Oidio, il mal bianco scende in pianura

Prevenzione agronomica e tempestività dei trattamenti: la chiave della protezione

L’oidio, insieme alla peronospora, è una delle patologie più gravi che possono colpire la vite. La sua pericolosità varia molto in funzione dell’ambiente di coltivazione; in talune aree, soprattutto collinari, assume il ruolo di principale patogeno tanto che la strategia globale di difesa della vite viene impostata su questo riferimento. Le sue infezioni sono però sempre più frequenti anche in pianura. I sintomi compaiono su tutti gli organi della pianta: grappoli, foglie, germogli verdi ed anche sui fiori.

L’oidio (Uncinula necator, Oidium tuckeri), o mal bianco della vite, fissa il proprio micelio sulla superficie dei tessuti vegetali colpiti e successivamente li penetra con gli austori, sottraendo sostanze nutritive alla pianta ospite; già con umidità relative molto basse si ha la germinazione dei conidi.

Sui grappoli la patologia si manifesta da inizio fioritura sino all’invaiatura con la comparsa sugli acini di una muffa bianco cenere accompagnata da una reticolatura necrotica; i tessuti arrestano la crescita con spaccature.

Predilige per il proprio sviluppo, andamenti stagionali caldo umidi con ridotte precipitazioni ed elevata ventilazione (particolarità climatiche delle zone collinari e delle zone litoranee). Un ulteriore elemento che può complicare la gestione del vigneto è l’eccessivo rigoglio vegetativo; si creano zone d’ombra in cui la malattia può svilupparsi e dove è anche difficile raggiungerla con i trattamenti. È perciò utile adottare pratiche agronomiche di contenimento della vigoria delle piante ed effettuare anche interventi di potatura verde tempestivi ed efficaci.

 

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