Afidi del tiglio, nuovi strumenti per un vecchio problema

Larve campodeiformi di coccinellide in atto di predazione degli afidi su tiglio
Il divieto di utilizzare insetticidi nelle aree urbane fa esplodere infestazioni che possono condizionare la sopravvivenza delle piante. Le indicazioni per intervenire con trattamenti biologici o endoterapici

Da qualche anno, con il divieto nelle aree urbane dell’utilizzo di insetticidi per irrorazione alla chioma, si pone il serio problema della gestione di alcuni insetti che, oltre ad essere dannosi per le piante, determinano un disagio anche per la fruizione di alcune aree antropizzate.

I maggiori problemi che già si intravedono in questo periodo nel Centro Italia, come peraltro è ormai da anni, sono legati principalmente agli afidi su tiglio: l’E. tiliae e Patchiella reaumuri. L’E. tiliae il più diffuso e la fase più critica dell’infestazione si ha, in genere, dall’inizio del mese di giugno con l’aumento delle temperature.

 

 

Danni diretti e indiretti

Nonostante gli afidi determinino sia danni diretti alle piante attaccate (filloptosi ed indebolimento degli alberi) sia indiretti, legati ai gravi disagi che la melata provoca quando le piante sono poste in luoghi frequentati (parchi giochi, parcheggi, marciapiedi, ecc.), dal punto di vista ecologico i fitomizi svolgono un importante ruolo nella biocenosi in quanto produttori di sostanze zuccherine. Esse sono necessarie per la sopravvivenza di molti entomofagi parassitoidi di insetti nocivi e per l’apicoltura ed è pertanto necessario tener conto anche di tale ruolo negli ecosistemi.

Articolo pubblicato sulla rubrica L’occhio del Fitopatologo di Terra e Vita

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Metodi di contenimento

Proprio per quanto detto in precedenza sul ruolo ecologico che tali insetti esplicano nelle biocenosi, è raccomandabile intervenire con metodi di contenimento soltanto laddove la presenza di melata crea gravi problemi alle persone o ai manufatti.

In questo periodo sono già visibili importanti attacchi afidi su tiglio in ambiente urbano. Essi andrebbero contenuti fin dalle prime presenze per limitarne la popolazione e ridurre al massimo i disagi provocati dalla loro presenza.

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In caso si scelga la lotta biologica, con l’utilizzo di organismi antagonisti, occorrerebbe valutare prima la naturale presenza di antagonisti nel contesto in cui operiamo (viale, parco ecc.), la presenza di aree rifugio per gli stessi, e quindi procedere con il lancio inoculativo o inondativo degli insetti. Tra gli insetti che possono essere utilizzati ricordiamo: l’Adalia bipunctata, molto utilizzata per mezzo di lanci inoculativi nel numero di 15-20 per pianta; la Chrysoperla carnea, insetto molto utilizzato anche per contenere infestazioni di afidi su orticole sotto serra; Aphidius colemani un imenottero parassitoide degli afidi utilizzato con lanci inoculativi precoci.

Forme giovanili di E. tiliae su foglie di tiglio gravemente infestate

L’uso di sali potassici può essere utile, oltre che per le sue proprietà insetticide, anche per lavare la melata presente sulla superficie delle foglie.

Contro gli afidi del tiglio possiamo intervenire anche con trattamenti endoterapici a base di abamectina o acetamiprid, ricordandoci che è assolutamente vietato effettuare trattamenti in fioritura, essendo i fiori di tiglio ad elevato potenziale mellifero.


I prodotti utilizzabili per la gestione degli afidi sono: insetti antagonisti (Adalia bipunctata, Chrysoperla carnea, Aphidius colemani), sali potassici, abamectina e acetamiprid

Afidi del tiglio, nuovi strumenti per un vecchio problema - Ultima modifica: 2021-06-11T11:38:14+02:00 da K4

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