L’estate della forficola

La forficola causa erosioni rotondeggianti sui frutti che favoriscono lo sviluppo di marciumi
C'è chi la chiama forbicina, chi tagliaforbici, chi tenaglietta. Vezzeggiativi che ne mettono in rilievo l'innocuità, ma non sempre è così. Da fitofago secondario e trascurabile Forficula auricolaria si sta infattitrasformando in una vera e propria emergenza fitosanitaria e i danni che causa interessano una percentuale sempre maggiore di frutteti. Come fermarla

Forbicina, tagliaforbici, tenaglietta.

I numerosi nomi comuni con cui viene chiamata sono vezzeggiativi che ne sottolineano l'innocuità. Ma non sempre è così.

Forficula auricularia

Forficula auricularia è infatti un dermattero onnivoro e diffuso un po’ in tutti gli ambienti. Tradizionalmente le infestazioni di F. auricularia in grado di causare un effettivo danno economico sono sempre state sporadiche, legate ad annate con andamenti climatici particolari e a frutteti inerbiti che presentano maggiore umidità ambientale e quindi un habitat più adatto alla specie.

 

 

Trasformazione da ...gremlin

In passato si sono evidenziate anche le qualità di ausiliario della forficula, eccellente predatore di afidi (soprattutto afide verde e afide lanigero del melo), psille, cocciniglie, nonché di uova, larve e crisalidi di piccoli lepidotteri (Cydia pomonella, Cydia molesta, ecc.).

Negli ultimi anni, invece, da fitofago secondario e trascurabile, si sta trasformando in una vera e propria emergenza fitosanitaria e i danni che causa interessano una percentuale sempre maggiore di frutteti. Anno dopo anno, sono aumentate le segnalazioni di danni causati direttamente su frutti di pesco, albicocco e susino in numerose aree frutticole settentrionali (Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto) fino all’estate 2021 in cui F. auricularia è stato il fitofago che ha creato maggiori problemi agli agricoltori, soprattutto ai peschicoltori.

Articolo pubblicato sulla rubrica L’occhio del Fitopatologo di Terra e Vita

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Il comportamento dell’insetto

Forficula auricularia è una specie originaria dell’Europa che, al seguito degli scambi commerciali, è stata introdotta nel Nord America all’inizio del XIX secolo per poi diffondersi rapidamente in gran parte del continente americano, in Australia e Nuova Zelanda e in Giappone. Le forficule sono insetti lucifughi e ad attività prevalentemente notturna che durante le ore di luce, si rifugiano in ricoveri ombreggiati e umidi, quali vegetazione, screpolature della corteccia, ecc., spesso manifestando comportamenti gregari. All’inizio dell’autunno maschi e femmine di questa specie formano le coppie che poi si ritirano in nidi individuali in cui rimangono fino a tutto febbraio.

In questi nidi nascosti sotto alcuni centimetri di terra, la femmina depone circa 50 uova che poi vigila fino alla schiusa che avviene in pieno inverno. Appena nate le neanidi dapprima rimangono raggruppate nei nidi poi, alla morte della madre, ne divorano il corpo prima di disperdersi nell’ambiente. I nuovi adulti compaiono nella tarda primavera o in estate.

I danni

Storicamente è sempre stato considerato un fitofago secondario che, per la sua abitudine di rifugiarsi in interstizi naturali che offrano un riparo (come l’ascella fogliare di alcuni ortaggi, i noccioli aperti delle pesche precoci, le insenature calicine delle pomacee), portava a un deprezzamento commerciale del prodotto senza però procurare danni diretti.

Gli attacchi delle forficole possono consistere in erosioni rotondeggianti ma soprattutto in penetrazioni profonde nei frutti attraverso lesioni. Queste erosioni deturpano i frutti rendendoli incommerciabili e favoriscono lo sviluppo di marciumi.

Articolo pubblicato sulla rubrica L’occhio del Fitopatologo di Terra e Vita

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Le paste collose e altri metodi

In assenza di insetticidi registrati per la lotta alle forficule si sono avuti buoni risultati con l’applicazione di preparati in pasta collosa da applicare ad anello sul tronco, prima che gli insetti inizino a salire sulla chioma, quindi non oltre l’inizio di maggio. Per un’efficacia ottimale, è fondamentale applicare la colla anche su pali, tiranti, e tutto ciò che possa consentire alle forficule di raggiungere la chioma. Su cultivar di albicocco a maturazione tardiva, in particolare sulla recente Farbaly, e nettarine può essere necessario ripetere l’applicazione una seconda volta.

Per i piccoli impianti si possono sfruttare l’istinto gregario e la preferenza per i luoghi bui e umidi delle forficule, per realizzare delle catture massali con trappole costituite da fasce di cartone, giornali arrotolati, o qualunque altro materiale possa fungere da ricovero per le forficule, che va posizionato sulle branche basali, intorno al tronco o sul terreno. Le trappole vanno controllate e rimosse frequentemente eliminando gli individui presenti.

L’estate della forficola - Ultima modifica: 2021-09-09T21:17:43+02:00 da K4

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