spiega Cenacchi – è che in questi territori si fa poco grano. Secondariamente, hanno una tessitura media o sciolta, più sensibile al depauperamento e alla perdita di fertilità».

La presenza o assenza del grano è dirimente: dal momento che alle nostre latitudini è impensabile praticare sovesci estivi, bisogna infatti concentrarli nel periodo autunnale e invernale, ma questo chiaramente impedisce di seminare sui terreni interessati grano duro o frumento tenero. «La successione ideale è bietola seguita da mais. In questo caso si può fare semina del miscuglio da sovescio a settembre, lasciarlo sviluppare nell’arco dell’inverno e distruggerlo a marzo, andando poi a preparare i terreni per il mais. In alternativa si possono comunque seminare anche soia e sorgo, volendo».

In una rotazione di questo tipo il sovescio sarebbe fortemente indicato, se non altro perché la successione mais-bietola favorisce lo sviluppo della rizoctonia.

 

Fornire sostanza organica

L’obiettivo principale, comunque, resta quello di ridare forza ai terreni.

«Un sovescio autunnale – fa notare Cenacchi – servirebbe ad assorbire l’azoto minerale presente nel suolo, evitando il dilavamento durante le piogge e restituendolo poi, all’interramento della coltura, sotto forma di azoto organico, di pronto assorbimento. Pensiamo che una soluzione di questo tipo possa essere particolarmente indicata per territori specifici, come quelli veneti. Una regione, peraltro, il cui governo insiste molto su minima lavorazione e preservazione dei terreni. Siamo pertanto convinti che questo progetto potrebbe essere di aiuto sia agli agricoltori sia al miglioramento ambientale».

 

INTERESSE DAI PRODUTTORI

Il progetto è in fase di lancio, come segnala Giovanni Campagna, e tra i soci di Coprob l’iniziativa ha suscitato interesse.

«Del resto – ci spiega – ai tempi del rafano il sovescio era molto comune, per cui è rimasta, nei nostri soci, una certa predisposizione verso questa pratica. Ci auguriamo quindi che in molti vogliano aderire, soprattutto alla luce dei nuovi e importanti obiettivi che ci siamo dati».

 

CONVEGNO “SOVESCIO E FERTILITÀ DEL TERRENO”: OCCHIOBELLO (RO)

GIOVEDÌ 21 SETTEMBRE ORE 16.30

PRESSO UNAWAY HOTEL SAVONAROLA

programma convegno

 

Leggi l’articolo su Terra e Vita 27/2017 L’Edicola di Terra e Vita

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