Continua l’avanzata della popillia

Il coleottero scarabeide Popillia japonica
Per contrastare la diffusione sul territorio italiano di specie invasive come P. japonica è importantissimo intercettare tempestivamente gli spostamenti degli adulti in un nuovo territorio cercando di eradicarli prima che la specie si insedi definitivamente.

Popillia japonica è un piccolo coleottero scarabeide originario del Giappone che misura circa un centimetro di lunghezza.

Questa specie, che nelle zone di origine non è responsabile di gravi infestazioni, è molto conosciuta perché in passato ha raggiunto e colonizzato un’ampia porzione degli Stati Uniti, del Canada e della Cina creando gravi danni.

La prima segnalazione europea è del luglio 2014 e viene dall’Italia dall’area attorno al Ticino anche se si sospetta che l’insetto fosse presente in quell’area già da alcuni anni. Negli anni successivi, nonostante i tentativi di eradicazione o perlomeno di contenimento, il focolaio iniziale si è progressivamente ampliato inglobando vaste zone della pianura lombarda e piemontese, fino a raggiungere la vicina Svizzera e lambire la provincia di Piacenza in Emilia-Romagna.

Il clima favorevole, l’ampia disponibilità di piante ospiti, la mancanza di nemici naturali e l’elevata presenza di superfici investite a prato, che costituiscono l’ambiente di riproduzione ideale di questa specie, hanno giocato un ruolo importante nella diffusione del coleottero giapponese in Italia.

Articolo pubblicato sulla rubrica L’occhio del Fitopatologo di Terra e Vita

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Il ciclo biologico

P. japonica compie una sola generazione all’anno e sverna come adulto nel terreno. Gli adulti fuoriescono a partire dai primi di giugno e hanno una vita di 30-40 giorni. Non appena i maschi, che fuoriescono prima, sono raggiunti dalle femmine cominciano gli accoppiamenti e la deposizione delle uova nel terreno a 7-8 cm di profondità.

È necessario un buon livello di umidità del terreno per consentire lo sviluppo delle uova che poi schiudono nel giro di 10-14 giorni. Le larve, simili a quelle del maggiolino, hanno la tipica forma a “C” e restano nel terreno fino all’estate successiva continuando a nutrirsi di radici.

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I danni

Gli adulti di scarabeo giapponese sono estremamente polifagi e nell’area del Parco del Ticino, sono stati osservati su molte specie vegetali sia ornamentali che frutticole: olmo, pioppo, vite, nocciolo, gelso, quercia, soia, pomodoro, iperico, rovo, ortica, enotera, Prunus serotina, luppolo, salcerella, rosa canina e malva.

Il danno causato dagli adulti è costituito da erosioni a carico del lembo fogliare (sono risparmiate in genere le nervature), dei fiori e anche dei frutti. Per via di uno spiccato comportamento gregario è facile trovare decine o centinaia di insetti su una singola pianta o su un gruppo di piante vicine intenti a nutrirsi, causando gravi danni in brevissimo tempo.

Le larve, invece, si nutrono a spese delle radici, preferibilmente di graminacee. Il danno principale si ha nei tappeti erbosi (es. campi da golf, giardini) e nei prati e nei pascoli, sia per la comparsa di estese aree di vegetazione che ingialliscono per poi seccare, sia per i danni provocati dalle escavazioni di animali (cinghiali e talpe) e uccelli che si nutrono delle larve nel terreno.


Un aiuto anche dalla citizen science

Per contrastare la diffusione sul territorio italiano di specie invasive come P. japonica è importantissimo intercettare tempestivamente gli spostamenti degli adulti in un nuovo territorio cercando di eradicarli prima che la specie si insedi definitivamente. In questo monitoraggio del territorio, il lavoro degli enti ufficiali può essere aiutato dai comuni cittadini mediante le attività di “citizen science”.

Infatti, grazie ai telefoni cellulari e agli altri dispositivi mobili, il cittadino può segnalare ai servizi fitosanitari la presenza di adulti di P. japonica che stanno colonizzando nuovi territori aiutando le autorità fitosanitarie nel monitoraggio e nella salvaguardia della nostra agricoltura. Esiste un duplice vantaggio nella diffusione della citizen science: se da un lato la comunità scientifica e i servizi fitosanitari possono contare su un maggior numero di osservatori in grado di raccogliere dati, il fatto di collaborare a queste attività di monitoraggio, anche in forma amatoriale, contribuisce ad avvicinare il grande pubblico (ed in particolare i giovani) alla scienza e di sensibilizzarli alla tutela dell’ambiente e alla sostenibilità.

Continua l’avanzata della popillia - Ultima modifica: 2021-06-21T08:43:31+02:00 da K4

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