Olivo, preoccupa il cicloconio favorito dalle piogge

L’andamento primaverile degli ultimi anni, caratterizzato da abbandonati piogge proprio nel periodo della ripresa vegetativa dell’olivo, ha determinato condizioni particolarmente favorevoli allo sviluppo del cicloconio dell’olivo

Il cicloconio dell’olivo (Spilocea oleagina o Fusicladium oleaginum) è la più nota e diffusa malattia crittogamica dell’olivo. Le manifestazioni più evidenti si hanno sulle foglie dove è possibile osservare sulla pagina superiore tipiche aree clorotiche concentriche che possono raggiungere i 10-12 mm di diametro. Il danno più grave è la progressiva defogliazione della parte più bassa della chioma, cosa che, se si realizza prima della differenziazione a fiore delle gemme ascellari, determina, nell’anno successivo, una sensibile diminuzione della fruttificazione.

 

 

Le condizioni predisponenti

Il patogeno necessita di un’elevata umidità relativa con una prolungata bagnatura delle foglie e temperature miti (circa 18-20 °C), condizioni che si verificano generalmente in primavera e autunno, periodi in cui, negli ambienti olivicoli dell’Italia centrale, sono concentrate le infezioni. A partire dalle foglie vecchie si sviluppano i conidi che vanno ad attaccare le giovani foglioline emesse alla ripresa vegetativa. Qui germinano e si sviluppano negli spazi sub-cuticolari. A sviluppo completo il patogeno fungino fuoriesce con rami miceliari al di fuori della cuticola ed emette dei conidiofori che conferiscono l’aspetto vellutato alle macchie fogliari. Il periodo di incubazione varia da circa due settime fino ad alcuni mesi. Al fine di valutare in maniera tempestiva l’entità dell’attacco si può ricorrere al metodo della soda, cioè immergendo le foglie in soluzione al 5% di idrossido di sodio alla temperatura di circa 50 °C per 2-3 min, per evidenziare le macchie altrimenti non visibili.

cicloconio
Tipiche macchie di cicloconio evidenziate con immersione delle foglie in soluzione di NaOH al 5%

Le regolari precipitazioni nella seconda parte di aprile, le temperature in sensibile aumento e la fase fenologica dell’olivo sono condizioni particolarmente favorevoli alla diffusione di tale patologia in varietà sensibili. Poiché nel Centro Italia normalmente gli impianti sono caratterizzati da sesti ampi, gli attacchi sono legati principalmente alla varietà, alla morfologia del terreno e all’intensità della potatura: fattori che determinano una persistenza dell’umidità sulle foglie (es. fondovalle o una chioma folta) e favoriscono la diffusione della malattia. Un aspetto determinante è la diversa sensibilità varietale che rende alcune cv (Dritta, Gentile di Chieti, Tortiglione e Peranzana) particolarmente attaccate, mentre la cv Leccino risulta più tollerante.

Metodi di contenimento

Al fine di ridurre l’umidità e favorire l’aerazione dell’apparato vegetativo, lo sfoltimento della chioma mediante potatura è di indubbia utilità. Tuttavia, nelle situazioni più rischiose sopracitate è necessario ricorrere a interventi di difesa fitosanitaria. Il classico intervento eseguito nel post-potatura con sali di rame, molto utile anche contro la rogna dell’olivo, risulta efficace nei confronti del cicloconio poiché, con l’effetto fitotossico del rame, le vecchie foglie attaccate cadono a terra. Quando si hanno 3-4 nodi fogliari, occorre intervenire per proteggere la nuova vegetazione con prodotti a carattere preventivo o con principi attivi mesostemici o sistemici ad azione curativa. Qualora si ritenga utile un secondo trattamento (alla fine della mignolatura-inizio fioritura) è consigliabile l’uso di formulati ad azione citotropica, translaminare o sistemica, anche per motivi di possibile fitotossicità di formulati rameici.

Articolo pubblicato sulla rubrica L’occhio del Fitopatologo di Terra e Vita

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Olivo, preoccupa il cicloconio favorito dalle piogge - Ultima modifica: 2020-05-18T19:13:46+02:00 da K4

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