Kiwi, dopo le potature si affronta la batteriosi

Impianto di kiwi in provincia di Latina con rete di protezione prima della potatura
Il cancro batterico del kiwi si combatte già in inverno, con i giusti trattamenti di profilassi subito dopo le potature. Ecco con quali sali rameici e prodotti alternativi

Una considerazione sulle operazioni di potatura del kiwi nel Lazio.

Molti hanno già terminato i lavori ma è fondamentale procedere ai trattamenti delle piante con prodotti rameici, molto utili per disinfettare i tagli di potatura e prevenire gli attacchi di batteriosi, sempre in agguato.

 

 

È importante la scelta del tipo di rame da utilizzare ma, in considerazione dell’annata caratterizzata da piogge persistenti e temperature non eccessivamente rigide, lo è ancora di più la tempestività degli interventi fitosanitari.

Articolo pubblicato sulla rubrica L’occhio del Fitopatologo di Terra e Vita

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Fioritura periodo critico

Pseudomonas syringae pv. actinidiae, agente causale del cancro batterico dell’actinidia, è un batterio che agisce a livello vascolare penetrando sia attraverso aperture naturali (stomi e lenticelle) sia ferite causate da agenti atmosferici (grandine, vento e gelo), potature o stacco dei frutti.

Il periodo più critico per l’infezione e la diffusione del batterio è la fioritura. Una volta penetrato all’interno delle piante di kiwi, è assai difficile contrastarne il processo infettivo. Questa è la ragione per cui tutte le misure da intraprendere devono essere a carattere preventivo. Il batterio riesce a sopravvivere per molto tempo nella pianta senza evidenziare i sintomi della malattia. Le fonti di infezione primaria possono essere parti infette di rami o foglie cadute a terra. Il batterio può anche ripartire dalle gemme o dalle cicatrici delle foglie cadute in autunno. Le condizioni ottimali per la diffusione sono legate all’elevata umidità e a temperature fresche di 15-20 °C associate a piogge, rugiada, nebbia e grandine. Anche pratiche agronomiche che determinino un eccesso di vigore vegetativo sono favorevoli alla propagazione della patologia.

I sintomi, osservabili sugli esemplari colpiti, sono molteplici e possono manifestarsi su diversi organi della pianta. A livello fiorale e dei boccioli si può osservare un imbrunimento con successiva cascola; a livello delle foglie compaiono macchie necrotiche di forma irregolare di colore marrone scuro contornate da un alone giallastro; a livello dei rami, branche e tronco si manifestano cancri con emissione di un essudato di color rosso scuro in primavera; a livello della pianta, nei casi più gravi, si manifesta la morte.

Misure di contenimento

Allo stato attuale non vi è una soluzione considerata risolutiva del problema ma piuttosto una serie di interventi di diversa natura che permettono di contenere il patogeno al di sotto di una certa soglia di dannosità. Le misure che possiamo adottare sono di carattere agronomico, igienico-sanitarie, e di scelta di varietà resistenti.

Per quanto concerne i trattamenti, i mezzi che abbiamo a disposizione per contenere la malattia sono di carattere preventivo e, non essendo autorizzato in Europa l’uso di antibiotici nei confronti di batteriosi vegetali, il prodotto fitosanitario di riferimento è il rame. In realtà esistono anche altri prodotti che aiutano la risposta di difesa della pianta, ma vanno impiegati in piena fase vegetativa. I trattamenti fitosanitari con prodotti rameici si collocano in tre periodi critici: post-raccolta, alla caduta delle foglie e, appunto, subito dopo la potatura.

Il periodo più opportuno per effettuare le potature è quello attuale, con le piante in pieno riposo vegetativo ovvero quando le condizioni sono meno favorevoli allo sviluppo della malattia. Ovviamente gli strumenti utilizzati devono essere opportunamente disinfettati e i tagli più grandi, superiori ai 2-3 cm, devono essere protetti con mastici protettivi, meglio se miscelati con sali di rame. Inoltre, è conveniente non lasciare i tralci di potatura all’interno dell’impianto. Le piante infette vanno potate alla fine degli interventi e i residui di potatura immediatamente bruciati. Il taglio di potatura, in quest’ultimo caso, deve essere eseguito almeno 40 cm al di sotto della porzione sintomatica.

Appena dopo gli interventi di potatura sarà necessario trattare con prodotti a base di rame, che andranno ripetuti anche in caso di eventi grandinigeni. Poiché gli interventi realizzati con tali formulati possono essere eseguiti anche in piena fase vegetativa, si evidenzia la necessità di rispettare i limiti imposti di 4 kg per anno per ettaro di rame che, per le colture poliennali, diviene 28 kg a ettaro nell’arco di 7 anni.

Prodotti autorizzati contro la Psa

  • Bacillus amyloliquefaciens plantarum
  • Idrossido di rame
  • Solfato di rame tribasico
  • Solfato di rame neutralizzato
  • Idrossido di rame + Solfato tribasico di rame
  • Ossicloruro di rame
  • Acibenzolar-S-metile
Kiwi, dopo le potature si affronta la batteriosi - Ultima modifica: 2021-02-08T20:29:39+01:00 da K4

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