Giovani smart e green per il futuro delle cooperative

Raffaele Drei, presidente Confcooperative Fedagripesca Emilia - Romagna
Confcooperative Fedagripesca Emilia Romagna lancia il corso di alta formazione strategica per soci agricoltori under 45. Il presidente Raffaele Drei: «Servono giovani competenti per guidare le nostre cooperative fuori dalle secche dei cambiamenti climatici e per rispondere alle sfide della transizione ecologica e digitale»

Attrattività del modello cooperativo e ricambio generazionale nella governance di strutture che riuniscono migliaia di soci.

Sono alcuni dei temi su cui Fedagripesca Emilia Romagna (la Federazione regionale di Confcooperative che riunisce le cooperative agricole, agroalimentari e della pesca) ha acceso i riflettori per guardare al futuro in un contesto davvero difficile per le principali filiere produttive, alle prese con normative europee sempre più restrittive e gli effetti dei cambiamenti climatici.

Di questi temi se n’è parlato in un recente evento organizzato a Bologna, che ha visto protagonisti vari ospiti tra cui il presidente Cogeca Ramon Armengòl. Un evento che ha lanciato il corso di alta formazione strategica per soci agricoltori under 45 promosso da Confcooperative Fedagripesca Emilia Romagna. Ne abbiamo parlato con il presidente Raffaele Drei.

Futuro cercasi

Presidente Drei, da dove nascono queste iniziative focalizzate sul ricambio generazionale?

«Dalla necessità – risponde Drei - di assicurare un futuro al sistema agroalimentare regionale, a fronte di una situazione sempre più difficile che vivono le nostre aziende agricole e strutture cooperative».

«Se da un lato ci sono dati incoraggianti sulla crescita delle aziende agricole under 35 (+7,2% in Emilia-Romagna nel periodo 2017-21 secondo il rapporto ‘Giovani e Agricoltura’ di Ismea, Rete rurale nazionale e Ministero), dall’altro sappiamo bene quanto alcune nostre filiere siano a rischio per il mix tra cambiamenti climatici e normative europee: servono giovani agricoltori competenti, motivati e disposti al sacrificio per portare avanti queste aziende e amministrare le cooperative».

«Il momento è davvero complicato e siamo impegnati al massimo per salvaguardare la base sociale, anche investendo nel futuro».

La forza del sistema cooperativo

Puntate a intercettare questi giovani agricoltori per le vostre cooperative?

«Noi puntiamo a garantire continuità e sviluppo a un modello di impresa, come quello cooperativistico, imprescindibile per l’agricoltura emiliano-romagnola: parliamo di 530 imprese che sviluppano un fatturato aggregato di 14,4 miliardi di euro, con 30.000 addetti e 95.000 adesioni da parte di aziende agricole».

«Oltre l’80% dell’uva coltivata per la trasformazione in vino in questa regione viene conferita alle cantine sociali e cooperative. La produzione di Parmigiano Reggiano per il 70% è realizzata da caseifici cooperativi, mentre in ortofrutta la cooperazione rappresenta più della metà del comparto regionale. Anche l’industria alimentare dell’Emilia-Romagna è per il 37% di matrice cooperativa». «Questi dati fotografano la forza di un sistema che nel corso dei decenni ha creato un importante valore economico e sociale per migliaia di agricoltori, distribuendo ricchezza nei territori con importanti ricadute sociali e occupazionali».

La nuova classe dirigente

 

Un grande passato che deve assicurare anche un grande futuro…

«Le cooperative non appartengono a qualcuno in particolare, sono un bene e un patrimonio collettivo dei soci agricoltori. Per questo sentiamo l’esigenza di formare la nuova classe dirigente, favorendo e accompagnando un ricambio generazionale con percorsi che consentano di coinvolgere i giovani agricoltori e metterli nelle condizioni di guidare aziende chiamate ad essere sempre più competitive sui mercati».

«Vogliamo che la grande tradizione cooperativa agricola regionale abbia un futuro di crescita e prosperità, a vantaggio delle nostre comunità. Senza la cooperazione, oggi l’agricoltura dell’Emilia-Romagna non avrebbe raggiunto i successi che la proiettano ai primi posti in Italia e in Europa, senza le cooperative migliaia di produttori non avrebbero trovato adeguati sbocchi commerciali sui mercati».

Come è stato pensato il corso di formazione?

«Il corso, già iniziato la settimana scorsa con la lezione del prof. Flavio Delbono sugli scenari economici internazionali, è un primo tassello all’interno di un più ampio mosaico». «Con questi sette moduli forniamo ai trenta partecipanti un quadro di riferimento su mercati e innovazioni, un focus sulla Pac e approfondimenti dedicati al funzionamento delle imprese cooperative. La lezione finale sarà un dialogo con i rappresentanti di Confcooperative e l’assessore Alessio Mammi sul tema dei rapporti con le Istituzioni».

Giovani smart e green per il futuro delle cooperative - Ultima modifica: 2023-03-10T09:43:31+01:00 da Lorenzo Tosi

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