PAC 2014-2020

Scelte nazionali, a che punto siamo

L’Italia sceglierà il “modello irlandese”, con regione unica e greening individuale

Le decisioni nazionali sulla Pac 2014-2020 si vanno delineando e finalmente gli agricoltori cominciano ad avere le prime informazioni.

L’Italia deve adottare numerose scelte di attuazione della nuova Pac entro il 1° agosto 2014, ma gli agricoltori e gli operatori agroalimentari attendono con impazienza. Basti pensare all’importanza di alcune scelte come quelle sul valore dei titoli, sul sostegno accoppiato, sull’agricoltore attivo e tante altre.

Proprio per l’importanza e l’urgenza di questi temi, il ministro Maurizio Martina ha promesso di anticipare le decisioni al 15 maggio 2014.

Nel mese di aprile si sono susseguite numerose riunioni tra il Ministero e le Regioni per mettere a punto l’applicazione nazionale della nuova Pac. Alcuni decisioni sono ormai consolidate, altre sono ancora “sospese”, in particolare quelle sul sostegno accoppiato e sull’agricoltore attivo (tab. 1).

Regionalizzazione

Il Reg. 1307/2013 (art. 23) prevede che gli Stati membri possano applicare i pagamenti diretti a livello regionale o nazionale. La regione può essere individuata in base alle caratteristiche agronomiche e socioeconomiche (es. pianura, collina e montagna), al potenziale agricolo regionale e alla struttura istituzionale o amministrativa (es. le Regioni o le Province).

Le Regioni e il Ministero hanno trovato un compromesso che prevede una regione unica nazionale, allo scopo di evitare il frazionamento del massimale nazionale in massimali regionali, che comporterebbe forti complicazioni applicative.

Convergenza

Il Reg. 1307/2013 (art. 25) prevede che ogni Stato membro possa applicare la convergenza con tre diverse modalità:

1) totale al 2015;

2) totale al 2019;

3) parziale al 2019 o modello “irlandese”.

Le Regioni e il Ministero sono favorevoli al modello di convergenza parziale o modello “irlandese” che prevede un graduale passaggio dagli attuali livelli dei titoli verso livelli più omogenei, senza raggiungere un valore uniforme dei titoli nel 2019.

Il modello “irlandese” riduce gli effetti ridistributivi della regionalizzazione sia a livello individuale che territoriale. In altre parole, questo modello riduce le perdite dei pagamenti diretti degli agricoltori che hanno titoli di valore elevato e, analogamente, riduce gli spostamenti dei pagamenti tra le regioni ad alto livello di sostegno (Lombardia, Veneto, Calabria, Puglia) e le regioni a basso livello di sostegno (Sardegna, Toscana, Trentino, Valle d’Aosta, Abruzzo, Lazio).

Infatti il modello irlandese prevede che:

- i titoli di ogni agricoltore non potranno diminuire di oltre il 30% rispetto al suo valore unitario iniziale;

- il pagamento greening sarà individuale ovvero sarà calcolato per ogni agricoltore come percentuale del pagamento di base; di conseguenza gli agricoltori che avranno un titolo più elevato avranno anche un pagamento greening più elevato;

- all’anno di domanda 2019 nessun titolo avrà un valore unitario più basso del 60% del valore medio nazionale al 2019 (per l’Italia significa circa 170 €/ha, includendo il pagamento di base e il greening);

- gli agricoltori che ricevono meno del 90% della media nazionale otterranno un aumento graduale, pari a un terzo della differenza tra il loro valore unitario iniziale e il 90% del valore medio nazionale nel 2019.

Pagamenti percepiti o titoli detenuti?

Il valore dei titoli viene fissato nel 2015, sulla base degli importi o “montepremi” del 2014. Gli importi del 2014 possono essere calcolati, a discrezione dello Stato membro, in due modi:

1. in base ai pagamenti percepiti dall’agricoltore nel 2014;

2. in base al valore dei titoli detenuti dall’agricoltore al 15.05.2014.

La scelta italiana tra “pagamenti percepiti” e “titoli detenuti” è molto importante e interessa tanti agricoltori che hanno preso titoli in affitto e tanti proprietari che hanno ceduto titoli in affitto.

L’ipotesi, ormai consolidata, è quella dei pagamenti percepiti. Questa scelta ha importanti implicazioni:

- i pagamenti percepiti sui titoli in affitto vengono conteggiati a favore dell’affittuario;

- i pagamenti percepiti possono tener conto anche dei pagamenti dell’Art. 68, anche se solo in alcuni casi.

Se il settore interessato dall’Art. 68 avrà il sostegno accoppiato nella nuova Pac (come nel caso della carne bovina e della barbabietola), i pagamenti percepiti non tengono conto dell’Art. 68. Viceversa, se il settore interessato dall’Art. 68 non avrà il sostegno accoppiato nella nuova Pac (come nel caso del tabacco e delle patate), i pagamenti percepiti tengono conto dell’Art. 68. In tutti i casi, i pagamenti percepiti dall’Art. 68 non tengono conto dei contributi percepiti dagli agricoltori per le assicurazioni agevolate.

Tipologie di aiuti diretti

La nuova Pac 2014-2020 prevede un’articolazione dei pagamenti diretti in sette tipologie, obbligatorie o facoltative per gli Stati membri, da attivare entro percentuali del massimale nazionale.

Le scelte italiane su componenti da attivare e percentuali sono abbastanza cosolidate (tab. 2):

- il pagamento di base dovrebbe essere fissato a circa il 54% del massimale nazionale;

- il pagamento ecologico (greening) è fisso al 30%;

- il pagamento per i giovani agricoltori dovrebbe essere fissato nella percentuale di circa 1%;

- il pagamento per le zone con vincoli naturali non dovrebbe essere attivato per evitare sovrapposizioni con il secondo pilastro (Psr);

- il pagamento ridistributivo non dovrebbe essere applicato, perché in Italia non produce effetti significativi;

- il pagamento accoppiato dovrebbe essere applicato nella percentuale massima del 15%, al fine di incoraggiare la produzione nei settori in difficoltà e compensare le regioni penalizzate dalle scelte sulla “regione unica”;

- il pagamento per i piccoli agricoltori sarà attivato per ragioni di semplificazione, in base al metodo storico.

Agricoltore attivo

Gli Stati membri possono escludere dai pagamenti diretti, i soggetti:

- le cui attività agricole sono una parte insignificante delle attività economiche complessive;

­- il cui scopo sociale non consiste nell’esercizio di attività agricola.

Il dibattito è ancora totalmente aperto. Allo stato attuale, si confrontano due posizioni:

1. selezione debole, preferita dalle Regioni, che prevede l’iscrizione alla Cciaa;

2. selezione forte, preferita dalle Organizzazioni Professionali, in particolare da Coldiretti, che prevede lo Iap (Imprenditore Agricolo Professionale) e Cd (Coltivatore Diretto), il che significa destinare i pagamenti diretti solamente agli agricoltori, iscritti all’Inps, che si occupano principalmente di attività agricola.

In questo dibattito si è inserito anche il ministro Martina che, nelle sue linee programmatiche, propone di dividere il territorio in due grandi ambiti:

- le aree ove l’agricoltura produce in prevalenza beni pubblici;

- le aree ove l’agricoltura produce in prevalenza per il mercato.

In altre parole, il Ministro propone che in montagna e nelle zone svantaggiare, dove l’agricoltura è fondamentale per la conservazione del paesaggio e la difesa idrogeologica, tutti gli agricoltori sono attivi. Viceversa, dove l’agricoltura è orientata al mercato, bisogna selezionare gli agricoltori attivi in grado di assicurare occupazione.

Pagamenti accoppiati

Gli Stati membri devono decidere se applicare il sostegno accoppiato, la percentuale del massimale nazionale da destinare ai pagamenti accoppiati, i settori a cui destinare il sostegno e le eventuali aree di applicazione (art. 52, Reg. 1307/2013).

Il dibattito su questo punto è ancora aperto, con alcuni orientamenti prevalenti, che sono stati presentati dal Ministero nella riunione con le Regioni del 23 aprile 2014 (tab. 3).

Le proposte del Mipaaf prevedono un sostegno ai seguenti settori

- zootecnia: vitelli/e nati da vacche da latte, vacche nutrici, bovini macellati 12-24 mesi, ovicaprini certificati Igp;

- seminativi: soia al Nord, proteoleaginose al centro sud, riso, barbabietola;

- olivo.

Le motivazioni che stanno alla base della proposta di “pagamenti accoppiati” sono duplici:

1. sostegno a quei settori che per ragioni economiche, sociali ed ambientali si trovano in difficoltà;

2. limitare le possibili ricadute negative del processo di convergenza all’interno dei territori regionali.

Secondo il Ministero, i criteri oggettivi per la scelta del sostegno sono:

a. settori che saranno particolarmente penalizzati a causa del processo di convergenza;

b. settori che non possono disporre di altre tipologie di sostegno (es. Ocm ad hoc);

c. settori e tipi di agricoltura che hanno una particolare importanza nel contesto economico, sociale ed ambientale di determinate aree del Paese;

d. settori e tipi di agricoltura per i quali esiste un rischio di abbandono o di declino della produzione, con ripercussioni negative sull’equilibrio agro-ambientale di alcune aree territoriali.

La scelta sul sostegno accoppiato appare la più complicata, in quanto muove notevoli interessi regionali e settoriali. Alcuni portatori d’interesse insistono per allargare il sostegno accoppiato ad altri settori, come il pomodoro da industria, il grano duro, la frutta trasformata o per aumentare il plafond a favore della zootecnia. Altri soggetti propongono un uso limitato della percentuale di accoppiamento al 5-10%, anziché al 15%, in quanto il sostegno disaccoppiato offre maggiori vantaggi per la competitività, l’orientamento e il reddito degli agricoltori.

Le prossime due settimane saranno decisive per sciogliere questo nodo, che insieme a quello dell’agricoltore attivo è il più controverso.

Allegati

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Scelte nazionali, a che punto siamo - Ultima modifica: 2014-05-06T00:00:00+02:00 da Redazione Terra e Vita
Scelte nazionali, a che punto siamo - Ultima modifica: 2014-05-06T15:51:08+02:00 da Redazione Terra e Vita

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